LE STORIE DEL FIGIO. CIAO ARMANDO

CICLOCROSS | 05/01/2017 | 07:55
Gli imminenti campionati italiani di ciclocross a Silvelle di Trebaseleghe, in provincia di Padova, al confine con quelle di Venezia e Treviso, siamo nel “triangolo delle Bermude” del ciclocross italiano prendendo a prestito la definizione di quello che è, per la strada, la zona toscana del San Baronto e dintorni, ricordano e valorizzano la figura di Armando Zamprogna. Forse non è esatto usare il verbo ricordare per Armando perché, gli appassionati delle corse fra i campi (ma non solo), hanno sempre vivo nella mente e nel cuore Armando. Un ricordo che è sempre ravvivato, in molteplici espressioni, dai famigliari – con il figlio Mauro che coltiva e continua la passione paterna -, e dai molti amici che Armando ha trovato e conquistato, con il suo magari burbero approccio, abbinato all’imponenza fisica, con i quali tentava di dissimulare la sua finezza d’animo e sentimenti.

Ora cerchiamo però di cambiare un po’ il registro e il tono per evitare d’incorrere nell’improperio che Armando c’invierebbe anche da lassù. Era refrattario a toni e convenzioni di maniera, era diretto, franco, in una parola vero, senza smancerie.
Caratteristiche che l’hanno sempre accompagnato nella vita e nel suo operare nel mondo delle due ruote, nel ciclocross in particolare, conquistando e godendo della piena fiducia ma, soprattutto, della piena e fraterna amicizia di papà Giuseppe e del figlio Riccardo Bigolin, titolari di Selle Italia, che lo hanno sempre assecondato - e continuano sempre con “ciao Armando”, saluto, più che slogan, che caratterizza le molte iniziative dell’azienda - nel suo operare nel ciclocross e nel ciclismo. Un supporto costante, identificabile in un rapporto speciale, aldilà di calcoli e convenienze che, sul campo, Armando portava avanti con costante e capace attività.
Con il caratteristico nastro in campo giallo e scritta nera “Selle Italia” Armando Zamprogna e altri suoi collaboratori hanno delimitato migliaia di chilometri di tracciato lungo campi, rive, strappi di ogni zona d’Italia, e non solo, in ogni tipo di competizione, dalle più blasonate a livello mondiale a quelle più paesane.

Varie testimonianze, e fra tutte quella di Alfredo Vittorini, storico, competente e poliforme innamorato del ciclocross a livello internazionale, concordano nell’attribuire ad Armando Zamprogna, definito testualmente “il braccio e la mente del ciclocross”, il merito d’avere sostenuto il movimento italiano dei ciclopratisti. Anche e soprattutto nei tempi di maggiore difficoltà, favorendo tutte le iniziative e il movimento dei praticanti, con le sue peculiari capacità di rappresentare il ciclismo fra i prati con precise domande portate avanti sia in ambito sportivo, sia in quello della comunicazione, soprattutto quella televisiva, con la Rai in particolare.

Questo con l’impegno e l’affidabilità costruiti nel tempo, con la capacità di fare squadra, come si usa dire ora, con stretti rapporti intessuti con molteplici appassionati come lui in varie parti d’Italia, dapprima pensati e poi organizzati, non dietro a una scrivania, ma soprattutto calzando stivali nelle varie fasi di preparazione del percorso, piantando paletti, tirando nastri e altro. Fra molti altri, meritevoli di citazione, ricordiamo il varesino Carlo Dall’Oste, il lecchese Gino Bortoluzzo e il compaesano di Armando Zamprogna, Giorgio Macente, scomparso nel 2014, accomunato al ricordo di Armando nei titoli dei tricolori di Silvelle di Trebaseleghe di questo fine settimana “Armando, Giorgio & friends”.

Ovviamente, molti altri sono stati e sono, gli appassionati che hanno collaborato con Armando. Volutamente non facciamo nomi dei campioni della specialità, a livello nazionale e internazionale ai molti praticanti e appassionati, con i quali Armando ha incrociato la strada, anzi i sentieri, nel caso.
Il carattere e la forza di vero lottatore di Armando Zamprogna si sono rivelati ed espressi attraverso la sua reazione alla grave malattia che lo aveva colpito attorno all’anno 2000. E’ stato un lungo e duro recupero. Ripreso pienamente l’uso della parola, Armando ha recuperato con determinazione anche una buona mobilità fisica e, grazie anche all’affettuosa collaborazione dell’allievo Denis Favretto, alla guida del furgone Selle Italia e veloce apprendista del “mestiere” di Armando, non ha mai disertato le gare, strada o fuoristrada che fossero, per la visibilità del marchio Selle Italia.

Il 27 maggio del 2011, a sessantotto anni, Armando Zamprogna ci ha lasciati. Il suo ricordo, e non solo, invece no, rimane inalterato e rimpianto.
Ciao Armando.

Giuseppe Figini
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