Giro Under 23. Amadori: «Giovani, l'Italia c'è»

di Carlo Malvestio

Nelle classifiche parziali e finale del Giro d’Italia U23 la bandierina italiana, stagione dopo stagione, sta cominciando ad ap­pa­rire con sempre maggiore insistenza. D’altronde la gara è stata riesumata da Davide Cassani e dal gruppo di Marco Selleri proprio per questo, per provare a dare una nuova verve a tutto il movimento ciclistico italiano e cercare di tirare su i campioni del futuro.
Marino Amadori, CT della Nazionale Italiana U23, è il primo ad accorgersi che il livello medio dei dilettanti azzurri si sta alzando, e non può essere un caso che il campione del mondo di categoria, Samuele Battistella - che rimarrà tale fino al 2021, visto che quest’anno non è stata organizzata la rassegna iridata cau­sa Covid - sia italiano. Anche l’edizione di quest’anno del Giro Giovani ha portato alla ribalta, o ha confermato, le qualità di qualche giovane. Luca Col­na­ghi della Zalf Euromobil Fior ha vinto due tappe, Jonathan Milan del CT Friu­li una, mentre Kevin Colleoni della Bies­se Arvedi, che passerà professionista con la Androni-Sidermec, ha chiuso terzo in generale, con Giovanni Aleotti del CT Friuli, che invece passerà con la Bora Hansgrohe, quarto, e Filippo Con­ca della Biesse Arvedi e futuro tra i prof anche per lui (diatriba legale in corso fra Lotto Soudal e Androni Si­dermec) quinto.
Marino, gli italiani sono sempre più protagonisti al Giro d’Italia U23!
«Siamo senz’altro in crescita anno dopo anno. La corsa è cresciuta d’importanza e anche per le squadre e per i ragazzi il Giro d’Italia U23 è diventato uno degli appuntamenti clou della stagione, per cui cercano di arrivarci preparati al me­glio. Il nostro obiettivo, come abbiamo sempre detto, è quello di indirizzarli nel miglior modo possibile nel mondo dei professionisti».
E le squadre cominciano a correre all’estero con sempre maggiore frequenza…
«Da anni spingevamo affinché le no­stre squadre dilettantistiche ottenessero la licenza Continental. Quest’anno ne abbiamo ben undici e molte di queste corrono all’estero a livello semiprofessionistico, motivo per cui il livello me­dio dei ragazzi tende ad alzarsi».
Cosa ci manca per poter vincere un Giro Under 23?
«La differenza la fa sempre il talento che ti ha donato madre natura. Siamo in un periodo in cui i giovani talentuosi fioccano, basta vedere chi ha vinto il Tour de France. Tadej Pogacar ha vinto il Tour de l’A­ve­nir da secondo anno U23, senza squadra, e volendo avrebbe ancora po­tuto correre questo Giro U23, così co­me Marc Hirschi che da secondo anno ha vinto Europeo e Mondiale. In questi casi c’è poco da analizzare, siamo di fronte a fenomeni. Mi arrabbio quando sento dire che l’Italia non lavora bene con i giovani, perché il nostro lavoro, a mio parere, lo stiamo facendo bene e i risultati, che migliorano di an­no in an­no, lo dimostrano. L’unica differenza è che a noi, per ora, pur avendo tanti ottimi corridori, manca quel fuoriclasse che già a 20 anni può vincere tutto. Anche se in realtà, un fenomeno lo abbiamo anche noi, Filippo Ganna. Lui è un corridore fuori dal normale».
Siamo tutti alla ricerca del nuovo Ni­bali. Lei l’ha trovato?
«Per le corse a tappe qualcosa ancora ci manca, anche se Kevin Colleoni, Gio­vanni Aleotti, Filippo Conca e Edoardo Zambanini, che è un 2001, hanno dimostrato di avere ampi margini di miglioramento. Però non si può pretendere che appena passeranno professionisti siano già competitivi per vincere un Giro d’Italia. Poi ci sono Antonio Tiberi che sta mo­stran­do buone cose, Alessandro Fan­cellu che però al Giro si è un po’ perso, così come Andrea Piccolo. Bisogna lavorarci, perché non hanno il talento di Po­gacar o Hirschi; lo stesso Nibali ha fat­to un passo alla volta, diventando pian piano il fuoriclasse che conosciamo. Ed è anche giusto che sia così».
Non c’è la tendenza a farli passare prof un po’ troppo giovani, questi ragazzi?
«C’è da fare un distinguo. Talenti come Evenepoel, Pogacar, Hirschi, seppur giovanissimi, vanno talmente forte che a suon di prestazioni e risultati si meritano il passaggio coi professionisti. Ce ne sono altri, invece, che appena mostrano qualche buona dote tra gli junior o gli Under 23, vengono catapultati tra i grandi, a mio parere anche troppo presto. Secondo me bisogna avere maggiore pazienza, perché se si affretta il passaggio ci vuole poco a fare i danni. Sta alla bravura di chi gestisce i ragazzi capire se è troppo presto per diventare professionisti oppure è il mo­mento giusto. Ogni tanto, sono convinto che un anno in più da Under 23 non faccia male».
Pidcock in che categoria di corridori lo mettiamo?
«Pidcock lo possiamo mettere coi fe­no­meni, infatti ha corso il Mondiale con gli Elite e con la nazionale inglese. Al Giro Under 23 erano in tre in squadra e hanno portato a spasso il gruppo per tutta la settimana. Fortissimo».
Un commento lo meritano anche i due italiani vincitori di tappa: Luca Colnaghi e Jonathan Milan.
«Colnaghi è un ragazzo molto interessante. Tiene nelle brevi salite ed è mol­to veloce, è perfetto per le corse di un giorno. Anche lui passerà professionista il prossimo anno e se lo è meritato, visti i buoni risultati. Si aggiungerà ad un gruppo di corridori molto promettente, come Bagioli, Battistella e Covi, che tra un paio d’anni penso potranno essere protagonisti anche coi grandi. Jonathan Milan è un vero talento, di cui non si conoscono i limiti. Lo avrei portato volentieri a correre al Nord sul pavé quest’anno, ma purtroppo il Co­vid ce lo ha impedito. Marco Villa mi aveva anche detto che era dotato di uno spunto veloce e al Giro lo ha di­mo­strato vincendo una volata a gruppo compatto. Insomma, ha moltissimo potenziale».
Quanto le è dispiaciuto non poter portare i suoi ragazzi al Mondiale di Imola?
«Veramente un peccato, personalmente avrei corso in casa... Avremmo avuto anche una squadra interessante, molto adatta alle caratteristiche del percorso e che sicuramente si sarebbe divertita, però la decisione dell’UCI è comprensibile, visto che c’era il rischio che mol­te squadre non si presentassero. Viste le premesse della stagione, è già tanto quello che siamo riusciti a fare in termini di gare. Accontentiamoci e guardiamo avanti».

Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
La seconda giornata dei Campionati Italiani Assoluti su pista al velodromo Francone di San Francesco al Campo (Torino) si apre nel segno di Miriam Vece, che conquista il titolo tricolore nel Keirin donne elite. La cremonese delle Fiamme Oro ha...


Greg LeMond, il californiano che piazzò la bandierina USA nell'albo d'oro del Tour de France un decennio prima del texano Lance Armstrong, in occasione del finale del Tour de France ha condiviso con L'Equipe parole non certo morbide nei confronti...


La Val di Sole è ormai da diversi anni una delle grandi capitali mondiali della MTB, e punta ad esserlo sempre di più. In meno di 20 anni ha ospitato 4 Mondiali e dopo le edizioni del 2008, del 2016 e...


La voce è meno potente di un tempo, segnata dalle difficoltà degli ultimi mesi, ma quando parla di ciclismo gli occhi di Eddy Merckx tornano a brillare come quelli del campione che ha cambiato la storia di questo sport. Nella...


Un altro Grande Giro, il secondo della stagione, è andato in archivio ma trattandosi del Tour de France, e in ottica ranking UCI della gara in calendario che metteva in palio più punti di tutte, è più che mai...


Si è spento Giovanni Zonta, 87 anni, detto “Mistero”. Era di Nove, in provincia di Vicenza. Il suo tempo libero lo ha trascorso per oltre 40 anni con la passione del ciclismo, prima come dirigente tra le fila del Velo...


Al termine del Tour de France, dopo il discorso del vincitore, ci sono state anche le dichiarazioni di Christian Prudhomme, il direttore della corsa gialla, che come da protocollo, tira le somme della corsa. Riguardo al vincitore, Prudhomme  incorona Pogacar,...


Tadej Pogacar ha vinto il Tour de France 2026, eguagliando il record storico di cinque successi ottenuti da Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain. Il fuoriclasse sloveno è anche l’unico ad aver centrato il trionfo finale per due volte da campione...


Alle 8 della domenica mattina sotto Il portico comunale, la tipica "ala" piemontese, Jacopo Mosca partecipa alla riunione dei direttori sportivi in vista della gara esordienti. Tranquilli, non e' un back to back, siamo ad Osasco, il paese d'origine del...


Un Tour de France straordinario. Un Tour de France leggendario. Non esiste modo migliore per descrivere la Grande Boucle 2026 di A&J ALL SPORTS, grazie agli eccezionali risultati ottenuti dai suoi atleti. Per la seconda volta da quando i fratelli...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra