I VOTI DI STAGI. CONTADOR PUNTA IL GIRO. CUNEGO DEVE SCEGLIERE

GIRO D'ITALIA | 18/05/2015 | 19:11
di Pier Augusto Stagi

Alberto CONTADOR. 8. Rimedia una botta alla spalla, una al ginocchio e persino una telecamera sullo zigomo. Alla fine, però, rimedia. Corre con grande attenzione e francamente anche con assoluta facilità. Se è convalescente, non oso immaginare quando starà bene. In questi primi nove giorni usa la squadra per cercare di stare il più possibile al sicuro, poi, appena la strada si alza sotto i pedali, ci pensa lui. Un uomo solo al comando.

Fabio ARU. 7,5. Arriva al Giro dopo aver superato una bruttissima forma gastroenterica che gli ha fatto passare diversi giorni di apprensione. Per molti sarebbe dovuto partire con il freno a mano tirato, oppure, nella migliore delle ipotesi, con il motore un po’ ingolfato. Nulla di tutto questo: il ragazzo c’è e scalpita come pochi. Pure troppo. Ma non può fare altrimenti, la crono “monstre” di Valdobbiadene per lui è davvero una spada di Damocle: non può stare lì fermo ad aspettare che lo decapitino, deve muoversi. In tutti i sensi.

Richie PORTE. 7,5. Dal suo punto di vista è semplicemente perfetto. Bravo lui e brava la sua squadra. Fanno il minimo sindacale, ma al loro posto farei lo stesso.

Mikel LANDA. 8. È il simbolo di questa Astana semplicemente perfetta. Tira la carretta come pochi, poi per riposarsi va anche a fare classifica. Se tra le tante doti di cui dispone avesse anche quella di cronoman, punterebbe dritto alla conquista del Giro. Ma sarà l’uomo che questo Giro può condizionarlo.

Dario CATALDO. 7,5. Picasso parla poco. Lui ama la solitudine della montagna e la contemplazione che si trasforma in immagine. Rende facile anche il difficile: artista.

Roman KREUZIGER. 6. È lì, non molto distante dal suo capitano, anche se non ha dato segnali di grandissima condizione. Ma il bello deve ancora venire.

Giovanni  VISCONTI. 7. Gli è mancata solo la vittoria di tappa, punto. Per Paolo Bettini avrebbe dovuto lasciar perdere la classifica per avere più spazio di manovra in chiave vittoria di tappa. Io penso che il tosco-siciliano abbia fatto bene a restare lì, nelle prime posizioni, perché non si sa mai. La maglia rosa poteva saltare fuori per qualsiasi ragione, ed era giusto essere in zona. Ora la sua corsa cambierà: scivolerà indietro, per scattare avanti.

Rigoberto URAN. 5. Soffre di bronchite da mesi, dall’ultimo Giro di Lombardia. Ha preso antibiotici fino a pochi giorni fa, se è così si è difeso anche bene. Ha sofferto le tappe brevi, veloci, piene di scatti. Si è difeso alla grande a Campitello Matese, segno che con le lunghe salite non potrà che migliorare e andare bene. Guai pensare che sia morto, a Valdobbiadene avrà la possibilità di tornare in gioco.

Davide FORMOLO. 9. Il pupo a La Spezia ha fatto un numero di alta scuola e già questo ha nobilitato tutto il suo Giro. È la nota più bella e più lieta di questi primi nove giorni di corsa.

Damiano CUNEGO. 6. Per il momento ha badato più a non finire nel profondo della classifica che ad inseguire una vittoria di tappa. Un gioco alla Visconti, riuscitogli meno bene. È una sufficienza d’incoraggiamento, ma il veronese deve capire cosa vuol fare in questa corsa.

Ryder HEJSEDAL. 4. Ha perso più di sei minuti, e francamente per l’americano questo Giro si è messo piuttosto male. Per il momento, nonostante la sua smania di riscossa, Giro insufficiente.

Przemyskaw NIEMIEC. 4. Era l’uomo Lampre-Merida per la classifica. Era.

Paolo TIRALONGO. 9. La vittoria di tappa più vecchia di sempre. Sgobba come un musso, vince come i grandi.

Jan POLANC.  9. Un numero niente male sull’Abetone. Sarà lui, alla fine, l’uomo che farà la classifica targata Lampre-Merida.

Diego ULISSI. 8. È tornato. Alla sua maniera, con una volata mozzafiato a Fiuggi. Un urlo liberatorio dopo mesi da dimenticare. Indimenticabile.

Benat INTXAUSTI. 7. Il basco è uno tosto, che fa maledettamente sul serio. Ama il Giro, e lo dimostra anche quest’anno.

André GREIPEL. 7. Resta con le gambe in croce sul traguardo di Genova, si rifà alla grande a Castiglione della Pescaia. Lo attendiamo domani.

Elia VIVIANI. 7,5. Una vittoria di tappa e maglia rossa. Porta borracce e lima quando c’è da limare. Esemplare.

Michael MATTHEWS. 8. Partenza a razzo dei suoi Orica, vittoria di tappa a Sestri e due giorni in rosa. Il ragazzo fa quello che deve fare. Con naturalezza.

Franco PELLIZOTTI. 5. Per l’impegno sarebbe da otto, ma un problema muscolare lo sta limitando oltre modo.

Carlos BETANCUR. 5. Partito molto male, giorno dopo giorno è sempre andato meglio. Lo aspetto nell’ultima settimana.

Steven KRUIJSWIJK. 7. È a poco meno di dieci minuti dalla maglia rosa, ma ha il merito di aver lottato in questi giorni come pochi altri. Gladiatore.

Alexandre GENIEZ. 6. È lì, non lontano dai primi, senza lode e senza infamia.

Sylvain CHAVANEL. 5. Si fa vedere, non come Seb Reichenbach (6,5), ma si fa vedere. Ma per uno come lui, dotato della sua classe, per il momento è un po’ pochino.

Francesco GAVAZZI. 5. Questa prima fase di Giro doveva essere terreno di caccia per il ragazzo valtellinese: non pervenuto.

Francesco Manuel BONGIORNO. 6. Scalatore puro, purissimo, ha mirato a salvare la pelle, le ossa, senza scivolare troppo nelle retrovie. Le sue montagne stanno per arrivare. Arriveranno, e con esse arriverà anche lui.

Fabio FELLINE. 6. Un bellissimo secondo posto a Sestri Levante, alle spalle di Matthews. Gli manca un bel colpo per liberarsi da un incubo. Come Nizzolo.

Philippe GILBERT. 6. A Sestri arriva terzo. Si fa vedere in un paio di occasioni e grida il proprio amore per la corsa rosa. Bene tutta la Bmc, una delle squadre più attive e competitive di questo Giro (7): Damiano Caruso a 1’22” dalla maglia rosa. Amael Moinard a 1’46”; Darwin Atapuma a 1’49”. Sono qui per correre, non in vacanza.


Jurgen VAN DEN BROECK. 5. È qui per fare classifica, per il momento fa il minimo necessario per non perdere il treno.

Luka MEZGEC. 4. Fa poco lui, fa molto poco la sua squadra.

Maciej PATERSKI. 5. Dovrebbe fare classifica, forse la farà Szmyd. Il condizionale è l’unico imperativo.

Yuri TROFIMOV. 6. È l’uomo di classifica, che tiene alto l’onore della Katusha. Ma Zakarin dove è finito?
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