LUTTO | 04/07/2016 | 08:20 Giancarlo Bianchi si è spento questa notte, vinto da una malattia feroce contro la quale ha combattuto a lungo con forza e tenacia. Sessantaquattro anni, milanese di provincia, ciclista da giovane e passato poi dall'altra parte della barricata, meccanico dalle mani d'oro, parlantina sciolta e milioni di ore spese a curare le biciclette di grandi campioni. Per ricordarlo, vi proponiamo un articolo che tuttoBICI gli ha dedicato all'inizio del 2012, quando Giancarlo decise di accettare la proposta di Claudio Corti e e di cominciare a lavorare con i giovani del Team Colombia. Ciao Giancarlo, ci mancherai.
I funerali di Giancarlo avranno luogo mercoledì 6 luglio alle ore 14 e saranno celebrati nella Chiesa di San Pietro, in via Gorizia a Rho. All'ospedale di Paderno Dugnano è stata aperta la camera ardente: dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17 sarà possibile rendere omaggio a Giancarlo.
Alla famiglia di Giancarlo, l'abbraccio della redazione di tuttoBICI, tuttobiciweb e tuttobicitech
Un meccanico in famiglia
Giancarlo Bianchi ha lucidato bici e strumenti ed ha iniziato la sua
ennesima stagione tra i professionisti. Classe 1952, meccanico da una
vita, Bianchi ha iniziato la sua avventura all’inizio degli anni
Ottanta: «Prima con la Vivi Bottecchia e poi nell’84 con la Murella
Rossin con Luciano Pezzi. In quegli anni incontrai anche il giovanissimo Aldo
Sassi ed entrammo subito in sintonia. Quindi ho lavorato per Magniflex,
Ariostea - dove è iniziato il mio sodalizio con Ferretti -, Eldor e
Mapei, Mg Technogym, Asics, Lampre, Fassa Bortolo, Barloworld e
Katusha. Avevo ancora due anni di contratto, ma quando Claudio Corti mi
ha chiamato per la Coldeportes e mi ha chiesto di dargli una mano con i
suoi ragazzi colombiani, ho detto subito di sì. In fondo, è stato come
tornare in famiglia».
A proposito di famiglia, se l’è portata anche sul lavoro...
«È vero, accanto a me c’è Andrea, mio nipote: ha 23 anni ed è figlio di
mio fratello Luciano, che è stato corridore juniores e dilettante. È un
buon meccanico, scrupoloso e attento e mi dà un grande aiuto sulla parte
tecnologica».
Lei insegna ad Andrea, ma quali sono stati i suoi maestri?
«Due nomi su tutti, Domenico Garbelli e Mario Rossin».
E prima di approdare al ciclismo, cosa faceva?
«Ho lavorato sedici anni a Pero, alle Officine Meccaniche Vimercati
come operaio attrezzista. Nel ciclismo ho iniziato collaborando con le
società della mia zona, la Biringhello, l’Us Rho, la Barbaiana Eureka
con Carlo Vannuzzi».
Storico il suo sodalizio con Giancarlo Ferretti.
«Abbiamo lavorato insieme per 17 anni e per me Giancarlo è stato un
fratello maggiore. L’anno scorso sono stato premiato per il 20° Tour: se
ci sono riuscito, lo devo anche a Ferron».
E adesso Corti...
«Con Corti mi trovo benissimo: questa è una vera famiglia composta da
ragazzi eccezionali, forti, umili ed educati, cosa che è difficile
trovare altrove. Pensate che quando ho consegnato loro le biciclette,
uno ad uno hanno voluto tutti fare la foto con me e non la finivano più
di ringraziarmi. Dove li trovate oggi dei ragazzi così? Se poi ci
aggiungete che vanno anche forte in bicicletta...».
Amico prima che meccanico, sempre con il sorriso e la battuta pronta.
Sei stata una di quelle persone che mi ha insegnato che quando il corridore vince, vincono anche i meccanici, i massaggiatori e tutto il team!
Ciao Vecio.
Enrico
Ciao Giancarlo!
4 luglio 2016 11:12glennpeter
Ciao Giancarlo, riposa in pace. Sentite Condoglianze alla famiglia Bianchi!
ciao
4 luglio 2016 13:22club
Ciao Giancarlo la stima che nutrivi verso me e mio fratello perché dicevi ci intendevamo di meccanica, grazie un caro arrivederci, r.i.p.
R.i.p. Giáncà
4 luglio 2016 13:27FabioRoscioli (Spagna)
1987 il mio 1º meccanico da Prof. (Ariostea)
maneggiava tutte le nostre bici e ruote con mani di velluto
senza fare distinzioni fra quelle di capitano o di gregari,
ciao Giáncà (cosí chiamavo te come del resto anche il D.S.)
le piú sentite condoglianze a tutti i familiari.
Ciao Giancarlo
4 luglio 2016 20:20Paoloriani
Mi è spiaciuto moltissimo, speravo e pensavo avessi superato questo brutto ostacolo, non è stato così. Ti conoscevo dal 1984, eri un gran lavoratore e preciso. Mi avevi ancora una volta messo a posto la mia bici.
A rivederci. Paolo
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