Moser: alleanze trasversali? Sempre possibili

| 27/09/2004 | 00:00
Potrebbe essere anche il mondiale delle alleanze ''trasversali'' quello che si correra' domenica prossima a Verona. Vale a dire che i compagni di club, seppure di nazionalita' diversa e qui a Verona con una maglia differente, potrebbero dare una mano ai capitani delle squadre che gli danno lo stipendio. Una cosa che e' gia' successa in passato e che potrebbe succedere ancora. Di corridori che possono ambire al titolo e che hanno un buono numero di compagni in altre nazionali ce ne sono almeno tre. A cominciare dall'azzurro Paolo Bettini, che corre per la belga Quickstep-Davitamon, che oltre ai belgi ha corridori anche in varie selezioni. Poi c'e' Oscar Freire, gia' due volte iridato, che potrebbe contare su qualche aiuto dai compagni dell'olandese Rabobank presenti a Verona. E ancora Davide Rebellin, neo-argentino. L'ex azzurro sara' l'unico partente con la maglia del paese sudamericano, ma ci saranno diversi atleti della sua squadra, la tedesca Gerolsteiner. Alleanze trasversali che pero' non preoccupano il Ct azzurro Franco Ballerini: ''Esistono, si sa. Non ci dovrebbero toccare, io credo nell'onesta' dei miei corridori e nella fierezza che hanno nel vestire la maglia azzurra''. Francesco Moser, uno che di mondiali se ne intende (iridato nel '77 a San Cristobal, secondo nel '76 e '78), ne ricorda un paio di casi di alleanze trasversali. Uno lontano: ''Nel '68 ad Imola quando Vittorio Adorni vinse, c'era stata una collaborazione con Merckx: correvano per la stessa squadra''. Uno vicino, solo ipotizzato e tutto interno alla nazionale, ma che brucia ancora: ''Lisbona 2001, Lanfranchi e' andato a riprendere Simoni che era in fuga all'ultimo giro. Forse voleva favorire i suoi compagni della Mapei. Non ci sono prove ma credo sia andata cosi'. Anche se fosse vero, come dice Lanfranchi, che non sapeva chi aveva davanti, allora perche' e' andato a tirare? Qualcuno forse glielo avra' detto. Certo se crei una nazionale compatta hai piu' garanzie sotto questo profilo, pero' quando la squadra ha lavorato tutto il giorno alla fine e' necessario che chi e' candidato a fare la punta deve vincere''. E quello che e' certo e' che le alleanze trasversali non stupiscono gli addetti ai lavori: ''E' normale - dice ancora Moser - se alla fine ti trovi in un gruppetto e non c'e' nessuno della tua nazionale, ma c'e' il capitano della squadra per cui corri, e' naturale che una mano gliela dai. E' sempre successo. Non ricordo con precisione, ma di qualche tirata di compagni di squadra ma non di nazionale ne ho beneficiato anche io ai mondiali. Quelle che contano, pero', sono le tirate nel finale, se hai qualche avversario in fuga. Li' una mano puo' essere determinante''.
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