I VOTI DI STAGI. PER IL TRENO 4, A DEGENKOLB CHE VOLA 10
I VOTI DEL DIRETTORE | 12/04/2015 | 17:58 Era il 9 aprile del 2006, Fabian Cancellara iscriveva il proprio nome per la prima volta in questa corsa che non aveva mai visto vincere un corridore svizzero. Va come un treno Fabian Cancellara. Ed è un treno che, a otto chilometri dal traguardo, mette una pietra tombale su una corsa che aveva in ogni caso il proprio vincitore. Cancellara passa, poi le sbarre del passaggio a livello si abbassano per un treno merci inatteso che portava travi d’acciaio. Il treno doveva passare prima, ma era in ritardo. Cancellara arriva solo nel velodromo, alle sue spalle Leif Hoste e Peter Van Petegem. Quarto il russo Gusev. Tutti e tre squalificati dopo l’arrivo, perché passati quando le sbarre erano già state abbassate e per regolamento esclusi dalla classifica finale. Difatti, il grande sconfitto di giornata, Tom Boonen, giunto quinto, si è poi trovato secondo e il nostro Ballan terzo. Oggi a 85 km dal traguardo è successa una cosa analoga. Davanti sette fuggitivi, dietro, staccato di oltre 5 minuti, il grosso del gruppo. Le sbarre che scendono, i corridori che dovrebbero fermarsi, ma in una ventina, con il campione di Francia Demare in testa, passano. Sarebbero tutti da squalificare. Da regolamento quanto è successo viene catalogato come “incidente di corsa” (articolo n° 23034). Già dal suono delle sbarre si dovrebbero fermare, invece per la neve, il gelo e il caldo i corridori protestano, per il TGV che scorre a tutta velocità sentono il richiamo di prenderlo al volo. Anche l’organizzazione ha le proprie colpe. Da questo episodio, finito per altro bene solo per una manciata di secondi, ne escono tutti maluccio. Un 4 collettivo e non se ne parli più.
Johnny DEGENKOLB. 10. Fenomenale. Non ci sono parole per definirlo. C’è chi sostiene, anche tra i suoi colleghi, che avrebbe potuto aspettare la volata, ma è proprio per questo che il tedescone va celebrato come un vero campione e non come un corridore qualsiasi. Come Sean Kelly nel 1986 , fa sue Sanremo e Roubaix (l’irlandese, quell’anno arrivò 2° al Fiandre, 12° alla Liegi e 2° al Lombardia): una volata infinita, con una “pausa attiva” al Fiandre, dove arriva “solo” 7°. Scusate se è poco.
Gregory RAST. 8. Il 35enne svizzero, ex campione nazionale, era il fuggitivo con la maggiore esperienza di Roubaix, visto e considerato che quella di oggi era la sua 11° edizione: 10° nel 2010 e 4° nel 2011. Mica un fesso. Dà il la, in una corsa che va presa di petto. Con lui anche Adam Blythe, Alexis Gougeard, Sean De Bie, Aleksejs Saramotins, Pierre-Luc Perichon, Tim Declercq, Frederik Backaert e Ralf Matzka. Quando passa il treno, loro sono davanti. Poi saranno ripresi e vedranno sfrecciare il treno della Giant.
Zdenek STYBAR. 9. Ha il suo bel da fare a non rompere nuovamente il ponte che ha in bocca e che di tanto in tanto deve sistemare. Ma alla fine, sorride come se avesse vinto, perché arrivare secondo alle spalle di uno come Degenkolb non è da considerare una sconfitta.
Greg VAN AVERMAET. 8. C’è sempre, cosa può fare di più? Dovrebbe avere uno spunto più veloce, ma per questo si deve rivolgere alla mamma.
Peter SAGAN. 5,5. Fora a 5 km dal traguardo, e getta la bici nel prato, sconsolato e sfinito. In verità lo puniamo più per il “ciucciotto” che prende a dieci chilometri dal traguardo. Si sente vuoto? Ma uno come lui che, pur giovane, di battaglie sulle spalle ne ha già da vendere, non può arrivare a pochi chilometri dal traguardo per alimentarsi.
