Editoriale

di Pier Augusto Stagi

ALFONSINA MORINI in STRADA. Non ho intenzione di ricorrere al politicamente corretto, anche perché cerco semplicemente di scrivere correttamente i pochi concetti che ho in mente di esporvi. Chiaro che ho bene in mente cosa siano l’inclusione e le pari opportunità, tuttoBICI da sempre non ha mandato alle stampe un solo numero senza almeno un articolo dedicato al ciclismo femminile e, se me lo concedete senza essere tacciati di presunzione, abbiamo anche il merito di essere stati i primi a dedicare alle ragazze delle copertine. Detto questo, non ricorrerò all’uso dello schwa, quell’elemento consonantico trascritto con Ə per non utilizzare il maschile o il femminile per aggettivi, sostantivi, pronomi senza inclusività nei confronti di chi non si riconosce in uno dei due generi.
Voglio piuttosto complimentarmi con gli amici di Rcs Sport, con Paolo Bellino e Mauro Vegni, forse ancor più con la signora Giusy Virelli, project manager del Giro Women, da anni figura di raccordo fondamentale dello staff del più grande player organizzativo italiano. Se gli uomini hanno dal 1965 la Cima Coppi, la vetta più alta del Giro dedicata al Campionissimo, da quest’anno le donne avranno la Cima Alfonsina Strada, a 100 anni da quel 1924 in cui questa ragazza emiliana-milanese (riposa a Cusano Milanino, a pochi metri da un altro grandissimo del ciclismo, il costruttore Ugo De Rosa) corse e concluse fuori tempo massimo il Giro maschile di quell’anno grazie all’invito dell’allora direttore della Gazzetta, Emilio Colombo (1921-1936).
La cima più alta del Giro Women sarà il Blockhaus. Sì, il Blockhaus di Eddy Merckx, che qui vinse nel 1967 la sua prima tappa al Giro. Sarà scalato due volte, in una tappa da 3600 metri di dislivello e questa sarà, appunto, la cima Alfonsina Strada. Da Brescia all’Aquila, dal 7 al 14 luglio, otto tappe, 856 chilometri e 11.950 metri di dislivello. Si parte con una cronometro non breve, 14 km, si arriverà in Abruzzo. La regione che ha ospitato la Grande Partenza del Giro 2023 con la crono sulla ciclabile Costa dei Trabocchi.
Un Giro a tinte rosa Gazzetta, un Giro Women in nome di Alfonsa Rosa Maria Morini in Strada e qui sta il punto. Il cognome passato alla storia, come normale, come da uso fino a poco tempo fa, è quello del marito. Ma a questo punto, senza ricorrere ad asterischi o cancelletti, “schwa” o altri elementi consonantici trascrivibili con Ə, inviterei tutti a ribattezzare la Cima Alfonsina con il cognome da signorina, quindi Morini. Dettagli? Quanto un elemento consonantico trascrivibile con la Ə.
CARO CRISTIANO TI SBAGLI. Così parlò Lance Armstrong, il dannato, il signore di tutti i dannati: «Sono errori miei. Sono qui per dire che mi dispiace. È tutta colpa mia. Ho trascorso il resto della mia vita cercando di riconquistare la fiducia delle persone». Così parlò Armstrong e così scrive in questo numero il nostro Cristiano Gatti, là in fondo al solito posto. Scrive di un Armstrong dannato ma capace di ammettere i propri errori, le proprie malefatte, rispetto ad altri, a Ullrich per esempio o al nostro Marco Pantani. «Non è andata così. Armstrong e Pantani hanno scelto due modi diversi, due modi opposti, di uscirne – scrive Cristiano -. Perchè Marco ha scelto il modo suo, fino al disastro totale? Non so dire, nessuno è giudice».
È chiaro che anche il sottoscritto non ha i requisiti e la statura per ergersi a giudice, ma molto sommessamente penso di poter dire che la storia di Armstrong non è assolutamente sovrapponibile a quella di Marco o di qualsiasi altro corridore beccato con le mani nella marmellata. L’ho scritto in più di un’occasione e colgo l’occasione per ripeterlo: se non ci fosse stata la magistratura ordinaria americana, il texano sarebbe non solo a capo del ciclismo, ma forse oggi l’avremmo o l’avremmo già avuto anche alla Casa Bianca. Marco Pantani ha sempre avuto un convincimento: che l’americano godesse di impunità incondizionata da parte delle autorità sportive del ciclismo. Di qualcosa che nessun corridore al mondo, dopato o no, poteva permettersi. Si era fatto persuaso ed è morto con questo convincimento: aveva ragione. Armstrong ha avuto protezioni da parte dell’Uci e dell’Aso, gli organizzatori del ciclismo mondiale e del Tour. Fin quando ha corso, il texano ha fatto quello che ha voluto, poi si è trovato alle calcagna giornalisti investigatori come David Walsh, reporter irlandese del "Sunday Times" che ha scoperchiato il vaso di Pandora. Interrogatori, confessioni da parte di tutto lo staff e compagni di squadra dell’americano, poi il capitolo finale: l’intervista del 2013 rilasciata dal texano in diretta mondiale a Oprah Winfrey. In questi giorni Lance è tornato a parlare, dopo il docufilm su Jan Ullrich. «Con Pantani e Ullrich siamo stati i migliori di una generazione di merda». Per poi continuare: «Ullrich, io e Pantani siamo stati trattati diversamente». La verità è che l’unico ad essere stato trattato diversamente e aver trattato diversamente gli altri è solo lui, padre e padrone di un sistema basato sul malaffare.
L’aveva fatta franca, ma non aveva fatto i conti con la giustizia ordinaria americana, perché per quella sportiva mondiale era semplicemente un modello. Oggi assistiamo alla sua verità: tutti facevamo tutto. E così vuole prendersi la scena come esempio di leali scorrettezze. Io continuo a considerarlo il più grande inganno dello sport mondiale. Simbolo del malaffare e dell’arroganza. Oggi lui ammette ciò che non era più possibile negare, Pantani non ha potuto, perché è morto con quell’insana convinzione complottista che Armstrong praticasse lo stesso sport solo con altre regole: era così.

