Tour of Guangxi, colpo Van Eetvelt

di Federico Guido

Quella da cui si viene pervasi seguendo sul posto le tap­pe del Tour of Guangxi 2024 è una meraviglia forte e inaspettata, capace quasi in alcuni momenti di spingerti alla commozione. Esagerato dite? Così, a bocce ferme forse potrebbe sembrare, ma constatando di persona con quale calore il popolo cinese di questa regione meridionale della Cina si sia riversato in massa sulle strade e abbia ospitato l’unica (nonché più im­portante) corsa a tappe World Tour del Paese, fidatevi, non avreste dubbi.
Da Fangchenggang (località dove ha preso il via l’edizione di quest’anno) al traguardo conclusivo di Nanning passando per Yizhou, Bama e Jinchen­g­jiang, la gente del posto ha accolto con un entusiasmo straripante e coinvolgente la carovana e i protagonisti dell’ultima gara stagionale del massimo calendario mondiale, un risultato frutto anche della scelta (rivelatasi evidentemente azzeccata) di allontanarsi dalle località e dai percorsi che, dal 2017 fino allo scorso anno, avevano sempre caratterizzato la manifestazione portando quindi una sostenuta ventata di novità al tracciato.
Sei delle otto sedi di partenza e arrivo dell’edizione andata in scena dal 15 al 20 ottobre erano infatti inedite, ma ciò non ha affatto inficiato il tenore dell’accoglienza riservata dalla popolazione locale alla corsa la quale, oltre a svolgersi su strade perfette e con un clima ancora ampiamente estivo, è stata anzi salutata in più d’una circostanza da ve­re e proprie bolge.
Al Tour of Guangxi 2024, perciò, la temperatura registrata a livello ambientale è stata alta e questo, al pari di una rigogliosa natura dai tratti tropicali, del­le colorate cittadine sparse per la regione, dell’ipnotico susseguirsi dei rotondeggianti rilievi carsici all’orizzonte e della continua alternanza di risaie, piantagioni e terrazze coltivate, è stato ampiamente apprezzato dai corridori i quali però, nell’arco della trasferta a oriente, non si sono limitati a ricevere l’abbraccio dei tifosi e contemplare il paesaggio ma hanno dato vita a sei giornate di corsa vera.
In quella che è stata l’edizione più lun­ga (superati per la prima volta i mille chilometri complessivi) e dura (mai era stato proposto un dislivello superiore ai diecimila metri) della storia della corsa, gli atleti non si sono tirati indietro andando a caccia di punti UCI e degli ultimi squilli stagionali sia nelle numerose frazioni riservate alle ruote veloci (ben cinque) che nell’unica attesissima tappa (quella con l’immancabile arrivo in salita sullo scenografico strappo di Nongla) disegnata per gli scalatori e gli uomini di classifica.
Il risultato di questa contesa ha portato ben tre corridori a mettere per la prima volta in carriera il loro sigillo in una gara World Tour (i belgi Lionel Ta­mi­niaux e Warre Vangheluwe nella prima e seconda tappa, lo sloveno Matevž Govekar nell’ultima) e visto emergere il talento di quelli che son stati i due primi attori della corsa, ossia Ethan Vernon e Lennert Van Eetvelt. 
Il britannico della Israel-Premier Tech, argento con la sua nazionale nell’inseguimento a squadre alle ultime Olim­piadi di Parigi, si è preso la scenavincendo due tappe consecutivamente (la terza e la quarta) e portandosi a casa, grazie a questa doppietta (la prima al Tour of Guangxi dal 2017), la maglia della classifica a punti, affermazioni che gli hanno consentito di chiudere la stagione su strada con una nota dolce. 
Allo stesso modo, anche il belga della Lotto Dstny ha potuto far calare il sipario in grande stile sul suo 2024 trionfando nella tappa regina e, con questo successo, imponendosi tanto in classifica generale quanto nella graduatoria riservata al miglior giovane. Per lui, costretto ad operarsi al ginocchio nel corso della stagione e volato in Cina direttamente dopo le fatiche de Il Lombardia assieme a Sivakov (5° in generale), Fortunato (8° alla fine e secondo miglior azzurro dietro a Gio­vanni Aleotti, 6°) e al compagno Mo­ni­quet, non ci poteva essere modo mi­gliore per concludere un anno che l’ha visto salire alla ribalta dopo i successi negli Emirati Arabi di febbraio (tappa e generale all’UAE Tour) e che lo proietta ora come uno dei prospetti più intriganti da tenere d’occhio nel 2025.
Chi, invece, al Tour of Guangxi non solo ha concluso l’annata agonistica ma addirittura l’intera carriera sono stati Gorka Izagirre, Rüdiger Selig e Lilian Calmejane che, dopo rispettivamente sedici, tredici e nove stagioni tra i prof, a Nanning hanno appeso virtualmente la bici al chiodo terminando la loro parabola nel ciclismo in una corsa non europea ma che, da più punti di vista, non ha niente da in­vidiare a quelle del Vecchio Conti­nen­te.
La massiccia e puntuale organizzazione (non a caso forte al suo interno di alcune esperte figure come quelle di David Loosli e Olivier Senn, capisaldi di cor­se come il Giro di Svizzera), la qualità delle strutture alberghiere, gli scenari naturalistici, il pool di sponsor a supporto dell’evento, l’intrattenimento fornito agli arrivi e alle partenze al pari della passione che circonda la manifestazione e del sincero e crescente interesse per le due ruote, fanno sì che il Tour of Guangxi sia già oggi una gara piacevole da seguire e disputare, agonisticamente valida e, ancor più rilevante, una realtà affermata con tutti i crismi per crescere ancora. 
Sfruttando quanto fatto finora e facendo leva su basi molto solide, non è as­solutamente da escludere che la corsa vada ad esplorare altre zone della re­gione e si proponga al grande pubblico, in un prossimo futuro in una veste leggermente più allungata e, magari, ancor più esigente dal punto di vista agonistico, aumentando popolarità e visibilità e, parallelamente, permettendo all’affettuosa euforia che si accompagna alla manifestazione di arrivare in maniera ancora più capillare tanto nelle case di chi la guarderà in tv quanto a chi avrà l’opportunità di apprezzarla sul posto.

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