Romain BARDET. 10. I numeri più belli li abbiamo visti in discesa, altro che storie. Froome che parte lungo la discesa del Peyresourde e il francesino che fa sognare la Francia che scatta con il compagno di squadra Cherel lungo la discesa de Montée de Bisanne, prima dell’attacco della salita finale a Saint Gervais Mont Blanc: bello prima e bello dopo. Fa un bellissimo numero, con la forza delle idee e della gambe che lo sorreggono non poco. Ora è secondo. E secondo me nessuno lo tocca.
Joaquin RODRIGUEZ. 8. Se c’è da dare battaglia lui non si tira mai indietro. L’importante è che ne abbia la forza, perché la volontà non gli è mai mancata. Ci mancherà.
Alejandro VALVERDE. 8. Mi ripeto, ma come si fa a rimanere indifferenti davanti ad un corridore di tale statura? Di tale classe e temperamento? È sempre lì, tutto l’anno. Lo rivedremo anche a Rio.
Luis MEINTJES. 8. È giovane, talentuoso e lo sta dimostrando in questa terza settimana che sta concludendo in crescendo. Forse è ancora un po’ insicuro dei propri mezzi, sta prendendo le misure, ma se considerate che il pupo della Lampre-Merida ha solo 24 anni…
Nairo QUINTANA. 6. Sta lì, oggi non dà mai l’impressione di essere in affanno, ma per vedergli fare uno scatto penso che ci voglia un forcone puntato verso le sue natiche.
Fabio ARU. 7. Quando si dice la volontà, la voglia di fare sempre e comunque. Probabilmente oggi non era nemmeno una giornata super, ma il ragazzo non molla di un centimetro, lotta fino alla fine e ci prova fin che può. Intanto è sesto.
Wouter POELS. 8. Che corridore. Che classe. Si fa in quattro per la causa. È sempre lì, nel posto giusto al momento giusto. Froome lo ringrazia: e fa bene.
Chris FROOME. 7. Non è fortunato, ma gestisce una giornata difficile e complicata con grande intelligenza e sicurezza.
Richie PORTE. 5,5. Mi sembrava il più pimpante in salita, oggi vive una battuta d’arresto. Ma non è detta l’ultima parola.
Alberto RUI COSTA. 7. Ci sta provando in tutti i modi a regalare una bella vittoria di tappa al proprio team, ma oggi trova una tappa sulla quale sono in molti ad aver messo gli occhi. Lui però c’è.
Damiano CARUSO. 7. Sta correndo un Tour davvero bello, pieno di lavoro e di sacrificio per i propri capitani. Oggi porta in rampa di lancio Richie, che alla fine ha uno sparo un po’ debole, ma il lavoro del siciliano è da manuale.
Diego ROSA. 7. Non bello l’altro giorno, quando la sua azione non è efficace e soprattutto troppo breve. Oggi fa male e si vede che sta bene.
ASTANA. 7,5. Quelli che la sanno lunga diranno: ma che bisogno c’era di tirare così per tutto il giorno? Sono gli stessi che se i celesti non avessero mosso pedale avrebbero detto: ma che razza di squadra è questa che non si fa mai vedere... È un classico: siamo un popolo di poeti, santi, navigatori e tecnici. Una cosa è certa: se non ci fosse stata l’Astana oggi era una tappa da lame ai polsi. Romain Bardet li deve sicuramente ringraziare, perché senza di loro la fuga sarebbe arrivata. Ma li ringrazio anch’io.
FUGA del GIORNO. 8. Un gioco, ecco i fuggitivi di oggi: Rolland (Cannondale), Buchmann (Bora Argon 18), Vuillermoz (AG2r), Pantano (Iam), Majka e Kiserlovski (Tinkoff), Navarro (Cofidis), De Gendt e Gallopin (Lotto Soudal), Moinard e Burghardt (Bmc), Berhane (Dimension Data) Tony Martin (Etixx Quick Step), Matthews (Orica), Sepulveda e Breen (Fortuneo), Bennett e Ten Dam (Lotto NL Jumbo), Rui Costa (Lampre Merida), Lutsenko (Astana). Solo per ricordare le fughe del Tour. Quelle che spesso vengono chiamate in maniera impropria azioni dimostrative pubblicitarie. Il livello degli attaccanti è lì da vedere, con campioni del mondo, campioni nazionali e cacciatori di tappe o classiche. Si fa prima a dire chi di questo gruppo non ha un pedigree di livello. Insomma, può essere considerato un signor nessuno o molto più brutalmente scarso. Tutti i giorni le fughe al Tour sono composte da atleti di primo livello.
Andriy GRIVKO. 7. È tra gli uomini Astana che più si è sbattuto. Sa che deve dare tutto, fin che ne ha. Ad un certo punto il povero Diego Rosa affianca il kazako invitandolo a rallentare un po’, come da indicazioni giunte dall’ammiraglia. Lui lo guarda e deciso sembra dirgli: «Lasciami lavorare...». Si chiama Andriy, non Andrej. È in condizione, non è un condizionale. Quindi lui non andrebbe, va.
Yates e Meintjes corrono praticamente da soli. stanno ottenendo, finora, un risultato eccezionale, per loro stessi e per loro squadre, dimostrando grandi qualità.
di altri, che hanno a disposizione fior di squadroni, non si potrebbe dire altrettanto.
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di altri, che hanno a disposizione fior di squadroni, non si potrebbe dire altrettanto.