NIBALI O ARU, DI QUA O DI LÀ

TUTTOBICI | 23/02/2017 | 07:37
Sarà proprio una stagione succulenta e particolare: finalmente, si chiu­de qui la grande ipocrisia italiana. Parlando di ciclismo attivo e praticato - che noia questo in­verno di politica elettorale e re­golamentare -, la popolazione sarà finalmente chiamata (obbligata) a schierarsi. O di qui o di là. O uno o l’altro. O Nibali o Aru.

Sinora ci siamo crogiolati nell’idillio sentimentale. Ci siamo barcamenati nel viva tutti. Tifo bifronte. Loro due nella stessa squadra per anni, mai - o quasi - nelle stesse gare, facile la recita del matrimonio felice e della reciproca solidarietà. E noi tutti a vivere di rendita: per Ni­ba­li&Aru, come un uni­co marchio, come una cosa so­la. Come la formula chimica dell’acqua. Il ciclismo italiano sorretto e no­bilitato da questo binomio. Bello, rassicurante, con­fortevole. Ma contro natura. Perché non esiste proprio che un tifoso possa tifare di tifo vero per due miti contemporaneamente. Mai incontrato in vita mia un milanese che tenga per il Milan e per l’Inter, o un romano per La­zio e Roma, o un sabaudo per To­ro e Juve. Mai. Se qualcuno ne conosce, lo segnali subito alla forza pubblica. È sicuramente un tipo pericoloso. Per sé e per gli altri.

Se Dio vuole comunque è finita. Aru è il capitano dell’Astana, Nibali fa il capitano altrove. Final­men­te separati e avversari. Appun­ta­mento al Giro, salvo scaramucce e dispetti in qualche incrocio primaverile. A mag­gio, per noi è finita. Non c’è più spazio per il politicamente corretto alla Veltroni, tengo alla Juve ma anche alla Roma, tengo a Ni­ba­li ma anche ad Aru, tengo ad Aru ma anche a Nibali. Ma che roba è, ma che passione è: si può cambiare moglie, nella vi­ta, ma non ho mai visto nessuno cambiare squadra o campione. Io tengo all’Atalanta, da bambino e da adulto, sicuramente anche da salma, mai mi sognerei di tenere per qualcos’altro. Ci mancherebbe. E sarà bene che se lo metta in testa il tifoso di ciclismo: an­che il più moderato ed ecumenico, anche il più veltroniano dei buonisti, da maggio non riuscirà più a raccontarsela. Quando attaccherà Nibali, quando attaccherà Aru, bisognerà ascoltarsi dentro, emozioni e frequenza cardiaca, per capire finalmente chi davvero ha occupato il nostro cuore.

Era ora. Nel ciclismo, in particolare, sappiamo come funziona il gioco. Il fascino e il divertimento stanno tutti nel più radicato valore che la storia conservi: la Rivalità. Non starò qui a ripeterle tutte come un rosario. Mi limito a ricordare che tutte le epoche più felici del ciclismo sono quelle vissute sull’altalena della Rivalità. Anche quando c’era un campione evidentemente più forte di tutti, puntualmente aveva vicino uno sparring partner - il Mazzinghi di Benvenuti - che le prendeva, ma quante ne dava. E la gente pronta a schierarsi. A dividersi. Per questo o per quello, per il divo o per la spalla. Ma mai per tutti e due.

Sarà un piacere, sarà fi­nalmente un tempo di chiarezza e di spettacolo, poterci dividere di nuovo. Loro due hanno tutto per spaccare la nazione. Tanto per cominciare non si amano e non fanno nul­la per fingere di amarsi. Si stimano e si rispettano, ma come io stimo e ri­spetto l’urologo che controlla la prostata. Nibali sa che Aru può diventare pericoloso, Aru sa che Nibali lo è, ma non per questo si fanno da te­stimoni alle nozze. Entrambi non ve­dono l’ora di mettere sotto, alle spalle, staccatissimo, il ri­vale. Anche umanamente han­no tutto per dividere. Ni­bali è diretto e ruvido, Aru è diplomatico e felpato. Uno è l’esperienza, l’altro è la novità. Uno la certezza, l’altro la speranza. Uno è siculo e uno è sardo. Più tutto il resto, che ciascuno percepisce in base ai propri gusti e alle proprie aspettative.

Tocca a loro rastrellare il consenso. Da maggio, senza elezioni, l’Italia sportiva del ciclismo torna fi­nalmente ad essere un paese bipolare. Basta con la grande coalizione, con l’ammucchiata facile e confusa. Si torna agli schieramenti contrapposti. Ni­bali e Aru reciteranno la loro parte, in uno scontro di­retto che non possono più evitare, attenuare, mascherare. Ma la parte principale toccherà a noi, finalmente obbligati a uscire dal comodo torpore di un tifo tiepido ed effemminato. Dal viva tutti al viva uno solo, il mio. Che lo si vo­glia o no, fi­nalmente saranno tutti chiamati al passo più im­portante e più scomodo, che si presenta sempre ad ogni incrocio della vita: scegliere.

Cristiano Gatti, da tuttoBICI di febbraio
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COMMENTI
Calma giornalisti....
23 febbraio 2017 10:05 runner
Ok, concordo con il fatto che i dualismi animano il tifo e l'interesse.
Ma, dopo aver letto questo accorato appello al dualismo, mi preme dire questo.
Questi due corridori, oltre che campioni sulla bici, sono campioni di stile ed educazione. In buona sostanza: sono amici.
Pertanto, va bene il tifo ma occhio a non rovinare per forza questo rispettoso esempio sportivo. Se ne guardino bene i giornalisti! Non vorrei che, pur di vendere qualche copia in più, si costruiscano e si inventino questioni volte ad aizzare una rivalità eccessiva.
Questo sì che farebbe male al ciclismo!
Ad esempo la rivalità di Moser e Saronni avrà anche fatto bene al ciclismo, ma ricordiamoci certe sceneggiate...per non dire di quante corse hanno perduto, preferendo far vincere altri corridori purchè non vincesse il rivale...

Dualismo un po' prematuro.
23 febbraio 2017 17:35 Leonk80
Ci sono 6 anni di differenza, Nibali è un campione già affermato con un palmares (e un modo di correre)straordinario e sopprattutto si è caricato da solo l'Italia ciclistica da più di un lustro, dal ritiro di Bettini e per questo ha un credito di riconoscenza infinito. Non si può non aver fatto il tifo per lui.

Aru ha dimostrato che il podio di un grande giro è ampiamente alla sua portata ma a differenza di Vincenzo è sempre stato un gradino sotto ai Froome, Quintana e Contador. Non si può non sperare che faccia il salto di qualità il prima possibile.

Detto questo il Giro non sarà un affare riservato a loro e mi auguro di arrivare al momento in cui sarà una lotta ristretta a loro due. Allora sceglierò, ma non prima.

Dualismo Nibali Aru? Mah...
24 febbraio 2017 05:39 Andrea'69
Sinceramente io rimango per l\'Italia contro il resto del mondo ( sportivamente parlando) , poi che sia Aru o Nibali o altri poca differenza mi fa. Poi se una rivalità nasce spontanea ben venga, ma crearla artificiosamente mi sembra un po\' troppo!

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