Saronni: «Nell'affaire Operacion Puerto qualcuno ha sbagliato»

| 07/12/2006 | 00:00
«E’ una buonissima squadra, con un anno di esperienza in più e un pizzico di fortuna, questa è una squadra che può fare davvero grandi cose». Beppe Saronni, general manager della Lampre-Fondital è sicuro che il 2007 sarà una stagione con la «s» maiuscola. Cunego, Bennati, Ballan, Napolitano, mettiamoci anche Fiuguras e qualche giovane atteso al salto di qualità, sono tutti motivi per pensare positivo. La squadra c’è, il morale pure, diciamo che a rendere meno sereno il fine anno al grande campione di Parabiago sono questioni che con il suo team hanno ben poco a che vedere. I problemi sono sempre i soliti: Pro Tour, licenze da concedere o togliere, rapporti con gli organizzatori dei Grandi Giri, Operacion Puerto, test del Dna, e l’ingombrante figura di Manolo Saiz. Domani a Bruxelles i gruppi sportivi si troveranno per fare il punto della situazione: sul tavolo tutti questi argomenti, nessuno escluso. «Lavoriamo più per cercare di sistemare le cose da un punto di vista “politico” che a far girare nel migliore dei modi i nostri team – dice con il suo classico sorriso, tra l’amaro e l’ironico Beppe Saronni -. Domani ci troveremo per fare il punto della situazione, per guardarci negli occhi, per capire cosa fare: siamo alla resa dei conti. Vedrete, sarà un finale d'anno con i botti e il Capodanno centrerà ben poco. In linea di massima noi gruppi sportivi vogliamo che non vengano concesse altre licenze. Un Pro Tour con 18 squadre andrebbe benissimo anche agli organizzatori dei Grandi Giri e sarebbe un bel gesto di buona volontà. Contenti noi, contenti loro che potrebbero avere un paio di wild-card in più per i grandi Giri. Ma temo che l’Uci non la pensi allo stesso modo, e la cosa mi preoccupa molto perché loro continuano a ragionare solo sotto un punto di vista politico, noi invece abbiamo a che fare tutti i giorni con il nostro rischio di impresa». Ma dell’Operacion Puerto si è fatto un idea? «Qualcuno ha sbagliato – dice senza tanti giri di parole -. Il mondo del ciclismo in questi ultimi cinque mesi è stato messo alla berlina e qualcuno deve risponderne. Mi faccio solo una domanda: se il dossier di Strasburgo, quello delle 38 pagine, che è servito a rimandare a casa dei corridori, allora valeva e oggi non più, qualcuno deve spiegarci cosa è successo nel frattempo. I team hanno agito dopo che gli uffici legali della Aso e dell’Uci si sono espressi. Hanno sbagliato? Che ce lo dicano e ne paghino le conseguenze. Noi ci siamo limitati ad applicare un codice etico sulla base di indicazioni legali precise. Ieri era tutto chiaro, oggi non lo è: io qui mi fermo e attendo spiegazioni come del resto i miei colleghi».
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