Bettini: bella l'idea del simbolo mondiale per i miei compagni

| 13/10/2006 | 00:00
Sarà sicuramente uno dei corridori che domani lotteranno per il successo finale nel Lombardia, anche se di promesse non ne fa: «Dopo quello che è successo - spiega infatti Paolo Bettini - non so cosa riuscirò a fare: questa settimana l’ho vissuta un po’ meglio, le gambe sicuramente ci sono, ma bisognerà vedere quello che dirà la testa. Se sono qui, comunque, è per onorare la maglia che indosso e la memoria di mio fratello Sauro». Il campione del mondo insiste, sull’importanza della testa in una gara come quella di domani: «Sabato al Giro dell’Emilia, per esempio, le gambe c’erano, ma la testa era altrove, non mi sono reso nemmeno conto se ho fatto fatica oppure no. Il giorno dopo, nel Beghelli, le cose sono andate un po’ meglio, ma se mi chiedete cosa facevo là davanti, nemmeno io lo so». E gli avversari per domani? «Da quattro anni almeno non guardo una lista di partenza, alla vigilia di una corsa: i nomi li sapete tutti, sono quelli di sempre. Vedremo chi riuscirà ad essere davanti in questo finale di corsa che è veramente incredibile, disegnato per uomini davvero forti». Cosa pensa della vicenda di Basso? «Gli auguro tutto il bene possibile, perché è un amico, ma non entro nel merito della vicenda perché non ne conosco i dettagli». Il ciclismo, comunque, fatica ad uscire da un momento difficile. «È vero, ma la colpa è solo nostra: sarà così finché ci sarà qualcuno che continuerà a sbagliare». Sappiamo che i vertici federali, il presidente della FCI Renato Di Rocco ed il presidente del CCP Alcide Cerato, hanno incontrato il numero uno dell’UCI Pat McQuaid per proporgli di istituire un piccolo simbolo da mettere sulle maglie di coloro che hanno aiutato a vincere il campione del mondo: che ne pensa? «Mi sembra un’ottima idea perché, se è vero che il ciclismo è uno sport individuale, altrettanto vero è il fatto che senza compagni non si va da nessuna parte. Io a Salisburgo mi sono inventato quel guizzo finale, ma ho potuto farlo perché i miei compagni mi avevano consentito, con il loro lavoro, di trovarmi in quel punto al momento giusto». Domani si parte da Mendrisio e a pochi chilometri da qui lei arrivò quarto nel mondiale Under 23 del 1996: cosa ricorda di quel giorno? «Ricordi ne ho tanti, spiegazioni poche: fatico a spiegarmi perché ci ho messo così tanto a vincere il mondiale, figuratevi se riesco a spiegarmi quella gara. Ho fatto meglio dei miei compagni di allora? È vero, ma non dimentico che nei miei dieci anni di carriera ero stato finora molto fortunato, mentre quello che io sto vivendo adesso, altri (leggi in particolare Giuliano Figueras, ndr) lo hanno vissuto prima di me». Per questo Giro di Lombardia, Bettini potrà contare sul sostegno dei suoi cari: a Como lo aspettano infatti papà Giuliano, mamma Giuliana, il nipote Francesco, figlio di Sauro, ed il cuginetto Andrea. Il campione del mondo cercherà il grande risultato anche per loro.
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