Jonathan Milan: «Buona partenza, ora Sanremo e Roubaix»

di Giulia De Maio

Con ottimismo e allegria Jo­nathan Milan ha iniziato l’anno olimpico che lo ve­drà non solo difendere l’oro dell’inseguimento a squadre conquistato a To­kyo con il quartetto azzurro ma anche capitano della Lidl Trek in tante gare che contano. Con i nuovi colori il 23enne friulano ha già alzato le braccia al cielo il 2 febbraio nella terza tappa della Vuelta Valenciana e ora ha nel mi­rino le classiche, a partire dalle due Monumento che ama di più: Milano-Sanremo e Parigi-Roubaix.
Jonny non ha seguito il Festival di San­remo, ma è super concentrato per la Classicissima di Primavera, il Giro d’Italia a cui dovrà rinunciare il compagno di squadra Giulio Ciccone, e i tanti ambiziosi obiettivi che si è posto insieme alla formazione di club e alla Nazionale Italiana.
La nuova avventura è iniziata subito al meglio.
«Partire bene era l’obiettivo, dà molto morale sia a me che alla squadra. I risultati ripagano il lavoro svolto du­rante l’inverno. Sono felice per le sensazioni provate non solo nel giorno della vittoria, dove tutto è andato perfettamente e i miei compagni mi hanno tirato una volata impeccabile, ma in ge­nerale nei cinque giorni di gara con cui ho iniziato il 2024. Ho avuto buoni riscontri a livello fisico, anche in salita».
Come ti trovi con il nuovo team?
«Alla Lidl Trek ho avvertito tanta fiducia in me fin dal primo giorno. Con i compagni abbiamo lavorato parecchio nei training camp per costruire un tre­no competitivo per gli sprint, ma non c’è mai abbastanza tempo ed è difficile simulare le dinamiche di corsa in allenamento. Con le prossime gare in programma affineremo la tecnica e il mo­do di muoverci insieme, con Simo (Simone Consonni, ndr) avevo già avuto a che fare in pista, su strada è un’altra cosa. Ci siamo comunque subito trovati, anche con Edward Theuns e il resto del gruppo, è stato un buon inizio per tutti».
Hai cambiato preparazione rispetto al passato?
«Da quest’anno sono seguito da Mat­tias Reck e il metodo di lavoro è stato modificato principalmente perché sono cambiati i miei obiettivi, il calendario e le ambizioni. Quest’anno avrò più oc­casioni da giocarmi in prima persona, questo comporta un maggior allenamento e lavori nuovi. Mi trovo bene con lo staff della squadra e c’è una bel­la collaborazione con i tecnici della Na­zionale. È un anno importante, stilare un programma condiviso prima di iniziare le corse era fondamentale».
Cosa hai pensato tagliato il traguardo di Orihuela?
«Quando alzi le braccia al cielo provi una fontana di emozioni. Sono stato contento per la volata e per il lavoro svolto dalla squadra. Dopo aver giustamente festeggiato il momento però ero già con la testa all’obiettivo successivo. “Ok, bello. Il prossimo step qual è?”. Chiusa la parentesi della Valenciana, si è aperta quella belga con l’opening wee­kend al nord. L’aspetto mentale conta molto nella performance. Bi­sogna restare sempre concentrati e vigili».
Ora ti vedremo correre in Italia, giusto?
«Sì, dopo la Omloop Het Nieuwsblad sono stato costretto a rinunciare alla Kuurne-Brussel-Kuurne per problemi gastrointestinali, ma sarò al via della Tir­reno-Adriatico e delle classiche, dalla Milano-Sanremo alla Parigi-Roubaix, le mie due gare dei sogni. Soprattutto in queste Monumento vorrei far vedere qualcosa di buono. Due anni fa alla Classicissima ero in squadra con Matej Mohoric, sul pavè nel 2021 ho condiviso la gioia di Sonny Colbrelli. Voglio arrivare in forma a questi due appuntamenti così co­me a seguire punterò sul Giro d’Italia e i Giochi Olimpici».
Un menù davvero ricco.
«Quando c’è tanta carne al fuoco è difficile che tutto esca cotto alla perfezione, ma cercherò di fare del mio meglio, pensando ad un obiettivo per volta. Le ambizioni sono alte, ma anche la voglia di fare è tanta sia da parte mia che da parte del team. Affronteremo una gara per volta, piano piano. Nel 2023 ho raccolto bei piazzamenti nella prima parte delle classiche, poi ho iniziato a sentirmi stanco e si è visto, soprattutto alla Parigi-Nizza. È stato un flop perché ero affaticato e sono stato male. Quest’anno mi auguro che la storia pos­sa essere diversa».
Hai seguito il Festival di Sanremo?
