«Il fatto non sussiste», Rebellin assolto due volte. E ora?

PROFESSIONISTI | 01/05/2015 | 15:20
Sette anni. Sono stati necessari sette lnghissimi anni per arrivare a dire che «il fatto non sussiste». Davide Rebellin è stato assolto, dopo anni di inferno. Le cose sono due: o la giustizia ordinaria di giustizia non ha nulla, o la giustizia sportiva deve chiedere scusa e ridare al corridore veneto quella medaglia d'argento che gli è stata tolta. Non solo, visto che siamo in argomento, la CCC Sprandi, formazione invitata al Giro d'Italia farà bene a schierarlo al via da Sanremo, altro che tenerlo nascosto e nell'ombra, perché il veneto è persona poco gradita.

«Il fatto non sussiste». Le parole del giudice Beatrice Bergamasco fanno clamore e scuotono un ambiente spesso molto sonnolento.  Antonino De Silvestri, il difensore di Rebellin, ascolta a capo chino. Ascolta anche David Aiello, l’avvocato dello Studio Valori, che rappresenta il Coni, la parte civile. Tutto viene cancellato con un colpo di spugna, anche ad effetto. Le richieste dell’accusa erano pesanti contro Rebellin: un anno di pena per violazione della legge 376/2000 legata alla positività all’Epo-Cera all’Olimpiade di Pechino 2008 (il vicentino fu argento: prima medaglia olimpica italiana dopata) e un anno per «estero vestizione», evasione fiscale.

Il giudice, invece, ha sostanzialmente accolto la tesi difensiva dell’avvocato De Silvestri. «Questo, per quanto riguarda il doping, era un processo indiziario a carico di Rebellin – spiega il legale a Claudio Ghisalberti della Gazzetta – ma non c’era nessuna prova a suo carico. L’unico dato di fatto è la squalifica, però non siamo in grado di stabilire se la condanna inflitta a livello sportivo sia giusta o ingiusta. Sappiamo che ci sono state delle falle nella catena di custodia dei campioni, che alcuni di essi erano deteriorati e non più utilizzabili. Anche il metodo utilizzato per trovare il Cera al tempo non era validato. Poi mancava come prima cosa il lodo del Tas (il tribunale arbitrale dello sport, al quale Rebellin si era appellato, senza successo: ndr) perché il Coni non lo ha prodotto. Ma anche nel caso ci fosse stato, non bisogna dimenticare che il Tas è un organismo transnazionale non governativo. Il lodo è un lodo privato di diritto svizzero».

Sentenza che potrebbe fare giurisprudenza perché «sottolinea la netta differenza tra le norme Cio, dove per giudicare colpevole un atleta basta un “confortante convincimento del collegio giudicante”, con quelle dell’ordinamento italiano secondo le quali una persona per essere condannata deve essere “colpevole oltre ogni ragionevole dubbio”. Per l’evasione fiscale, invece, le prove erano evidenti e schiaccianti che Rebellin è residente a Montecarlo».


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COMMENTI
io
1 maggio 2015 16:03 prcorsomisto
personalmente li manderei tutti ....là

Davide contro Golia
1 maggio 2015 19:51 pagnonce
finalmente il piccolo grande Davide ha sconfitto il gigante Golia .Le carte cantano avvocato di Rebellin fa che gli ritorni il sorriso che aveva prima di queste vicende.Ti ho sempre ammirato prima adesso e ti ammirero sempre .Sei un esempio.Pverine sono anche le squadre che ti hanno rifiutato.A testa alta sarai sempre ,e io mi inchino quando ti incontrerò .Ciao Davide

Onore ad un GRANDE UOMO
1 maggio 2015 20:54 runner
Onore ad un grande uomo ed a uno dei più grandi corridori italiani di tutti i tempi!
Ha sopportato per 6 lunghissimi anni in silenzio con una DIGNITA' che è stata unica nel mondo sportivo (e non).
Avrete ora il coraggio (giornalisti e mondo ciclistico in genere) di rendergli almeno in parte l'onore che gli è stato negato in questi anni?
Ce l'avete questo coraggio?

un pò di chiarezza sul ruolo CIO, UCI, CONI e FCI
2 maggio 2015 09:52 angelofrancini
Credo che vi sia un poco di confusione su questa sentenza che riguarda, a mio parere e da quel poco che si legge, solamente la “sanzione penale” contenuta nella condanna di Rebellin, in applicazione della Legge 376/2000 (Tutela della salute e lotta al doping).
In ambito sportivo, la squalifica ed il ritiro di una medaglia assegnata ai Giochi Olimpici resta un provvedimento di competenza esclusiva di ogni singola Federazione Internazionale che, nell'ambito dei Giochi olimpici, organizza e gestisce le gare del proprio sport.
A Rebellin venne tolta la medaglia d'argento di Pechino a seguito della positività riscontrata, ed il CIO:
a) comunicò all’UCI la positività e chiese alla stessa di modificare il risultato di quella gara e di avviare il successivo provvedimento disciplinare;
b) chiese al CONI il recupero della medaglia e del diploma olimpico assegnato a Rebellin.
Ricevuta questa comunicazione di positività, dal CIO, l’UCI la comunicò alla FCI/CONI e si innestò il procedimento disciplinare davanti a quest’ultimi: che hanno applicato la sospensione cautelare e poi la squalifica.
Contro questa decisione Rebellin ha ricorso al TAS, ove aveva come controparti UCI e FCI/CONI e non il CIO, che gli ha dato torto confermando le sanzioni FCI/CONI.
Il Coni, dopo la sentenza TAS, ha rimesso, come prevede la Legge 376/2000, la decisione alla magistratura ordinaria per il giudizio e l'applicazione delle sanzioni previste nella stessa Legge.
Contro queste sanzioni (non parlo dell'evasione fiscale che nulla ha a che vedere con la vicenda sportiva del doping) Rebellin ha fatto il ricorso che nei giorni scorsi é stato accolto, annullando l’anno di reclusione che li era stato dato.
Non ritengo che vi sia spazio per un'azione contro il CIO (che non ha adottato alcun provvedimento) o contro UCI e FCI/CONI la cui autonomia (in materia di doping) é riconosciuta dalla Legge italiana (conv. Strasburgo richiamata all'inizio della Legge 376/2000).

L’unica grande affermazione che ritengo esca in questa sentenza è l’affermazione che ha fatto il Giudice di Padova, in merito al TAS:
“non bisogna dimenticare che il Tas è un organismo transnazionale non governativo”
cosa che varrebbe anche per l’UCI che, come da tempo sostengo, è un’associazione internazionale non governativa.
Aspetto che, a mio parere, apre nuovi orizzonti sul reale potere di questi organi e che, auspico, andrebbe approfondito in una tavola fra i tanti legali che si occupano di cause legate allo sport , ciclismo in particolare.
Maggior chiarezza sarà data dalla pubblicazione delle motivazioni.

Sul fatto sportivo purtroppo l'incuria del laboratorio di Parigi ha portato alla perdita/distruzione dei campioni di Pechino 2008, strano che ciò sia accaduto in quello stesso Paese che conservava i campioni del Tour 1998....

Incuria?
2 maggio 2015 23:36 warrior
Lo abbiamo capito tutti quello che è accaduto. Un innocente condannato!

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