1995, VENT'ANNI FA LA PRIMA ROUBAIX DI BALLERINI. VIDEO
STORIA | 11/04/2015 | 07:01 È Giorgio Squinzi, il signor Mapei, a convincere Franco Ballerini a riprovarci ancora. Nonostante il campione toscano - prematuramente scomparso in un incidente stradale il 7 febbraio del 2010 - su quella corsa ci abbia messo una croce sopra. L’amarezza, la delusione per aver perso quella dannatissima volata per solo 8 millimetri da Gilbert Duclos-Lassalle (1993, ndr), è troppo grande per essere metabolizzata a cuor leggero. Sul suo cuore e nella sua mente è rimasto un macigno molto più pesante di una pietra della Roubaix. La corsa dei sogni persa per un niente, convinto per altro di averla vinta. Poi il responso del fotofinish che fa cassazione. E Franco giura: «Mai più!».
Squinzi quella gara e quella volata se la ricorda bene, e la sua Mapei la costruisce proprio partendo e ponendo la sua prima pietra ingaggiando Franco Ballerini. «Quella corsa è l’essenza del ciclismo, mi piacerebbe tanto vincerla con te», gli dice. Franco capisce immediatamente che quella “x” non ha alcun senso, anche perché al pari del patron della Mapei quella corsa l’amama alla follia. Ebbero ragione entrambi: Franco la vinse per due volte, Squinzi, con i suoi uomini “a cubetti”, cinque.
Sono trascorsi venti anni da quel 1995. A 34 km dal traguardo, sul pavé di Templeuve, Franco Ballerini è solo. La sua maglia è quella “a cubetti” che Adriana Spazzoli - la signora Squinzi - ha pensato e ideato per identificare un’azienda che nel ciclismo lascerà un segno profondo. Franco è in sella ad una Colnago C40, una bicicletta in carbonio, con una forcella dritta dritta anch’essa in carbonio, che va controtendenza rispetto ai tanti corridori come Johan Musseuw, che cavalcano attrezzi bi-ammortizzati e che a Roubaix nemmeno ci arriveranno. La Colnago di Franco vibra, ma scorre veloce e leggera su quelle pietre aguzze come colli di bottiglia.
Poi gli ultimi 700 metri nel velodrome, un giro e tre quarti di gloria, da godersi a pieni polmoni. La rivincerà nel 1998, la Roubaix: stessa maglia, stessa bicicletta, ma questa è tutta un’altra storia. Poi l’ultimo giro di pista, nel 2001. Merci Franco. Pier Augusto Stagi, da Il Giornale
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