«No, lo hai chiesto a quello sbagliato (sorride, ndr). La musica mi piace, ascolto un po’ di tutto, dipende dall’umore. Non ho un pezzo né un genere preferito, prima delle gare in pista pas­so dalla techno al rock, ma ripeto di­pen­de tutto dal mood. Non sono mai stato ad un concerto in vita mia, ma se dovessi scegliere una melodia come colonna sonora di questa stagione vorrei che fosse allegra».
Torniamo alla Classicissima.
«È una corsa che ho sempre seguito e, come la Roubaix, mi piace a prescindere dal prestigio che la contraddistingue. A pelle, prima vedendole in tv e poi correndole, avverto che hanno qualcosa di particolare. Anche la Gand, il Fian­dre e le altre classiche sono super, ma nella marea di gare che abbiamo, se fossi obbligato a scegliere, non avrei dub­bi a indicare queste come le mie preferite. La Sanremo per la distanza, perché presenta Cipressa e Poggio che fanno la differenza, così come la discesa. Ricordo ogni edizione passata, so­prat­tutto il trionfo di Vincenzo Nibali. È una roulette, ancora di più delle altre classiche che per natura sono tutte im­prevedibili. L’Inferno del Nord è speciale per il pavè, una fatica e un fascino senza uguali. I lunghi chilometraggi non mi spaventano, ma per lottare in corse di questo calibro serve esperienza e non sbagliare nulla. Bisogna mangiare bene, limare, non sprecare un briciolo di energia».
Quando non sei impegnato con la bici, cosa ami fare?
«Stare in buona compagnia, preferibilmente all’aria aperta. Fare un giretto con Scooby, il mio labrador, e prendermi cura delle mie Vespe (dopo l’oro olimpico se n’è regalata una del 1963, ndr). Non leggo tanto, ma guardo serie tv e film. Mi piacciono quelli d’azione e le storie vere. Seguo la pallacanestro, la Formula 1, la Moto GP, non sono un fan sfegatato ma mi interesso di sport a 360 gradi. Da bambino ho provato judo, nuoto, karate, sci, ma nulla è sta­to forte quanto la passione per la bici. A 4 anni andavo a vedere le gare di papà Flavio che per un paio di stagioni è stato professionista e poi è stato proprio lui, con un amico, a fondare la squadra di mountain bike Jam’s Team Buja, che porta le iniziali dei nomi mio, di mio fratello Matteo (di 3 anni più piccolo di Jonathan e da quest’anno in forza al Devo Team della Lidl Trek, ndr) e di Asia Zontone».
Quando c’è da festeggiare?
«Pizza fatta in casa, pasta o lasagne di mamma Elena e si va sul sicuro. Quan­do torno dalle trasferte ho preso l’abitudine di portare sempre una tazza in regalo. La collezione si sta allargando...».
Hai festeggiato San Valentino?
«Il secondo, con Samira. È una ragazza tedesca, che studia Giurisprudenza a Lipsia, abbastanza appassionata di due ruote. L’ho conosciuta tramite amici un anno e mezzo fa. Da allora viene spesso da me a Buja quando sono a casa, così riusciamo a passare un po’ di tempo assieme tra un impegno e l’altro».
Dai campionati europei su pista che riscontri hai avuto?
«Sapevamo che nell’inseguimento a squadre avremmo dovuto vedercela contro una Danimarca e una Gran Bre­ta­gna molto forti, la medaglia di bronzo per il momento va bene, è solo una tappa intermedia in vista di Parigi 2024, appuntamento al quale ci presenteremo da campioni in carica e con delle buone possibilità per riconfermarci, anche se non è mai semplice. Se­con­do me siamo in tabella, dopo il Giro d’Italia ci concentreremo sui cinque cerchi. Dal 26 maggio - fine della corsa rosa - all’apertura dei Giochi avremo due mesi in cui non penseremo ad al­tro. Dopo qualche giorno di riposo, la preparazione sarà incentrata sul quartetto. Personalmente sono molto fiducioso, abbiamo un bel gruppo e il CT Villa sa come farci arrivare pronti all’appuntamento».
Quanto ti senti diverso dal ragazzo che nel 2021, al primo anno tra i grandi, ha vinto l’oro olimpico? Non è passato tanto tempo ma da allora come atleta hai cambiato dimensione.
«Sono cresciuto, è inevitabile, ogni esperienza ti forma. Nell’anno passato mi sarebbe piaciuto concretizzare di più al Giro, vincere qualche tappa in più anche per ripagare una squadra che con me è stata spettacolare fino all’ultimo giorno. Nel finale, ogni tanto mi sono fatto prendere dall’agitazione di essere lì a giocarmela, ma è tutta esperienza accumulata e che oggi mi ritrovo. Non si smette mai di imparare, no? Riconfermarsi sia in pista che su strada ora è più difficile, ma sento la voglia di crescere ulteriormente e per come sono partito sono sereno».
Se potessi avere un super potere quale sceglieresti?
«Volare».
La tua parola d’ordine per il 2024?
«Ottimismo».

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