LIGHTWEIGHT, LE RUOTE AZZURRE NON SONO UN GIALLO

TECNICA | 17/10/2016 | 16:17
È il web bellezza, e con i blog e i forum che li animano, non ci puoi fare assolutamente niente. Ma non sempre, non con tutti. Volano invisibili illazioni, ma possono anche decollare risposte. È di qualche giorno fa, dopo una nostra intervista al Magnifico Rettore dell’università del velocismo mondiale Mario Cipollini, che qualche sottile polemica è ruotata attorno alla ruota degli azzurri. Un partner tecnico nuovo e prestigioso. Super Mario di nomi non ne ha fatti, i blogger sì.  Per questo, la Lightweight – questo è il nome del partner azzurro – nella persona di Andrea Rovaris, ha deciso di fare "outing" sull’impegno che l’azienda tedesca ha con le nazionali azzurre.

«A dire la verità volevamo rispondere già un po’ di tempo fa, ma non ci è mai stata data l'occasione. L'ultimo a parlare della rovinosa caduta di Rio, in ordine di tempo, è stato Mario Cipollini sul vostro sito e allora non ho fatto altro che alzare il telefono e chiamarvi. Nulla di grave, anzi, perché tutti hanno parlato solo bene dei nostri prodotti, però visto che è passato il concetto che Nibali a Rio sarebbe caduto perché poco avvezzo all’uso delle nostre ruote, mi è sembrato doveroso precisare alcune cose.  Vorremmo rispondere a tutti coloro che ritengono – sbagliando - che i corridori abbiano avuto troppo poco tempo per  abituarsi a questo tipo di ruote, nonostante lo stesso Vincenzo l'abbia già fatto in più occasioni, con dovizia di particolari. È stato infatti lo stesso Nibali a riferire che la caduta è avvenuta a curva praticamente terminata, con la bici ormai "rialzata" dalla piega e a causa di un cubo di fieno posto dalla sicurezza in prossimità dei canali di scolo. Nulla a che vedere, quindi, con un'indecisione o un tentennamento nelle sue traiettorie da poter attribuire alla poca abitudine alle nuove ruote».

Ma già che ci siamo, facciamo anche una contropedalata: a quando risale la vostra collaborazione con le squadre azzurre?
«Lightweight si è unita allo staff e ai nazionali in occasione del ritiro pre Olimpico tenutosi a Fiuggi. Qui abbiamo partecipato agli allenamenti pedalando con gli atleti per diverse ore al giorno e per tutti i giorni della nostra permanenza. In quell’occasione abbiamo direttamente raccolto i feedback. L'area di Fiuggi non conosce pianura e nemmeno tratti rettilinei ed è un terreno ideale per fare dei test e provarsi. Ciò ha sicuramente facilitato e accelerato la loro presa di conoscenza e confidenza con le nostre ruote. A questo ritiro, in cui i corridori non hanno mai evidenziato alcuna problematica, sono seguite le uscite direttamente sul circuito di Rio, dove si sono svolti gli ultimissimi lavori di rifinitura, nei quali le ore di sella non sono certo mancate. Se si considera che stiamo parlando di professionisti (nella fattispecie di corridori di primo livello, tutti particolarmente bravi a condurre il mezzo), che tutti i giorni allenano la loro sensibilità alla guida, non è stato poi così limitato il tempo a loro disposizione per imparare a guidare un paio di Meilenstein».

Le vostre ruote sono state per anni compagne di viaggio del meglio del ciclismo mondiale…
«Posso dire con orgoglio che gli atleti più vincenti del recente passato hanno acquistato le nostre ruote, con le quali hanno corso e vinto alcune tra le corse più importanti del mondo. Qualche nome? Ullrich, Riis, Armstrong, Musseuw, Pantani, Garzelli, Cipollini, Jalabert, solo per citarne qualcuno. Oggi che siamo il marchio che, con tutta probabilità, rientra nell'immaginario degli appassionati cicloamatori di tutto il mondo più di ogni altra tra le aziende produttrici di ruote, siamo orgogliosi di poter supportare una delle nazionali più importanti del mondo».

Domanda: perché un’intesa così importante e qualificante, è stata tenuta sotto traccia?
«Il "matrimonio" tra Lightweight e FCI, come ho detto, è stato celebrato in vista dei Giochi Olimpici di Rio e, dal momento che si tratta di una partnership ufficiale, con tutto ciò che contempla una simile collaborazione in termini di energie, materiali e supporto, ritengo sia difatti un peccato che i riferimenti a noi dedicati siano del tutto impersonali come: "i materiali in dotazione", oppure: "le ruote diverse da quelle usate solitamente dai corridori". Che se ne parli in un contesto celebrativo, piuttosto che di critica, preferirei che fossimo chiamati per nome. Noi siamo Lightweight e siamo immensamente fieri di aver scelto la Nazionale "Azzurra" per iniziare una collaborazione ad altissimo livello. Spero e penso che sia altrettanto anche per la Federazione. La scelta è stata fatta più di pancia e di cuore, che non per ragioni commerciali. Perché i corridori lavorano per le loro squadre di club, nelle quali hanno i loro fornitori, tanto comunicativi o espansivi nel nostri riguardi non lo possono essere. A questo eravamo preparati, ma confessiamo che sentirsi nominati un po' di più ci farebbe piacere».

Forse anche voi avreste dovuto comunicarlo meglio…
«Forse sì. Consiglio accettato. Anche se va detta una cosa: supportare una Nazionale impone dinamiche di comunicazione non semplici. Sono molti gli ostacoli da superare, forse troppi per fare un lavoro esaustivo. Ma pian piano aggiusteremo il tiro».

di Bibi Ajraghi
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