L'ORA DEL PASTO. PETER IL RAPPRESENTANTE

STORIA | 29/09/2015 | 07:12
Giovanni ha muscoli di acciaio, una dote naturale, una eredità famigliare, una passione sportiva, sarà anche l’allenamento, in bici in piscina con gli sci e con la tavola, la tavola a vela mica la tavola imbandita, in pianura ti sfila dalla ruota, in salita piuttosto che mollare ci muore, in discesa non tira i freni, adesso è troppo tardi ma se si fosse dedicato al ciclismo prima avrebbe potuto fare tranquillamente il professionista, e a dirlo non sono io ma uno che ha fatto sette anni da professionista e vinto tre tappe al Giro d’Italia e indossato anche la maglia rosa, adesso si depila le gambe, dico Giovanni non l’ex maglia rosa, sì poteva anche farne a meno ma lui dice che è meglio così, sarà per i massaggi o sarà che se cade poi la ferita si pulisce in fretta, comunque quello che io ammiro di lui è la tenacia, la convinzione e tutta questa forza, tutta questa potenza.

Viola ha una pedalata leggera, femminile, urbana, spensierata per quello che si può esserlo in città fra macchine e autobus, portiere e clacson, e poi impegni e orari, appuntamenti e doveri, ma se quella bicicletta un po’ scricchiolante e a tratti perfino sbilenca ha una sua eleganza e stile allora significa che lei riesce a trasmettergliela, mi piace quando la incrocio, io sempre trafelato e mi immagino impresentabile, lei leggera e femminile, io la saluto, il mio saluto è un urlo, un’eco, un servizio, lei mi risponde, la sua risposta è uno squillo, un cinguettio, una volèe, mi dà sempre l’impressione di lasciare dietro di sé una scia di farfalle o di petali o di stelline, come in un’oasi o in un bosco o in una fiaba.

Adriano quasi non va più in bici, preferisce il motorino, per quanto non sembri ormai sarà più vicino agli ottanta che ai settanta, c’è da capirlo, però quando pedala lo fa ancora con una certa energia, spinge come se fosse un arrotino, come se pigiasse l’uva, come se avesse i piedi gelati, la sua è una vecchia bici, l’avrà recuperata da qualche parte, magari un vecchio cliente con una vecchia bici, tieni Adriano pensaci tu, perché Adriano è nato fra bici e moto, la bottega del padre, che ha ereditato, mantenendo la stessa penombra, forse gli stessi calendari un po’ osèe, e lo stesso odore di olio e grasso, e quella bottega è un minuscolo centro sociale, si chiacchiera si commenta si discute, si abita si respira si vive.

Giovanni, Viola e Adriano. Peter Sagan, da poche ore, che lo sappia o no, li rappresenta al mondo.
 
Marco Pastonesi
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COMMENTI
Peter Sagan,
29 settembre 2015 10:54 canepari
che lo sappia o no...., ma probabilmente lo sa, é il rappresentante e l'immagine volante di chi è convinto che il ciclismo sia uno sport individuale. Infatti ha vinto senza squadra, senza una pletorica e inutile struttura dirigenziale alle spalle, probabilmente senza alleati, snobbando consigli di dietologi del CEPU e infischiandosene bellamente di DS più o meno blasonati frementi ai box o spettinati dal vento dei finestrini delle ammiraglie. Si è nascosto, ha avuto la fortuna che gli è mancata alla Vuelta e, soprattutto, al momento giusto ha avuto tanta forza che gli usciva dalle orecchie. Da giovane avrei voluto essere un Peter Sagan.....

evviva gli italiani!!!!
29 settembre 2015 13:56 lattughina
adesso che Sagan ha vinto il mondiale si scatena la bagarre ad incensare questo (bravo e simpatico) corridore come un idolo stratosferico. Tutti, ma proprio tutti gli amanti della bici acclamano alle doti di superman di questo ciclista che quest'anno non si è proprio quasi ma visto sul gradino più alto delle premiazioni e che è stato rincorso da parecchia dose di sfortuna. Quella sfortuna che si è tramutata in fortuna e anche bravura di essere al posto giusto al momento giusto. Tutto qui. Che poi fosse una corsa in linea di indiscusso valore che si chiama Mondiale è tutta un'altra cosa. Il Mondiale è una corsa di grande pregio come una grande classica a livello della Sanremo, Fiandre, che premia quello che arriva primo con una bella maglia iridata che, spesso, gli raddrizza una stagione storta e chi aumenta l'ingaggio. Questo è il mondiale, nulla di più. Evviva gli italiani!

