Zomegnan: «Vogliamo un ciclismo d'elite, non elittario»

| 04/01/2007 | 00:00
Si sta rimettendo in moto la "macchina-ciclismo" dopo le festività natalizie, e i problemi da affrontare sono sempre gli stessi. Gli stessi delle tre ultime stagioni: ProTour e doping su tutto. Non è stato sufficiente un brindisi per sistemare ogni cosa, tuttalpiù serve come augurio, affinchè possa essere il 2007 l'anno della svolta e della volta buona. Anno nuovo problemi vecchi, lo sa bene anche Vittorio Adorni, presidente dell'Uci ProTour, che tra qualche settimana dovrà incontrare tutte le componenti per discutere l'annoso problema legato alla ristrutturazione di una riforma nata con troppe lacune. «Non sarà facile, questo lo sappiamo perfettamente - dice a tuttobiciweb Adorni-. Non sarà facile ma non è impossibile: un punto d'incontro possiamo pur trovarlo con i Grandi Giri, i quali non hanno adirito al ProTour e hanno chiesto di essere inseriti al calendario Mondiale. Per quanto mi riguarda io devo tutelare i principi cardine di questa riforma e soprattutto i diritti delle squadre. Venti sono e venti devono poter correre i Grandi Giri. Quello che proporrò sarà di schierare al via squadre di otto corridori ciascuna, in modo da poter lasciare qualche spazio in più agli inviti dei grandi organizzatori. In questo modo le squadre invitate potrebbero essere anche cinque». Sollecitato da noi, Angelo Zomegnan, direttore del Giro d'Italia, risponde con poche ma chiare parole: «Nell'ottobre del 2004 fummo noi ad avanzare questa proposta e fu l'Uci a respingerla: ci fa piacere che siano venuti sul nostro terreno, speriamo che i tempi siano ancora maturi per poter prendere in considerazione una tale proposta. Ad ogni modo tutto è subordanato da un concetto base: il Pro Tour non può e non deve essere un sistema chiuso. Noi abbiamo proposto le 18 squadre che dal prossimo anno scederanno a sedici perchè 25 team in un grande giro sono troppe. Ammiraglie, van, motor-home: il problema della sicurezza è ormai divenuto una priorità. Quindi meno squadre di ProTour e un numero adeguato di inviti che tengano conto di quelle formazioni di seconda fascia che hanno tutti i requisiti per poter ambire a questi inviti. Personalmente sono per un ciclismo di elite, ma non elittario».
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