IL DOPING DEGLI ALTRI

TUTTOBICI | 23/09/2015 | 08:15
Ma quando si scopre che il doping è fenomeno dif­fuso in tanti altri sport, anche più nobili del ciclismo che è plebeo e se ne van­ta, noi ciclofili dobbiamo essere contenti? Personalmente io lo sono. Lo sono e lo dico e qui lo scrivo an­che perché troppe volte mi ac­cade di essere chiamato non tanto a discolpare, anzi a cercare di di­scolpare, in presenza di accuse che sono subito sentenze, il ciclismo su­bissato di denunce e di sospetti, ma a discolpare me stesso reo di certe brutte frequentazioni giornalistiche e non solo. Elen­co allora i miei pensieri peraltro dogmatici: il doping non esiste soltanto in quegli sport (quasi tutti) che non fan­no un serio antidoping o che non fanno antidoping per nulla; co­mun­que il doping conosciuto at­tualmente soccomberà presto di fronte ai trapianti, alle clonazioni e all’ingegneria genetica; ci può an­che essere un doping che porta più vantaggi che dan­ni; il primo do­ping è il censo, nel senso che il ric­co si nutre me­glio del povero; ca­so­mai il problema grosso è quello della lealtà, cioè della partenza tut­ti sulla stessa linea per la stessa competizione.

Le rivelazioni sulla approssimazione di tanti, troppi controlli, specie ematici, nell’atletica leggera di ve­trina, con la messa in discussione di tantissime medaglie olimpiche e mondiali, hanno portato subito i benpensanti, che sono poi quasi sempre i farisei, a cercare di spostare tutto sul mon­do della bicicletta: invece di di­re “anche l’atletica”, hanno det­to”come il ciclismo”. In Italia - toh - dopo pochi giorni dalle rivelazioni di una realtà sempre sospettata, si è parlato in alto e basso loco di preoccupazione ad alto livello non solo sportivo, ma anche sanitario e giurisdizionale, per la diffusione del doping a livello (magari basso) amatoriale fra i ciclisti ed i podisti. Tutta gente che ha un’età notevole, la quale età magari implica anche il di­ritto di pasticciarsi il corpo a pia­cere. Secondo me si è trattato di un diversivo persino sfacciato, nei giorni poi della “scoperta” del­la discoteca tragico laboratorio chi­mico, con un’azione giornalistica di informazione deviante, per di­strarre l’attenzione dal doping dei campioni, quello che i giovani possono cercare di imitare (dei vec­chi che si bombano i giovani ri­dono), ma anche quello difficile da individuare per l’alto livello scientifico delle sue pratiche, per la bas­sa volontà politica di eseguire azioni forti, e difficilissimo da colpire per la personalità dei campioni, in molti casi ambasciatori autentici del loro possente paese, fortissimo in chiave elettorale, e spesso anche testimoni pubblicitari di holding economicamente potentissime e influenti sulle votazioni per la scelta del­le sedi dei massimi eventi sportivi.

Io mi chiedo come sia possibile continuare ad usare il ciclismo quale sfogatoio e intanto lasciarsi scorrere addosso, come su un impermeabile ad alta tenuta, la no­tizia di due tennisti azzurri ra­diati per scom­messe illecite, anche su se stessi. Eppure è accaduto: niente scandalo, al massimo un “ma no?” con probabile alzata di ciglio. Io mi chiedo come sia possibile continuare a pensare che nel calcio non ci sia che qual­che vago accenno di do­ping, soprattutto da ignoranza o errore, quando basta guardare una fotografia dei polpacci dei giocatori di adesso e scoprirli grossi come le cosce dei calciatori di una volta (a meno di credere a migliaia e migliaia di ore in palestra…). Come si ignori anzi si voglia ignorare che la cocaina - droga, ma an­che doping - ormai è nel menu di tanti atleti di tanti sport, an­che e magari specialmente dove si serra fra le mani un vo­lante.

Ipocrisia, complicità e attesa. Attesa di cosa? Ma dello scandalo puntuale offerto dal ciclismo, del dirottamento facile di attenzioni e sdegni, del diversivo comodo. Il ciclismo, sport che ospita anche patetici commoventi dementi, non fa mancare nulla a chi lo sa usare come bersaglio di­straente. Si gratta le rogne esponendole, si sottopone a controlli avvilenti, quasi si compiace di una leadership chimica. Come a dire: noi abbiamo controllori severi dei costumi, ma abbiamo anche una utenza che è la più sbarazzina. E abbiamo pure avuto il più grande baro e i peggiori gendarmi (il caso Armstrong). Roba da Freud in bicicletta.

Pensieraccio di chiusura, con do­mandacce di aper­tura di altra di­scussione: cosa escogiterà il ciclismo se in altri sport importanti na­scerà un caso più vistoso di su­periore quello di Armstrong? Perderà, lode a Dio - una sua “su­premazia”? In merito esistono quelli che diconsi timori per alcuni, buone speranze per altri. In­tanto il “monumento” - concorrenziale a quello ad Arm­strong - al non doping “an­che se”, al mai do­ping “nonostante che”, per alcuni sembra avere già le fattezze, pur se non ufficialmente il nome, e sono quelle di un grande sprinter giamaicano. Non dite poi che non vi avevamo avvertiti.

Gian Paolo Ormezzano, da tuttoBICI di settembre
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COMMENTI
OK
23 settembre 2015 11:35 emmemme53
Giampaolo: un commento che non fa' una grinza.

Grazie zio
23 settembre 2015 12:20 tonifrigo
Zio Pallina, al solito, caustico e gentile. Insomma, geniale. Fingendo di sverniciarli, li prende a sportellate. Grande.

doping
23 settembre 2015 13:20 siluro1946
Ormezzano presidente. Aggiungerei per chi pensa che solo nel ciclismo non ci sia etica, soprattutto i talebani dell'antidoping, le recenti vicende Volkswagen, tutti bravi, fino a quando non vengono controllati e scoperti, come succede in molti sport.

GPO
23 settembre 2015 13:58 gianni
Sempre molto gustoso Gpo (che leggo dal famoso Tour 1965)
saluti dalla terra di Lino Fornara
Gianni Cometti

Parole sante Dr. Ormezzano...
23 settembre 2015 15:21 Bartoli64
... persino banali da quanto possano essere diventate addirittura scontate.

Che l’atletica non sia più quella interpretata da Mennea lo sanno da tempo anche i sassi, e persino il grande Carl Lewis ebbe a dire al momento del suo ritiro: “lascio un’atletica malata” (e non è che l’asso americano si sia ritirato l’altro ieri), mentre per il calcio che ne parliamo a fare?

Certo è però che il dare del cornut* all’asino - quando si è praticamente da sempre I BUOI - è esercizio difficile per chiunque, anche per una penna sopraffina, appassionata ed eccezionalmente competente coma la Sua.

E già perché “il ciclismo è cambiato” (noto key-message che di continuo passa tra i commentatori della RAI fino all’ultimo dei giornalisti del settore), però qui intanto tra i ciclisti a tutti i livelli le positività continuano a saltar fuori a gogò, ma che strano eh… sarà che qualcuno dice e scrive czate?

E così finisce che un articolo come il Suo caro Dr. Ormezzano, sia pur pieno di fatti e circostanze difficilmente confutabili, rischia di andare a rafforzare l’italianissimo concetto del: “lui è peggio di me come quello è peggio di quell’altro”, assioma molto diffuso tra la popolazione nostrana e che, indubbiamente, è tra le cause principali se non proprio la base del nostro inconfutabile sucCESSO.

Le farò una confidenza Dottore, di leggere articoli come questo ultimo Suo ne sono francamente stufo, anche perché li ritengo diseducativi se non addirittura dannosi, per cui spero non se ne abbia a risentire se il poco sale in zucca che mi è rimasto (nonostante i ns. sempre "indipendentissimi" mezzi d’informazione) proprio non mi permette di unirmi al sovrastante coro dei Suoi entusiasti lettori.

Sinceramente e rispettosamente.

Bartoli64

A Gianpaolo Ormezzano
24 settembre 2015 08:51 angelofrancini
Non potrebbe dedicare alcune riflessioni a Bartoli64, suo collega amante dell'anonimato, come quelle che scriveva sul "La Buona Sera, periodico di vita, morte e miracoli" a metà degli anni '90.
Gli sarebbero utili per capire che lui e la sua cattiveria ignorante avranno fine.

Il BUE italiota
24 settembre 2015 15:02 Bartoli64
Ed ecco sopra un classico esempio di "BUE italiota".

Certo che darmi del cattivo e dell’ignorante quando sei proprio tu - caro Francini - a sputare di continuo veleno su chi non è della tua “fazione” (oltre ad NON capire una SEGA di diritto), è veramente il massimo del minimo.

Ma come ti ho già detto più volte, ed ancora te lo ribadisco, di te non me ne curo affatto né mi meraviglio più della tua vomitevole faziosità.

E portati sempre dietro una scorta di Maalox, mi raccomando!

Bartoli64

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