Commentate pure (con cautela ed informati però)
29 settembre 2015 20:38 Bartoli64
Cari Canepari e Lattughina,
fossi in Voi andrei più cauto nell’esprimere certe considerazioni su Sagan, sulla sua gestione e sull’individualità del ciclismo.

Che l’attuale Campione del Mondo sia un autentico asso del pedale (almeno per quel che mi riguarda) lo si era visto già ai suoi esordi nel professionismo, e quanto ai precedenti risultati di quest’anno - sfortuna o meno - una continua collezione di piazzamenti di certo indica la sua eccellente qualità di corridore.

D’altronde è stata la sua stessa Maglia Verde conquistata al Tour a confermarlo pienamente in queste qualità, pur essendo stato Froome il vincitore della Gran Boucle e Greipel il corridore con il maggior numero di tappe all’attivo.

Quanto ai dietologi siamo così sicuri che quelli della Tinkoff si siano laureati al CEPU? Per il momento in quello stesso team si registra un cambio del regime alimentare di Aru e che i dietologi stessi della squadra hanno consigliato al corridore sardo (Aru ha poi vinto la Vuelta n.d.r.).

E’ pur vero che all’inizio dell’anno qualche errore tecnico (anche di un certo peso direi) è stato commesso nei confronti del talento slovacco, questo per effetto del cambiamento di posizione e (sembra) anche per il cambio nelle tabelle di allenamento; ma che Sagan, oltre ad essere Campione del Mondo, sia contestualmente divenuto metodologo ed anche biomeccanico personalmente avrei qualche dubbio, quindi propenderei più per il fatto che la sua squadra abbia adottato con lui degli adeguati correttivi che lo hanno poi portato, tra i vari bellissimi risultati precedentemente ottenuti, alla splendida performance di domenica scorsa.

Quanto poi al fatto che il ciclismo sia sport individuale non ci piove… resta però il fatto che il ciclismo è il più “di squadra” tra gli sport individuali (concetto peraltro spesso ribattuto dal compianto Prof. Aldo Sassi), e non sarà una splendida prestazione come quella di Richmond (dove il tracciato consentiva un’azione di forza a ridosso del traguardo) a consigliare i team a puntare su un solo leader, magari lesinando pure sui contratti dei c.d. “uomini squadra”, né i campioni a vestire le maglie di squadre più deboli.

In buona sostanza: le frasi dette ad effetto saranno anche carine, me se poi sono dette senza conoscere bene le realtà dei fatti (per altro con il rischio di screditare il buon lavoro svolto da altri) forse non si fa una buona figura…

Cordialità.

Bartoli64

P.S. anche Greg Lemond vinse un Campionato del Mondo arrivando al raduno di partenza in auto con il padre che gli montò le ruote della bici (e quel giorno vinse perchè era proprio il più forte).

Anche lui, però, correva tutte le altre gare in un Top Team che si chiamava "La Vie Claire" e dove, tra gli altri, aveva per compagno un certo Bernard Hinault.

x bartoli
30 settembre 2015 10:27 lattughina
Nel mio commento non ho tolto nulla al valore di Sagan. Ho solo detto che nonostante una stagione grigia è stato bravo e fortunato ad essere al posto giusto al momento giusto in una gara che si chiama Mondiale che ti proclama il migliore del mondo. Ribadisco il mio pensiero, la maglia iridata spesso non è indossata da chi corona una stagione al top. Prova a smentirmi. Ciao.

x lattughina
30 settembre 2015 12:17 Bartoli64
Ma figurati, non provo affatto a smentirti, però credo riesca più difficile a te smentire il fatto che (come diceva un certo Giancarlo Ferretti) per entrare nella storia di questo sport bisogna almeno vincere una di queste gare-monstre: Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi, Giro, Tour, Vuelta, Lombardia e MONDIALE.

Ergo… Sagan quest’anno non sarà stato il miglior ciclista al mondo (anche per le varie ragioni che ti ho già esposto), però con questa vittoria nella storia di questo sport - e nei suoi più prestigiosi Albi d’Oro - c’è entrato di sicuro!

Bartoli64

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