Cassani: «Innsbruck sarà una sfida durissima»

di Giulia De Maio

Dopo la gioia europea, Da­vi­de Cassani sogna il mondiale. Il mese scorso in Sco­zia il Coordinatore del­le Nazionali di ciclismo e CT dei professionisti ha rotto il ghiaccio e finalmente ha potuto festeggiare la prima medaglia in linea da quando è salito sull’ammiraglia az­zurra. «Che Italia fantastica! I ragazzi oggi mi hanno regalato un’emozione indescrivibile» aveva raccontato ai mi­cro­foni sinceramente commosso.
Se a Glasgow siamo riusciti a centrare il risultato pieno con Matteo Trentin e una squadra di assi della velocità, a Innsbruck punteremo sui migliori scalatori che abbiamo a disposizione. Sul­la carta l’impegnativo tracciato au­striaco era l’ideale per i nostri colori, la caduta di Nibali al Tour ha però scombussolato i piani che lo Squalo aveva fatto con il commissario tecnico e il suo entourage. La sfida, già di per sé difficile trattandosi di una corsa di un giorno, per la nostra Nazionale è di­ventata così ancora più complessa. Quando il gioco si fa duro però...
«Speravo di arrivare a un mese dal mon­diale con la squadra praticamente pronta, invece alcuni nostri corridori sono stati bersagliati dalla sfortuna, ma dobbiamo essere ottimisti» esordisce il tecnico romagnolo che ha studiato chilometro per chilometro il circuito tirolese che il 30 settembre assegnerà l’oro mondiale in linea tra gli uomini élite.
Il 23 marzo ci era andato in ricognizione con Vincenzo Nibali, fresco del successo della Milano-Sanremo, Alessan­dro De Marchi e Franco Pelli­zotti, che ef­fet­tuarono due giri del percorso Olym­­pia, che in gara dovrà essere affrontato sette volte, e testarono per due volte The Hell, la terribile salita finale.
«Vincenzo ha detto che a me­mo­ria non ri­cor­da un percorso così impegnativo - disse allora Cassani, che al termine del Tour of the Alps ha ri­pro­vato il percorso con Fabio Aru e altri papabili azzurri -. Le mie impressioni, dopo averlo visionato in macchina lo scorso anno, si sono dimostrate vere. È un percorso durissimo, per scalatori puri. La salita da ripetere set­te volte, il muro sul finale, il chilometraggio e il dislivello totale di 5.000 metri, la dicono lunga sul tipo di percorso e sul tipo di gara che potrà svilupparsi: a esaurimento. Sarà anche ne­cessario calibrare bene i rapporti».
Per tutte le categorie, la prima parte di gara in linea comprende la salita di Gnadenwald che sarà affrontata da un versante più corto (2,4 chilometri), e decisamente più impegnativo (10.5%).
Si entrerà poi sul circuito finale che misura 23,9 km con la salita di Igls, che misura 7900 metri al 5,7% di pendenza media.
Per i professionisti saranno sei i giri in programma: terminati quelli si affronterà ancora un giro da 31 km con la Igls seguita dallo strappo di Gra­mart­­boden, un muro di 2800 metri all’11.5% di pendenza media (massima del 25%). Dalla cima all’arrivo ci sa­ranno solo 8 chilometri, molti dei quali in discesa. In totale sono 259,4 i chilometri da affrontare.
L’Italia è stata la prima nazionale a provare il percorso e, anche se la malasorte ha provato a metterle un bastone tra le ruote, il CT Davide Cassani resta fiducioso.
Dopo l’emozione europea, cosa dobbiamo aspettarci per i mondiali?
«Questi giorni che ci separano dalla da­ta della rassegna iridata saranno cruciali. A me sta a cuore schierare una squadra all’altezza della situazione. In questo momento non sappiamo ancora come starà Nibali, che arriva da un brutto infortunio, così come non sappiamo Aru come uscirà dalla Vuelta dopo un Giro non andato bene, e nemmeno come riuscirà a prepararsi Mo­scon, fermato da Sky per quanto accaduto al Tour.
