POLITICA | 13/12/2016 | 07:39 A poco più di un mese dall'appuntamento elettorale, nel quale dovrà vincere la concorrenza di Norma Gimondi e Carlo Roscini, Renato Di Rocco ha fatto il punto sullo stato del ciclismo italiano in una intervista concessa a Gabriele Di Bari de Il Messaggero. Ecco i passaggi più importanti: SQUADRE & SPONSOR. «La carenza di sponsor italiani è lo specchio delle difficoltà economiche che atraversano l'Italia. Tante grandi aziende del passato sono finite in mani straniere, così il nostro ciclismo fa sempre più fatica a trovare risorse. In più, il ciclismo a livello mondiale sta ricalcando quel che è accaduto nel calcio: dopo il periodo della Russia, che comunque rimane, adesso la nuova frontiera è la Cina».
DOPING. «Secondo la Wada, il ciclismo è sceso al settimo posto nella classifica degli sport più coinvolti, il sesto per il Ministero della Salute. Merito del passaporto biologico che, introdotto per primo dal ciclismo, è diventato punto di riferimento per tante discipline. Dico che dobbiamo tenere alta la guardia e continuare su questa strada».
PISTA. «Il solo velodromo di Montichiari è poco per le esigenze del movimento e dei tanti ragazzi che vogliono praticare la pista. Per quello di Treviso, già finanziato, aspettiamo che comincino i lavori, peccato per l'occasione persa con le Olimpiadi di Roma che ci avrebbero consentito di realizzare un altro grande impianto. Il mio sogno? Vedeere un velodromo a Roma e uno a Milano e tornare a respirare anche in Italia il profumo delle Sei Giorni».
PROGRAMMA. «In un eventuale nuovo mandato, mi propongo di continuare a favorire la crescita del movimento femminile, investire nella BMX, disciplina che riscuote il consenso dei giovani, incrementare il paraciclismo, che sta già registrando progressi notevoli. E, come detto, continuare la lotta al doping. E naturalmente cominciare a lavorare per Tokyo 2020: vedrete, ai prossimi Giochi le done italiane stupiranno il mondo».
Come può essere credibile colui che è al governo della federazione ciclistica da decenni, portando il ciclismo italiano praticamente all'estinzione, come possa portare novità e soluzioni ai molteplici problemi che affliggono questo sport rimane un mistero.
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