I VOTI DI STAGI. AI CORRIDORI IN POLTRONA UN BEL 4

GIRO D'ITALIA | 11/05/2015 | 20:23
di Pier Augusto Stagi


CORRIDORI  4. Non è facile per nessuno: per chi soccorre, per chi corre, per chi scrive di chi corre, ma anche per chi corre e per l’occasione è seduto in poltrona. Se parte l’embolo, sono dolori per tutti: che tu sia giornalista, operatore, medico, dentista, veterinario o corridore. In questo caso, dopo le prime immagini mamma Rai (di questo tratta mirabilmente Cristiano Gatti nel suo apposito spazio) ha il buon gusto di far vedere altro. Non indugia assolutamente sul povero Domenico, ma l’embolo parte e i corridori di mezzo mondo danno libero sfogo ai pollici da twitter. Ne viene fuori uno spettacolo semplicemente raccapricciante. Prima di pretendere rispetto occorre rispettare.

Michael MATTHEWS. 10. Voto pieno perché era l’uomo più atteso, e fa secchi tutti con relativa facilità. Talento.

Fabio FELLINE. 8. Certo, parte un pochino prima. Facile dirlo dopo. Facile dare del “pirla” ad un ragazzo che comunque arriva lì a giocarsela in una tappa tutt’altro che facile. A me va bene anche il secondo posto. A lui sicuramente no. Per questo mi va bene.

Philippe GILBERT. 7. Va all’attacco, si mette in gioco. Entra in una fuga non facile e sta in avanscoperta tutto il giorno. Alla faccia di chi lo vuole semplicemente in vacanza.

Paolo TIRALONGO. 7. Tosto, tostissimo. Lui fa tutto: protegge Aru, porta avanti Rosa, gestisce la squadra, parla con l’ammiraglia, se glielo si chiede fa anche un paio di tweet. E alla fine, visto che è arrivato lì, fa anche la volata e arriva quinto. Tirasempre.

Luca PAOLINI. 6. Fa le prove generali, domani ci riprova.

Francesco GAVAZZI. 6. Non ottiene tantissimo, ma è solo l’inizio: vedrete, questo è tosto.

Fabio ARU. 7. Lui segue Tiralongo, quindi…

Franco PELLIZOTTI. 4. Bloccato dai crampi. Giornata no. Può capitare. È capitato. Addio sogni di classifica, ma Franco qualcosa si inventerà.

Edoardo ZARDINI. 8. È uno dei più attivi. Appena la strada si impenna sotto i suoi pedali, lui si alza di sella e comincia a menare la danza. Tappa all’attacco, con Zilioli, Chirico, Malacarne, Ulissi, Mori, Gavazzi, Villella, Puccio e Boaro. Poi i francesi Domont e Pineau, i belgi Gilbert e Boonen, il tedesco Burghardt, il bielorusso Samoilau, gli australiani Clarke e Hansen, lo statunitense Haga, il polacco Paterski, gli spagnoli Herrada Lopez e Ruben Fernandez, il russo Kochetkov e l'olandese Lindeman.

Davide VILLELLA. 7. Prova a fare la corsa, prova a fare la differenza: fa le prove. Lo rivedremo. Questo è sicuro.

Diego ULISSI. 7. Anche il talento della Lampre-Merida mette il naso fuori dal gruppo e getta il cuore oltre l’ostacolo. Si vede che ha voglia di tornare a recitare il ruolo che più gli compete, quello del vincente. Del leader capace di fare la differenza. Oggi una buona dose di fatica, prima di scatenare l’inferno.

Daniele COLLI. 7. Sereno e disponibile: serio come pochi. Un vero testimonial del ciclismo del nostro tempo, che sa cosa significhi essere un ciclista moderno. Deve saper pedalare, ma anche parlare, non solo in italiano ma anche inglese e poi occorre essere “social”, nel senso virtuale ma anche e soprattutto reale. In una parola: disponibile, carino, empatico con i tifosi, che chiedono “selfie” e autografi. Questa mattina a Rapallo il milanese della Nippo Vini Fantini De Rosa è stato uno dei più applauditi e “selfati” (scusatemi per questo neologismo disgustoso). Ha corso anche come “postino della storia”: nel suo manubrio è stata infilata una piccola pergamena che contiene i nomi di alcuni bersaglieri ciclisti caduti nella Grande Guerra. Uomo di comunicazione. Uomo di belle storie: come la sua.

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