P.S. Certo che sapere mamma Tonina presente alla proiezione del docufilm dedicato a Jan Ullrich in quel di Berlino non è stato il massimo. Che almeno, da oggi, termino tutte le teorie sui complotti.

Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Demi VOLLERING. 10 e lode. Che spavento, che tormento, che paura. Via in progressione a 700 metri dal traguardo, con una frequenza che mette a dura prova tutte, compresa lei. Arriva su in cima con una manciata di metri sulla...


Brillano le stelle della maglia di campionessa europea di Demi Vollering in cima al Mur de Huy. L’olandese della FDJ United - SUEZ , già vincitrice della corsa nel 2023, si è imposta davanti alla connazionale Puck Pieterse (Fenix-Premier Tech), prima...


Paul SEIXAS. 10 e lode. Non vince, ma stravince. Prende la testa e la testa non la perde. Fa quello che vuole e come vuole. Le parole stanno a zero: anche questo francese fa parte di questa “nouvelle vague” di...


Quando si ha la classe di Tom Pidcock si può vincere anche quando le gambe non girano. Il britannico si è imposto ad Arco, nella terza tappa del Tour of the Alps 2026, al termine di una volata in cui...


La Red Bull-Bora-hansgrohe ha ufficializzato poco fa la frattura del polso destro per Lorenzo Mark Finn. Il giovanissimo corridore ligure era caduto subito dopo il via della terza tappa del Tour of the Alps 2026 insieme a una trentina di...


I duecento chilometri della Flèche Wallonne numero 90 premiano Paul Seixas. Il 19enne della Decathlon CMA CGM Team era uno dei favoriti e non ha tradito le attese: con una progressione negli ultimi 250 metri della salita finale il transalpino...


Volata generale nella terza tappa del Tour of the Alps 2026, la Laces-Arco di 174 chilometri, e successo di Thomas Pidcock. Il britannico della Pinarello Q36.5 Pro Cycling si prende la sua rivincita nei confronti del giovane Tommaso Dati (bella...


Si apre nel segni di Dusan Rajovic la Belgrade Banjaluka in Bosnia, che oggi ha porposto la prima semitappa della prima tappa da Beograd-Požarevac di 83 km. Il serbo della Solution Tech NIPPO Rali, alla sesta vittoria stagionale, allo sprint...


La Gallina Lucchini Ecotek Colosio apre oggi un nuovo blocco di gare che la porterà prima nei Balcani e poi sulle strade lombarde e venete. La formazione bresciana sarà infatti impegnata, da oggi fino a sabato 25 aprile, alla Beograd–Banjaluka,...


Warner Bros. Discovery Sports Europe annuncia il rinnovo a lungo termine dei diritti di trasmissione del Giro d’Italia e di tutte le principali corse italiane maschili e femminili sui canali Eurosport, in streaming su HBO Max e discovery+. L’accordo tra...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024