LE STORIE DEL FIGIO. A SINISTRA ERA MEGLIO...

TECNICA | 14/08/2016 | 08:13
Proponiamo, giusto come curiosità, prendiamolo come un fresco diversivo estivo, un articolo ripreso, pari pari, dal “Regolamento corse su strada – edizione 1921” dell’allora U.V.I. – Unione Velocipedistica Italiana, la “mamma” della F.C.I., che così, letteralmente e sinteticamente, recita.

Art. 110 -     In caso di arrivo simultaneo sarà classificato primo il corridore che trovasi alla sinistra.

Perché? Qual era la ratio che ha ispirato tale articolo?
Lo abbiamo visto scritto e stampato sull’originale pubblicazione dell’epoca, quasi un secolo fa, uno dei tanti preziosi documenti e cimeli in possesso del brianzolo Antonio Penati, appassionato – e unico nel suo genere – collezionista, e anche di più, d’ogni tipo di documento di tutte le epoche e le specialità del ciclismo. Penati, una vita quale giudice d’arrivo, pure lui non trova appigli esplicativi per l’art. 110.

Un giro di telefonate fra addetti ai lavori di varie epoche e fra queste una al sempre lucidissimo e attentissimo Vincenzo di Cugno, conte di Molviano, 97 (novantasette), - è meglio ribadirlo in lettere -, personaggio storico del ciclismo e fondatore nel secondo dopoguerra, precisamente nel 1947, dell’A.N.U.G..C. – Associazione Nazionale Ufficiali Giudici di gara Ciclismo -, longevo, a dire poco, “papà” della categoria dei giudici di gara, presidente onorario dell’Unione Nazionale Veterani dello Sport (U.N.V.S.), non ha condotto a plausibili spiegazioni e interpretazioni.

Un’interpretazione e giustificazione plausibili avrebbero potuto essere che l’articolo fosse riferito alla pista e per sinistra se intendesse alla sinistra di chi guarda di fronte al senso di marcia. Essendo all’esterno e non alla corda, ossia lungo la linea più breve interna di misurazione della pista che è così ancora indicata perché nel passato, o meglio nel passato remoto, il perimetro interno era protetto da corde, il corridore definito “alla sinistra” fosse costretto a percorrere una distanza maggiore. Però il regolamento in questione parla espressamente e univocamente di corse su strada.

Un quesito che giriamo e affidiamo ai lettori di tuttobiciweb.it augurando, naturalmente, buon ferragosto, sperando di non tediarli.
Chissà se pure questa volta taglierà per primo il traguardo con la sua spiegazione, sia a destra, sia a sinistra, senza implicazioni politiche, lo “zio” Bruno Reverberi con il suo “ex-allievo” di circa trentacinque anni fa, l’attuale C.T. Davide Cassani,  come nel caso di un precedente e recente quesito qui proposto durante l’ultimo Giro d’Italia, per il cartello indicatore “a 12 KM. RIFORNIMENTO”.

Giuseppe Figini

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COMMENTI
15 agosto 2016 10:42 angelofrancini
Partiamo da una considerazione: il ciclismo ai suoi esordi si svolgeva principalmente solo in pista e di conseguenza le regole a questa erano indirizzate.
Pensiamo che nel 1893 furono organizzati i primi mondiali su pista, mentre solo nel 1921 furono organizzati per la prima volta i mondiali su strada a cui parteciparono solo i dilettanti.
Come sovente è accaduto, sino a qualche decennio fa, le regole della pista specialmente quelle che riguardavano le prove di velocità venivano applicate anche per giudicare gli arrivi delle gare su strada: Si applicavano attraverso le REGOLE DI CASISTICA, oggi purtroppo desparecide (ci fossero ancora quante cavolate in meno da parte dei giudici di arrivo) nel dimenticatoio generale.
Proprio per quel principio che premiava, nel regolamento della pista, in caso di parità il corridore in rimonta (quello all’esterno della corda), così su strada per anni si era codificato che in caso di parità la vittoria spettava al corridore che era in rimonta.
Essendo il citato regolamento del 1921, anno in cui si svolse il primo mondiale su strada a Copenaghen, con arrivo su pista, forse venne ripresa la regola della pista che vinceva chi era in rimonta all’esterno.
In Italia la regola venne ripresa nel regolamento UVI.
Ora però ne butto li un’altra, se vuoi estemporanea.
Forse perché era previsto l’obbligo di mantenere la destra della sede stradale chi voleva superare doveva per forza farlo passando a sinistra. Di conseguenza se superavi a destra forse commettevi un’infrazione.

Infine un caro saluto a te, Figio, al caro Di Cugno ed a Penati.

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