Damiano Cunego: «Comincio a stare meglio solo adesso»

PROFESSIONISTI | 05/06/2015 | 16:31
Margherita lo scorrazza in macchina, per l’ennesima visita di controllo. Damiano Cunego, raggiunto da tuttobiciweb.it telefonicamente è di buon umore, soprattutto dopo diversi giorni di sofferenza.
«Mia moglie ha doti di pazienza nascoste, io se devo essere sincero ne ho molte di meno, ma quando ci si fa male è il caso di essere pazienti».

Non per niente si chiamano pazienti, perché lo si deve essere…
«Giusta osservazione».

Ha voglia di parlare Damiano, e quando ha voglia e si sente a proprio agio è tipo che più dare delle risposte ama fare delle domande. «Ti è piaciuto il Giro? Bello eh? Divertente? Contador fenomenale, ma Aru quanto è stato bravo?... ». Damiano, le domande dovrei fartele io… «Beh, allora fammele».

Come stai?
«Ora bene, anche se è solo da due giorni che posso dire di stare un po’ bene. Fino a due giorni fa soffrivo di dolori davvero fastidiosi. Mi dicevano: ti sei rotto la clavicola? È una passeggiata. Sì, forse perché non se la sono mai rotta. Io non penso di essere uno che non ha una buona soglia del dolore, ma non posso dire che sia stata una passeggiata. Voglio pensare che tra una frattura composta e una composta ci passi il mare, perché altrimenti c’è qualcosa che non torna».

In carriera, però, non sei uno che si è rotto molto…
«È vero anche questo, devo dire che sono stato molto fortunato. Sono caduto diverse volte, non tantissime, il massimo che mi sono fatto è qualche botta, qualche abrasione e poi mi hanno messo qualche punto. Diciamo che mi è sempre andata molto bene».

Come giudichi il tuo Giro?...
«Incompiuto. Sono partito cercando di tenere d’occhio un po’ la classifica generale, poi una volta visto che in zona maglia, per una ragione o per l’altra, non ci arrivavo ho puntato deciso la tappa di Verbiania che mi piaceva davvero parecchio. Sia ben chiaro, non so come sarebbe andata a finire, non posso dire che avrei vinto o me la sarei giocata con Gilbert che poi ha vinto alla grande, ma me la sarei giocata, questo lo posso dire perché stavo bene. Purtroppo sapete invece come è andata finire…».

E adesso?...
«Adesso devo guarire, senza forzare la spalla, come si è raccomandato il dottor Andrea Scagli, primario di traumatologia che mi ha operato all’ospedale di Borgo Trento a Verona. La frattura non è stata delle più belle e il consiglio che mi ha dato è quello di non forzarlo fino a luglio. Di non avere fretta, di non accelerare il recupero, perché sarebbe peggio. Poi comincerò a pedalare per poter essere pronto come si deve per settembre e ottobre. Mi piacerebbe davvero fare un bel finale di stagione, ci sono diverse corse che mi piacciono e vorrei tanto regalare ancora qualche soddisfazione ai miei tifosi, che in questi giorni mi sono stati davvero tanto vicini e li voglio ringraziare ancora attraverso il vostro sito e poi ho un dovere morale con il mio nuovo team, la Nippo Vini Fantini cicli De Rosa: questa è davvero una magnifica realtà, nata nel panorama ciclistico italiano. È una piccola realtà, ma ha tutto per diventare grande e a me piacerebbe dare il mio contributo verso la crescita».
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