Dopo un anno torna a parlare Heras: sono innocente...

| 23/11/2006 | 00:00
Sabato prossimo, sarà passato un anno esatto: era il 25 novembre 2005 quando le controanalisi rendevano ufficiale la positività di Roberto Heras (foto Marca). Da allora il ciclista spagnolo non ha mai parlato e lo ha fatto ora, per la prima volta, in una intervista concessa al quotidiano spagnolo Marca, della quale vi proponiamo alcuni estratti. «Non mi sono nascosto in questi mesi, ma la mia vita da allora è cambiata e solo ora credo sia il momento di stilare qualche bilancio. È stato un anno molto duro, per me, in particolare all’inizio e poi a luglio, durante il Tour, una corsa che ho sempre avuto nel cuore». «Cosa provo? Un senso di impotenza, perché dopo un anno non mi è stata ancora fornita, nemmeno in tribunale, la prova che ho sempre chiesto: la certezza che le controanalisi sono state svolte sul mio campione. Mi accusano di aver assunto EPO, ma mi hanno consegnato solo l’esito della prima analisi, ma non ho alcun documento relativo alle controanalisi. Come posso difendermi?». «Quelle carte il mio avvocato José María Buxeda ed io le abbiamo chieste quattro volte, ora lo faremo una quinta, ma da un anno a questa parte siamo senza risposte. Quindi non posso nemmeno parlare delle controanalisi, non ho nulla in mano, anche se sono il mio pensiero fisso». «Anche la squadra non è stata corretta con me. All’inizio ci siamo incontrati diverse volte con Pablo Antón, ma ora dico che non ho avuto l’appoggio che mi aspettavo, in particolare dallo stesso Pablo Antón e da Manolo Sáiz». «Io mi sento innocente: lo dicevo un anno fa e lo ripeto oggi. Il mio sogno è quello di tornare a correre, perché mi manca la gara, mi manca lo spirito della squadra... Mi piacerebbe che il giudice ascoltasse il mio ricorso, che analizzasse le anomalie che ci sono in questo caso, ma i tempi sono lunghi e devo per forza avere pazienza».
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