Bettini: «E' tempo di parlarsi, prima che sia troppo tardi»
| 02/02/2007 | 00:00 Applausi ed evviva per Paolo Bettini, campione olimpico, campione del mondo, campione d’Italia. Gli hanno regalato una maglia speciale che non potrà mai indossare, ma che riassume le sue glorie, l’iride, i cinque cerchi, i bordini biancorossoverdi. La stagione è già cominciata in Qatar e prima in Australia, in Venezuela ma lui, Paolino l’iridato, fa ancora incetta di premi.
Ieri sera la sua gente gli ha consegnato la Torre d’Argento, ambito riconoscimento delle coste etrusche, presentando la prima sfida del 2007 sulle strade italiane, quella che si correrà sabato 10 febbraio da San Vincenzo a Donoratico.
«Mi sembra doveroso - ha sorriso Bettini - visto la maglia che indosso ripartire dalle mie terre verso una stagione intensissima e non facile. Il ciclismo sta attraversando un momento delicato, è tempo che ci si riunisca tutti attorno ad un tavolo, i corridori, i manager, gli organizzatori ed i dirigenti per decidere di non far morire questo sport che appassiona ancora tantissima gente e che deve uscire una volta per tutte dalla crisi».
Bettini è stato ancora una volta molto chiaro: «L’ultima polemica ha coinvolto la mia squadra, la Quick Step, ma non mi ha neppure sfiorato perchè io non faccio mai ricorso al doping. Sono state accuse assurde. Dal Belgio le ultime notizie appena arrivate fanno venire i brividi addosso. Il corridore che avrebbe rivelato un doping occulto alla Quick Step, il corridore che ha tirato in ballo Lefevre, è uno psicolabile. Lo hanno detto i medici. Io non saprei cosa aggiungere. Qualche tempo fa era stato tirato in ballo Pereiro,
sostenendo che al Tour de France l’avevano trovato due volte positivo al controllo antidoping. Lo ha scritto un giornale. Poi ecco la retromarcia, non era vero, Pereiro era in possesso di regolari certificati medici per assumere prodotti che danno ai bambini. Ma perchè queste cose accadono soltanto nel ciclismo? Perchè soltanto nel ciclismo pagano quei corridori come Basso, per accuse non provate? La presunzione di innocenza esiste per tutti tranne che per i corridori ciclisti».
Bettini ha ribadito d’essere pronto anche a donare il suo DNA. Ma attenzione, ecco la precisazione: « Posso donarlo se in futuro avrò a che fare con certe accuse, ma alla polizia, ai giudici, non certo a questo ambiente. Per un semplice motivo. Non mi fido più dei dirigenti del ciclismo».
Eppure questo benedetto sport della bicicletta non vorrebbe abbandonarlo mai. In aprile compirà 33 anni. « Sino a fine 2008 sarò di certo competitivo, la seconda parte della prossima annata è importantissima, con l’Olimpiade, da Pechino alla Grande Muraglia, poi con il mondiale a Varese. Però non è detto che poi smetta. Vedremo cosa accadrà in quelle due sfide. Nel futuro mio c’è un brevetto da pilota di aerei, ma per il momento vorrei volare ancora un po’ in sella alla bicicletta. Poi è probabile che resti nell’ambiente, non so ancora in quale veste ma ho cominciato a gareggiare che avevo 7 anni, come posso abbandonare il mondo delle corse?».
Intanto a metà febbraio affronterà già Ivan Basso al Giro della California. Una delle sfide dell’anno.
«Lo saluterò con piacere, Ivan ma non vedo una grande sfida con lui per il semplice motivo che Basso ha un chiodo fisso nella testa, rivincere il Giro e vincere il Tour. E nient’altro. Io invece dopo la California correrò Milano- Torino e Tirreno- Adriatico cercando di far vedere già in testa al gruppo la maglia iridata. Poi sarà tempo di classiche, mi piacciono tutte, cercherò il bis a Sanremo, il tris a Liegi, cercherò di vincere finalmente il Giro delle Fiandre, la corsa che più mi affascina fra quelle che non ho mai centrato. Vorrei provare l’effetto che fa il pavè della Roubaix. Non ho mai vinto neppure l’Amstel Gold Race che comunque mi si addice». A quel punto sarà tempo di Giro d’Italia. «Ci sarò, non posso mancare con la maglia che indosso. Ma senza illudermi. MI basterà dare spettacolo nella prima settimana».
(da Tuttosport del 2 febbraio 2007, a firma Beppe Conti)
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