MONDIALI. Il tracollo della Gran Bretagna

PISTA | 23/02/2015 | 09:16
Da dominatori del mondo a nazione che rema nel gruppo. E da Londra a Parigi sembra che non ci sia più di mezzo solo la Manica ma un autentico oceano sportivo. Il tracollo della Gran Bretagna ai mondiali su pista è stato davvero clamoroso, impressionante. La nazione che ai Giochi di Londra 2012 aveva messo il mondo a sedere, ha fallito clamorosamente l'appuntamento mondiale, rientrando in patria con tre sole medaglie d'argento. Non accadeva dal 2001 che la Gran Bretagna chiudesse una rassegna mondiale senza conquistare nemmeno un titolo.
Non che tre medaglie siano poche in assoluto, sia chiaro, ma sono un risultato negativo se vengono conquistate dalla nazione che ha dominato il mondo e che ha fatto del ciclismo su pista una vera religione. Ai Giochi di Londra avevano conquistato sette titoli con nove podi toltali in dieci specialità. Una dittatura.

Il tracollo è ancor più clamoroso se si pensa che, in bse ai nuovi regolamenti, il campionato del mondo metteva in palio punti importanti per la conquista della qualificazione ai Giochi di Rio de Janeiro, quindi ora gli atleti britannici saranno costretti a presentarsi in palla alle prove di Coppa del Mondo e dovranno rinunciare in gran parte a quella che è stata la loro tattica nell'ultimo decennio, vale a dire pedalare sotto traccia e sbucare fuori all'improvviso per il grande avvvenimento. Spiegava ieri al velodormo di Sant Quentin il velocista francese Michael D'Almeida: «Prima dei Giochi di Londra non arrivavano mai alle finali della velocità a squadre, poi nel torneo olimpico ci hanno lasciato in mezzo a una strada mentre noi eravamo al top e corsa dopo corsa realizzavamo i nostri migliori tempi. Ci hanno semplicemente massacrato».
Allora, però, erano diversi i criteri di qualificazione al torneo olimpico, stavolta tutti devono guadagnarsi l'ammissione sul campo e abbiamo visto come il livello si sia alzato notevolmente e come tante nazioni si siano affacciate prepotentemente alla ribalta mondiale.

I motivi del tracollo? Difficile individuare le concause da fuori, ma qualcosa possiamo dire: innanzitutto rispetto a Londra hanno smesso due stelle di primaria grandezza come Chris Hoy e Victoria Pendleton, poi ci sono stati cambiamenti e assestamenti nella guida tecnica della nazionali (Brailsford va, Brailsford torna), alcuni casi di appannamento che hanno del clamoroso (su tutti Jason Kenny: a Londra vinceva velocità e velocità a squadre, a Saint Quentin è uscito ai sedicesimi nel torneo individuale, è stato eliminato nelle batterie del keirin e ha portato all'ottavo posto la nazionale nella velocità a squadre. Un disastro), una preparazione non perfetta che suona come colpa grave perché quasi tutti i corridori britannici sono specialisti della pista e non stradisti che sono al'inizio della stagione, come può essere per i nostri Viviani e Bertazzo, per intenderci.

Sappiamo bene che quello di Saint Quentin è stato un passo falso, sicuramente verrà ridisegnata la programmazione e vedremo i britannici nuovamente protagonisti nella prossima Coppa del Mondo e nei mondiali 2016 che si correranno a Londra, in casa loro, ma è difficile ipotizzare oggi un ritorno alla dittatura di Sua Maestà. Anche se è già programmato l'arrivo della cavalleria nobile a sostegno dell'esercito, una cavalleria che ha il nome e il carisma di Bradley Wiggins.

Paolo Broggi

IL MEDAGLIERE

1. Francia (5 ori e 2 bronzi)
2. Australia (4 ori, 4 argenti e 2 bronzi)
3. Germania (3 ori, 1 argento e 3 bronzi)
4. Russia (2 ori, 2 argenti)
5. Olanda (1 oro, 2 argenti e 1 bronzo)
     Nuova Zelanda (1 oro, 2 argenti e 1 bronzo)
7. Cina (1 oro e 1 bronzo)
8. Colombia (1 oro)
    Svizzera (1 oro)
10. Gran Bretagna (3 argenti)
11. Spagna (2 argenti)
12. Stati Uniti (1 argento e 2 bronzi)
13. Italia (1 argento e 1 bronzo)
14. Giappone (1 argento)
15. Canada (2 bronzi)
16. Belgio (1 bronzo)
       Cuba (1 bronzo)
       Malesia (1 bronzo)
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