«Situazione molto triste. Questo è ciò che accade quando il governo non viene eletto da coloro che dovrebbe rappresentare e proteggere»: le parole di Jonathan Vaughters, general manager della EF Education Easypost danno una fotografia netta e chiara di quanto sta accadendo ai vertici del ciclismo mondiale.
L’UCI, come ha rivelato un’inchiesta del collega Stephen Farrand per Cyclingnews, è infatti pronta a utilizzare i fondi del progetto di sicurezza SafeR per portare avanti la battaglia legale contro SRAM, creando l’incredibile situazione per cui alcuni team vedranno i fondi da loro versati che sono utilizzati per “combattere” i loro stessi sponsor.
Ricordiamo che la vertenza legale è legata al progetto dell’Uci di limitare i rapporti utilizzati dai corridori in gara con l’adozione di soluzioni penalizzanti per il solo produttore SRAM che infatti si è rivolto alle autorità competenti e ha ottenuto una prima vittoria grazie ad un procedimento antitrust depositato presso l'Autorità garante della concorrenza belga.
La proposta dell’Uci, lo ricordiamo, è quella di limitare il rapporto al 54x11 pari a 10,46 metri ma la cassetta SRAM prevede un pignone da 10 denti e quindi, se utilizzata con una corona da 54 denti, non rispetterebbe lo standard del rapporto di trasmissione massimo.
Non è una questione da poco visto che ad utilizzare SRAM sono Red Bull-Bora-Hansgrohe, Movistar Team, Lidl Trek, NSN Cycling Team, EF Education EasyPost, Uno X Mobility, Decathlon CMA CGM, Pinarello-Q36.5, Visma-Lease a Bike e CANYON//SRAM zondacrypto.
Nella sua sentenza, emessa nel settembre scorso - sentenza che ha portato all’annullamento dei test UCI previsti ad ottobre in occasione del Tour of Guangxi - la BCA ha scritto che lo standard UCI sul rapporto massimo di trasmissione non soddisfaceva i requisiti di obiettività e trasparenza richiesti e "ha generato effetti negativi sproporzionati su un fornitore di attrezzature sportive, ovvero SRAM".
L'UCI ha cancellato il test in Cina, ma ha accusato la controparte di non voler condividere il discorso sulla sicurezza e ha messo in discussione l'autorità internazionale della BCA. «L'UCI esprime la sua sorpresa per l'intervento di un'autorità garante della concorrenza su un tema auspicato da tutti gli attori del ciclismo - aveva scritto in una nota la Federazione Internazionale -, soprattutto considerando che la decisione è stata emessa da un'autorità belga in risposta a un reclamo di un'azienda statunitense contro un'associazione sportiva svizzera in merito a un test da effettuare in territorio cinese».
A parte la simpatica bizzarria delle nazionalità, degna di una italica barzelletta (giusto per far entrare anche il nostro Paese nel discorso), ad essere perlomeno discutibili sono gli sviluppi che sta prendendo la vicenda: secondo una nota di sintesi ottenuta da Cyclingnews e confermata da più fonti, il presidente dell'UCI David Lappartient ha chiesto alle parti interessate, durante una recente riunione del Consiglio di vigilanza SafeR, di sostenere le azioni legali dell’Uci contro SRAM e sarebbe già stato previsto un accantonamento di 300.000 euro dal budget di SafeR proprio per questa azione.
In realtà non è vero nemmeno che la “tutti gli attori del ciclismo”, per usare una formula cara all’UCI fossero d’accordo sull’iniziativa: l'Associazione Internazionale delle Squadre Ciclistiche Professionistiche (AIGCP) ha votato contro la proposta mentre l'Associazione dei Corridori Professionisti (CPA) e l'Associazione Internazionale degli Organizzatori di Gare (AIOCC) hanno votato a favore dell'UCI, quindi la decisione è stata approvata.
C’è dell’altro a complicare ulteriormente la vicenda: il presidente Lappartient ha proposto anche che l'UCI assuma direttamente la gestione di SafeR, riducendo il ruolo e l'influenza degli altri stakeholder. Se ne discuterà in occasione del prossimo Comitato Direttivo dell'UCI. La domanda nasce spontanea, come avrebbe detto Antonio Lubrano: se l’UCI assumesse in toto il controllo e la gestione di SafeR, la stessa SafeR non avrebbe più ragione di essere. Basterebbe l’UCI...