La parabola di Vandenbroucke: fa il furbo e trova squadra

| 26/08/2006 | 00:00
Gira così: corridori che sulla base di sospetti tutti ancora da provare vengono messi all'indice e altri che ne hanno combinate di tutti i colori, ma continuano ad avere le cosiddette prove di appello. E' la triste e sconcertante vicenda legata al nome di Frank Vandenbroucke, autentico prodigio belga, finito nel gorgo del doping e di altre vincende "noir", che qualche giorno fa era tornato agli onori delle cronache per una vicenda che definire singolare è poco (anche perché probabilmente non è l'unica). «La Gazzetta dello Sport» rivela al mondo del ciclismo che questo ex ragazzo prodigio corre sotto falso nome e con foto falsa (quella di Tom Boonen) le corse amatoriali dell'Udace. Sapete come è andata a finire o andrà a finire? Lo rivela sempre la Gazzetta oggi, con una fotonotizia: la Naturino Sapore di Mare di Vincenzo Santoni gli offre un posto. Parliamo di rigore, pulizia, pugno di ferro, e poi festeggiamo il ritorno in gruppo di atleti/uomini, che di prove di appello ne hanno già avute a sufficienza e francamente dovrebbero essere avviati alla pastorizia. In compenso, però, atleti sui quali pende la mannaia del sospetto, sono lasciati al confino. Meglio un dopato certificato in gruppo, con un bel passato da "bel tenebroso", che delle fastidiose verginelle che si ostinano a dirsi innocenti. Ma sì, è il gioco del momento, un giochetto che piace tanto tanto: buttò giù dalla torre il fuoriclasse che piace tanto, lo rovino per benino e per sempre, e poi gli offro una nuova opportunità: quella di riscattarsi in una squadra di terza serie al minimo contrattuale. Questa sì che è umanità. Con la U maiuscola.
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