Marco MARCATO. 7. Nel Carrefour de l'Arbre è in testa al gruppo dei migliori a menare le danze. Fa una corsa più che onesta, lavorando, come è giusto fare in questi casi, di clava e fioretto. È il primo degli italiani, 22°. Di quegli italiani che qui, nel nord della Francia, sono tornati a fare il lavoro sporco, e lo fa bene.
Daniel OSS. 6. Fin quando è nel vivo della corsa è tra i migliori in assoluto, poi finisce nel prato.
Matteo TRENTIN. 5,5. Pedala bene, elegante e redditizio, poi si perde un po’ nel finale, quando ci si aspetta la zampata del gattone.
Filippo POZZATO. 5,5. Che non sia fortunato lo si è visto anche oggi. Gli gira storto, punto. Però già nella Foresta non lo vediamo nelle prime posizioni.
Manuel QUINZIATO. 6. Lavora con grande mestiere, come fa sempre. Molto votato alla squadra, non si lascia andare a voli pindarici personali.
Luca PAOLINI. 5,5. Fa quello che può, dopo una campagna del Nord da applausi. Questa non è propriamente la sua corsa. Sta vicino al suo capitano, che nel finale è davvero sfinito. Anche il Gerva, oggi, non deve essere tanto più brillante.
Stijn DEVOLDER. S.V. Le ombre, a volte, fanno brutte scherzi. Soprattutto se il giorno prima ha piovuto e la strada è rimasta viscida. Basta poco per finire gambe all’aria. Caduta di gruppo, ma la peggio ce l’ha proprio il tre volte campione del Belgio, costretto al ritiro prima che la battaglia cominci.
Bradley WIGGINS. 6. Si dà un gran daffare, con voglia e determinazione. Si vede che su queste strade si diverte.
Niki TERPSTRA. 5. Si mette in mostra, attacca con volontà, ma lo fa in maniera molto poco accorta. Plateale.
Jens DEBUSSCHERE. 5. Non si può dire che i Lotto non si facciano vedere. Sono in continuo movimento, in costante azione d’attacco, con un Greipel che anche oggi pedala al vento come nessuno e non si sa per chi e perché? Alla fine, come team, per quello che hanno fatto in corsa, sono i veri sconfitti di giornata.
Alexander KRISTOFF. 5,5. Arriva decimo. Se un italiano fosse arrivato nei dieci saremmo qui a brindare felici. Per il norvegese, che è un vero prodigio, questo è invece un risultato minimo, che fa solo statistica.
Federico ZURLO. 7. Alla sua prima Roubaix, la finisce. Alla fine arriva 59°. Applausi
Sinceramente non comprendo tutto questo buonismo verso un atleta che da anni parla molto e pedala poco. Diciamocelo pure, la sua prova è stata davvero deludente. Quando si è accesa la gara lui era già al lumicino, il fatto che davanti a lui siano arrivati atleti che hanno tirato duramente per i propri capitani, la dice lunga sulla sua prova. Tutti hanno avuto problemi ed hanno recuperato prontamente, se lui non l'ha fatto, è chiaro che non ne aveva.
Consolarmi con un super Zurlo che ci fa sperare bene per il futuro.
REITERARE?
13 aprile 2015 10:57jaguar
Ma ancora si spera in Pozzato? ma questo è corridore forse mai nato....si è andato avanti in questi anni sempre con la speranza ed a Roma si dice: chi di speranza vive disperato muore!!!!!!!!!
Un altro che mi ricorda Pozzato è Sagan è sempre favorito ovunque in ogni corsa e corsetta e mi dà l'impressione che quello che doveva dare l'ha ormai dato.....I giovani devono crescere bene e maturare bene Sagan lo hanno sfruttato subito senza risparmio ed ecco i risultati.
Pozzato
13 aprile 2015 11:26OldVintage
Meno male che Pozzato entra in pagella, non ci eravamo accorti di lui in gara…
Sicuro che avergli dato lo stesso voto di Sagan mi sembra fuori luogo!
Degenkolb e Kristoff
13 aprile 2015 17:02andy48
Sono entusiasta per il modo in cui Degenkolb e Kristof stanno vincendo queste gare monumento: e cioe', non accontentandosi di aspettare la volata, ma prendendosi la briga e la responsabilita' di andare all'attacco. A me i velocisti "puri", quelli che sempre e in ogni caso vincono solo se si arriva in gruppo, non sono mai piaciuti.
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