ADISPRO. Miozzo: in carovana solo gente esperta

PROFESSIONISTI | 26/04/2016 | 07:41
Il ciclismo si interroga dopo la tragica morte di Antoine Demoitié, venticinquenne belga travolto in corsa da una mo­to dell’organizzazione durante la recente classica Gand-Wevel­gem. Momento funesto per le due ruote con la paura che aumenta e attanaglia i protagonisti delle varie gare: ciclisti in primis, ma anche direttori sportivi. Del momentaccio ne parliamo con il diesse padovano Fla­vio Miozzo, oltre venticinque anni in ammiraglia, da sempre nel consiglio direttivo dell’ADISPRO.

«È triste quando succedono queste cose che ti fanno star male. Per carità sappiamo tut­ti bene che l’incidente sul­le strade può capitare, fa purtroppo parte del gioco, ma è anche vero che ci sono dei re­golamenti, e quando succedono i fatti come in Belgio, si­gnifica che qualcosa non ha funzionato. Dalla vettura di inizio corsa al finecorsa esiste un regolamento ben preciso dove tutti de­vo­no fare il loro lavoro sempre seguendo i giusti criteri: se qualcuno non rispetta le re­gole può capitare, come è successo alla Gand, che le co­se non vadano bene e succeda l’irreparabile. Nelle grandi cor­se, come le classiche in Belgio, ci sono tanti interessi diversi in ballo e quindi al se­guito della gara ci sono tanti, direi troppi, mez­zi. Se qualcuno non è pronto, non è preparato e non ha l’esperienza adatta, si rischia. E può scapparci la tragedia. Al Tour de France, lo dico per esperienza personale, è un vero e proprio disastro per chi, come noi di­rettori sportivi è alla guida delle ammiraglie e deve seguire i propri corridori: al seguito ci sono troppi mezzi che non servono, che intralciano e a volte impediscono a noi di fare il nostro lavoro considerando che tante volte le strade sono strette e quindi la possibilità di muoversi è già ridotta. E le moto in particolare sono molto pericolose. Se alla guida c’è un pilota che conosce la corsa allora tutto va be­ne, in caso contrario si rischia moltissimo perché il gruppo o il corridore che ti stanno da­vanti possono frenare improvvisamente, possono scartare per una bu­ca sulla strada o per l’asfalto viscido e via di­cendo. Se chi guida non è preparato a tut­to questo, sono do­lori: ci so­no dei momenti in cui devi capire al volo se muoverti o no, se devi fermarti per evitare guai. Bisogna stare concentratissimi dall’inizio alla fine e non è da tutti».

Invece, negli ultimi tempi in maniera più evidente, i mez­zi al seguito delle corse, in particolar modo all’estero, sono notevolmente aumentati di nu­mero con i problemi che purtroppo stanno ve­nendo a galla. Non è il caso di intervenire in modo drastico e, oltre a ridurre auto e moto in cor­sa, pretendere alla guida persone in grado di sapersi de­streggiare come si deve?
«Pienamente d’accordo. Chi guida un mezzo che sta al se­guito della corsa deve avere la preparazione per farlo. Fac­cio un esempio su tutti: Guido Bontempi ora guida la moto di radio corsa, lui ha corso e poi fatto il diesse per tanti an­ni e sa perfettamente come de­streggiarsi, anzi lui addirittura è in grado di prevedere quello che può capitare al ci­clista o al gruppo davanti a lui. Può prevederlo in quanto in certe situzioni chissà quante volte ci è passato. Il direttore di corsa e il presidente di giuria devono far rispettare il regolamento durante la corsa e sui mezzi ci vogliono persone qualifcate: troppe volte, le moto in primis ma anche le auto, so­no al posto sbagliato nel mo­mento sbagliato. Gli operatori devono capire che non è come nel calcio, che se non sei presente nell’attimo giusto perdi il gol: nel ciclismo il corridore in fuga se non lo prendi in quell’attimo, puoi fotografarlo o filmarlo subito dopo. Bisogna solo avere un attimo di pazienza, evitare di intralciare la marcia dei corridori in certi punti difficili, e poi si possono fare tutte le foto e i filmati che uno vuo­le».

Lasciamo da parte un attimo questo problema che va co­munque assolutamente af­frontato e risolto in gran fretta. Come vedi questo inizio di stagione?
«Purtroppo il nostro movimento soffre e si vede. Al Gi­ro d’Italia non è stata invitata una formazione italiana, mi riferisco alla Androni Sidermec, e non è una bella cosa. Capisco che tanti nostri team Professional hanno strutture piccole, ma è una fortuna che ci siano ancora queste formazioni che stanno svolgendo un lavoro importante, che danno lavoro e che lanciano giovani corridori per i team maggiori. Bisogna invece valorizzare il movimento italiano: fare il Giro è il massimo e salva non solo le squadre ma an­che i posti di lavoro. E poi bisogna dare motivazioni al nostro settore giovanile, mi riferisco ai dilettanti e gli ju­niores: se quello che deve essere il punto di arrivo per un corridore e un team che vogliono crescere  viene in qualche modo calpestato, significa che c’è qualcosa che non torna».

Valerio Zeccato, da tuttoBICI di aprile
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COMMENTI
tutti bravi
26 aprile 2016 15:38 tralepieghe
caro Flavio dici bene, ognuno al proprio posto con la propria professionalità, se poi entri nella tematica dei fotografi, forse non conosci il mestiere, quindi da buon ds rimani nei ranghi e continua, o non, a guidare l'ammiraglia

miozzo?
26 aprile 2016 18:14 FrancoBui
Ma da quanti decenni questo Miozzo non guida l\'ammiraglia al tour?

Niente di nuovo
26 aprile 2016 20:56 IngZanatta
Miozzo non ha detto nulla di nuovo, solo cose già sentite molte volte

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