Basso pensa anche a Stoccarda, Di Rocco risponde a Pat Mc Quaid

| 07/01/2007 | 00:00
Ivan Basso ha scelto. Tre traguardi per il 2007, ma il terzo, dopo il Giro ed il Tour, avrà grosse implicazioni anche sul 2008, la suggestione in più, i Giochi di Pechino. Basso lo ha rivelato ieri nel corso di una piacevole trasmissione di ciclismo messa in onda su RadioRai dai colleghi Antonello Orlando ed Emanuele Dotto. Con Basso c’erano il presidente federale Renato Di Rocco ed il direttore del Giro d’Italia Angelo Zomegnan. Basso ha confermato che dopo il Tour de France la prossima estate non chiuderà i battenti. «Preparerò il Mondiale a cronometro di Stoccarda di fine settembre. Ed in base a quel verdetto, capirò se potrò insistere in vista dei Giochi del 2008. Diciamo che Stoccarda diventa un bivio per Pechino». Basso ha poi ribadito vecchi concetti sul suo 2007. «Sono abituato a preparare un obiettivo alla volta. E dunque in testa ho già il bis al Giro d’Italia. E quando il Giro sarà finito a Milano, mi auguro in maglia rosa, dal giorno dopo comincerò a pensare al Tour de France». Un Tour de France da vivere giorno dopo giorno con Lance Armstrong al fianco in qualità di consigliere. «Lance è un personaggio straordinario. So che da me, come il resto della Discovery, si aspetta molto. Vogliono che riprenda il discorso che s’è interrotto bruscamente, al Tour ero arrivato terzo, poi secondo. Manca il gradino più alto del podio. Ci proverò. E’ quello chiaramente l’obiettivo». Renato Di Rocco, presidente federale ha avuto modo invece di rispondere al presidente dell’UCI Pat Mc Quaid, il quale in una intervista alla tivù olandese, parlando di doping è stato piuttosto pesante ed anche un po’ fuori luogo. Ha detto: «C’è una lotta in questo momento fra due culture, quella anglosassone e quella che chiamerei cultura mafiosa dell’Europa occidentale. Quest’ultima in una certa misura non direi che perdoni il doping e tutte quelle pratiche che mirano ad imbrogliare ma, a causa del modo di vivere che c’è lì, tende ad accettare certe cose». Adesso si tratterà di verificare l’esatta portata di simili dichiarazioni, ma intanto Di Rocco ha già risposto: «Per prima cosa devo dire che troviamo molto approfondito e valido il progetto francese sul doping. E che cercheremo di seguirlo. Noi del resto come Federazione ci siamo rivolti ad un organo superiore che è la procura antidoping del Coni. Ed in quanto ai modelli anglosassoni citati da McQuaid, noi cerchiamo di tenerci ben lontani dai modelli australiani e canadesi, anche se sono anglosassoni».
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