ASMA E CICLISMO, CONVIVENZA POSSIBILE

MEDICINA | 11/02/2015 | 07:01
La prima descrizione di asma risale ad Areteo di Cappadocia (120-180 DC) con le seguenti parole: “Se dalla corsa, esercizi ginnici o altri lavori il respiro diventa difficile, si chiama asma […]”
Come si può notare, questa definizione ha posto l’accento sul rapporto fra attacchi asmatici e attività fisica, contribuendo probabilmente alla erronea sensazione che uno stile di vita sedentario sia indicato per coloro che soffrono di asma. In realtà, solo a partire dal XVI secolo vi sono state segnalazioni di famosi personaggi della storia, quali il re Guglielmo IV di Gran Bretagna e i presidenti americani Teodore Roosvelt e John Fitzgerald Kennedy, che praticavano invece attività fisica come parte del trattamento della loro malattia asmatica.
Dagli anni 70 in poi sono stati resi disponibili i dati relativi alla partecipazione da parte di soggetti asmatici alle competizioni di maggior livello agonistico. Dai giochi olimpici del 1976 a quelli del 2000, gli atleti asmatici sono aumentati dal 9,7% al 21,9%, con prevalenze maggiori fra i nuotatori e coloro che praticano attività di resistenza, quali il ciclismo, lo sci di fondo o le corse di lunga distanza. Sembrerebbe quindi che l’asma sia più frequente negli atleti che nella popolazione generale di pari età.
Nello stesso tempo, sono state affinate le conoscenze sulla patogenesi della malattia asmatica in generale e del broncospasmo indotto da esercizio fisico. L’asma è oggi conosciuta come malattia infiammatoria cronica delle vie aeree caratterizzata da crisi di broncospasmo indotte da stimoli di varia natura, tra cui l’esercizio fisico.
È peraltro noto che gli sport praticati in ambiente freddo-secco (es. il ciclismo, come capita durante l’inverno, sci di fondo, pattinaggio su ghiaccio) e quelli che richiedono maggiore ventilazione (es.  ciclismo e corsa prolungata) sono quelli più spesso accompagnati da crisi asmatiche acute, mentre non lo sono quelli praticati in ambiente caldo-umido (es. nuoto).
Ciò perché il raffreddamento e l’essiccamento delle vie aeree sono i meccanismi che danno inizio alla reazione broncospastica da esercizio fisico. Dai dati epidemiologici risulta che il nuoto sia, assieme al ciclismo, l’attività sportiva con la maggior prevalenza di praticanti asmatici (21,0% ai giochi olimpici del 1976 e 25,9% a quelli del 1996).
Questa alta prevalenza di soggetti asmatici fra i nuotatori d’elite può essere in parte spiegata dal fatto che i bambini asmatici vengono preferenzialmente indirizzati a questo sport, in quanto non in grado di scatenare la crisi asmatica.
Tuttavia, studi recenti hanno dimostrato una relazione fra asma e intensità della pratica natatoria in piscine clorate, sia al chiuso sia all’aperto. Esiste dunque la possibilità che alcuni sport, come il ciclismo e il nuoto, pur praticati in ambienti diversi, possano provocare la comparsa di asma in soggetti predisposti, a causa dell’irritazione cronica delle vie aeree da parte di stimoli fisici (aria fredda-secca) o chimici (prodotti derivati del cloro). In ogni caso, è importante il concetto che avere l’asma non è un motivo per non praticare sport.
Campioni come il ciclista Miguel Indurain, il nuotatore Mark Spitz e i nostri Giorgio Di Centa e Federica Pellegrini, hanno dimostrato che questa condizione patologica non rappresenta un ostacolo a praticare sport anche ai più alti livelli. Quindi, se l’asma è ben controllata, non vi sono sport da sconsigliare, ad eccezione di quelli che si svolgono in ambienti nei quali sia praticamente impossibile trattare un eventuale attacco asmatico (es. immersione profonda).
Purtroppo, però, la pratica di sport non è ancora abbastanza diffusa fra i soggetti asmatici e quasi ovunque capita che gli scolari asmatici ottengano l’esonero dalle ore di educazione fisica.
Ciò che dovrebbe essere chiaro a tutti, ma soprattutto ai genitori di bambini asmatici, è che se un individuo soffre di asma deve prima di tutto assumere la terapia idonea per il suo livello di gravità e quindi praticare lo sport preferito senza timore.

Dott. Luigi Ferritto
Dipartimento di Medicina Interna, Unità di Fisiopatologia Respiratoria,
Clinica “Athena” Villa dei Pini di Piedimonte Matese (CE)

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