Ci sono tante variabili, che scopriremo solo aspettando».
Il percorso è durissimo, che tipo di corsa immagini?
«Non bloccata come agli ultimi mondiali. Questa volta non ci saranno 10 squadre che possono tenere controllata la corsa, sarà una sfida più aperta e in­certa. Temo attacchi da lontano, il tutto potrebbe decidersi prima dell’ultimo giro. L’ambizione è presentarci con un’ottima nazionale, ma come detto al momento è presto per sbilanciarci. Fos­se andato tutto liscio sarei più tranquillo».
Quanti nomi hai sul tuo taccuino?
«Quindici, che devono diventare otto. Sarò alla Vuelta dal 2 al 7 settembre per vedere da vicino oltre che Nibali e Aru, Davide Formolo, Valerio Conti, Dario Cataldo, Davide Villella, Franco Pellizotti, Salvatore Puccio, Gianluca Brambilla e Fabio Felline. Sto seguendo anche chi non è in Spagna ma po­trebbe far parte della selezione come Damiano Caruso, Domenico Pozzo­vi­vo, Giovanni Visconti, Diego Ulissi e Gianni Moscon, che tra l’altro conosce bene il percorso visto che da qualche tempo abita proprio a Innsbruck».
Il nostro capitano non può che essere Ni­bali, il cui recupero stai seguendo da vicino.
«Vincenzo è stato 20 giorni senza bici, alla Vuelta ha faticato come era logico nella prima settimana, ora me lo aspetto propositivo nella seconda, spero pimpante nella terza. Avevo ipotizzato in tempi non sospetti che sarebbe uscito di classifica per giocarsi una tappa, visto l’avvicinamento travagliato che ha avuto gli mancava il fondo necessario per lottare per 21 giorni. Era l’unica possibilità per presentarsi in buona forma al Mon­diale. Giustamente non ha voluto tener duro da subito, sarebbe arrivato alla terza settimana stanco. Penso sia utile che si basi sulle sensazioni giornaliere, controlli gli sforzi, molli i primi quando non si senta all’altezza e au­menti gradualmente i carichi di lavoro. Vin­cenzo è un fenomeno: se riuscisse a fare anche meglio di quanto spero prima dell’arrivo a Madrid, sarei il ct più contento di questo mondo».
L’impresa è possibile?
«Sì, ma va sottolineato che i nostri piani sono stati scombussolati dalla sfortuna. Ormai però è inutile piangere sul latte versato. Dobbiamo guar­dare avanti con ottimismo. L’im­por­tante è presentarsi al via con una na­zionale for­te e coesa, come negli ultimi anni. Siamo la Squadra, è chiaro che per noi sarà fondamentale verificare come sta­rà Nibali, ma in generale dovremo puntare su corridori forti».
Gli avversari più temibili?
«Ce ne sono tanti. I francesi possono contare su uomini pericolosi come Ala­philippe, Bardet, Pinot e Barguil. La Spagna può vantare il solito Valverde, che più invecchia più va forte. I britannici possono far paura, dipende con chi vengono... Sulla carta hanno Yates, adatto al percorso, il vincitore della Grande Boucle Thomas, che se si prepara farà paura, Froome che dopo l’accoppiata di Giro e Tour non so come arriverà a fine stagione. Occhio anche alla Colombia con Quintana, Uran e gli altri scalatori puri su cui può fare affidamento. Avremo diversi corridori da tenere d’occhio».
Sarai soddisfatto se...
«Solo se vinciamo. Come sempre partiremo con in testa il massimo risultato. Se non saremo in grado di portare a ca­sa il successo ma avremo fatto di tutto per ottenerlo come a Doha e a Bergen, sarò sereno ma non felice. I miracoli non li facciamo, ma se avremo in grande forma tutti i nostri migliori corridori andremo a Innsbruck per giocarci la maglia iridata».

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