XCO. Marco Ponta aggredito durante un allenamento

FUORISTRADA | 02/07/2015 | 20:24
Si stava allenando da solo per i campionati italiani del 19 luglio a Volpago di Montello (TV), quando è stato fermato da due uomini, a quanto pare dell’Est europeo, che hanno cercato di rubargli la bici. La disavventura è capitata ieri sera all’azzurro del ciclocross Marco Ponta lungo la strada che da San Pietro di Ragogna, in provincia Udine, porta al monte Muris. I due hanno inseguito su un furgone il 28enne residente a Colloredo di Montalbano (UD), che milita nella Corratec Keit, quindi l’hanno affiancato obbligandolo a fermarsi. Lui ha reagito all’aggressione e ha avuto la meglio sui due, scappati perché sulla strada stava arrivando qualcuno. Alla stazione dei carabinieri di Majano Ponta ha formalizzato la propria denuncia.

«Erano circa le 18.30, sono partito da solo e stavo percorrendo la strada, in quel momento deserta – racconta Ponta al Messaggero Veneto – improvvisamente ho sentito un mezzo avvicinarsi alle mie spalle, procedeva lentamente. Si trattava di un furgone vecchio di colore bianco, all’interno c’erano due persone, due giovani. Mi hanno affiancato, poi mi hanno stretto sul margine della strada obbligandomi a fermarmi».



«Ho agito d’istinto – racconta Ponta – e non avendo armi a disposizione mi sono difeso con quello che avevo a portata di mano: ho lanciato la bici addosso a quell’uomo e l’ho colpito in faccia con la corona, nel frattempo però è sceso anche il conducente, avevano entrambi sui 25 anni. Mi ha rivolto qualche parola con un accento dell’Est, ma non ho capito cosa stesse dicendo, intanto – aggiunge – ha cominciato a strattonarmi, strappandomi la maglietta che indossavo con il chiaro intento di derubarmi».

Fortunatamente in quel momento lungo la stessa strada scava scendendo qualcuno con un motorino e il rumore del mezzo che stava sopraggiungendo ha allertato i due che sono risaliti in fretta e furia sul furgone e sono scappati. «Ho avuto fortuna – ammette Ponta – probabilmente se non fosse passato nessuno non se ne sarebbero andati, ho anche il sospetto che mi abbiano seguito e che abbiano atteso il momento giusto per entrare in azione e derubarmi».

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COMMENTI
Pazzia
2 luglio 2015 21:07 Carmelino
Siamo al limite della pazzia..credevo che queste cose accadevano,purtroppo,solo in sudamerica.

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