Renato di Rocco: lettera aperta a Pat Mc Quaid

| 02/08/2006 | 00:00
Riceviamo dal Presidente della Federazione Ciclistica Italiana, un'accorata e garbata esortazione al Presidente del ciclismo mondiale. Una lettera che fa riflettere e può essere la base per un nuovo dibattito all'interno del ciclismo mondiale. Ecco il contenuto della lettera: Caro Pat, ho letto della Tua dichiarazione del 28 luglio e condivido la Tua rabbia per quanto è accaduto al Tour de France. In passato ho sostenuto la Presidenza del mio amico Hein Verbruggen. Ho percorso con lui buona parte del cammino verso il rinnovamento del ciclismo mondiale, al quale ha dato un contributo straordinario. Mi sono perso gli ultimi otto anni, forse il periodo in cui si è cambiato di più e, alla luce dei risultati attuali, mi ritengo fortunato. La situazione è sotto gli occhi di tutti, anche di quelli che abitualmente non sono interessati ai risultati del ciclismo. L’hai definita “devastante”, al punto da dichiararTi “furioso e disgustato”. E lo è davvero, tanto più sapendo che l’UCI e qualche federazione nazionale sono all’avanguardia nella lotta al doping e che utilizzano gli strumenti e le metodiche più avanzate messe a disposizione dalla scienza. Eppure, in termini di credibilità e d’immagine il risultato non cambia. Anzi! Ciò che è avvenuto prima del Tour de France dimostra che l’impianto non funziona e che dobbiamo riscrivere il nostro futuro. Ma per farlo occorre guardare le cose per quello che sono, senza nasconderci verità spiacevoli. Il punto essenziale è che l’UCI ha delegato una sua specifica, delicatissima competenza in materia regolamentare ed etica ad altro soggetto, che per sua natura rappresenta interessi privatistici e di parte, non certo quelli dell’intero movimento: l’Associazione dei Gruppi Sportivi appartenenti al Protour. In pratica, gli è stata concessa l’autorità di ergersi come una sorta di “comitato di garanzia” che stabilisce e gestisce le regole al di fuori della giurisprudenza sportiva e ordinaria, con la presunzione di difendere, con i propri interessi, anche quelli degli organizzatori e di tutto il ciclismo. Ed ecco il quadro che abbiamo davanti: l’immagine di una corsa gloriosa come il Tour de France ridotta in polvere, il nostro sport messo alla gogna mediatica. E i team stessi con le ossa rotte e allo sbando. Caro Pat, sono certo che la situazione ha travolto le tue vere intenzioni. Come possono questi soggetti, con i meccanismi messi in opera, garantire una trasparente gestione degli eventi, il rispetto dei valori e delle regole, quando non sono neppure in grado di difendere i propri interessi? Davvero il patrimonio dell’etica può essere affidato a chi persegue i propri obiettivi di marketing ed economici ed è disposto ad esercitare ogni pressione sugli atleti pur di raggiungerli? Non diventa il “codice etico” una copertura ipocrita, nell’illusione di uscire puliti da un mare che loro stessi hanno reso torbido prima ancora che il marcio sia portato a galla da un processo e da una sentenza? Mi pongo domande che, sono certo, anche Tu Ti sei posto. Occorre che il timone torni al più presto nelle mani dell’UCI, se vogliamo uscire da questo pantano. Ho provato più volte, da quando sei stato eletto Presidente, di farTi comprendere quanto l’Unione Ciclistica si sia allontanata dalla esigenze delle Federazioni nazionali, dalla specificità e dai valori della nostra disciplina. Ancora una volta, nel momento forse più delicato della nostra organizzazione mondiale, quando il ciclismo è al centro dell’attenzione,T’invito in spirito di amicizia e nell’interesse del nostro sport a riflettere. Apri porte e finestre della magnifica struttura realizzata ad Aigle. Fa che sia la vera “casa del ciclismo mondiale”, finalizzata alla sua promozione e al suo sviluppo, così com’era stata concepita, e non solo uno strumento di marketing per realizzare proventi che in nessun modo tornano alle Federazioni Nazionali, ma che, al contrario, sottrae a loro risorse. Caro Pat, non fraintendermi. Le mie esortazioni sono volte a sostenerTi in questo difficile momento, aiutandoTi a caratterizzare con maggiore efficacia il Tuo ruolo di Presidente mondiale e la Tua linea di politica sportiva.. La Tua cultura nasce e vive nel ciclismo e non puoi allontanarTi dalle sue radici. Il ciclismo non è quello che oggi appare sui media deformato da uno scandalo. Ha potenzialità ancora tutte da esplorare, che traggono origine dalla passione, dall’impegno e dalla fatica di tutti i soggetti appartenenti a questa enorme e fantastica famiglia. Sei alla guida di un movimento planetario che, in virtù della sua grande tradizione e popolarità, sta vivendo una seconda giovinezza. La bicicletta, oggi, rappresenta uno stile di vita, interpreta bisogni reali di salute, ecologici, di difesa dell’ambiente, di attività e di svago sempre più diffusi nella società contemporanea. Se non riusciamo ad esplorare ed esprimere tutte queste potenzialità è solo colpa nostra. Ti prego, fermati e rifletti. Abbandona la posizione di rigidità assunta dall’UCI e cerca di stemperare la conflittualità esistente tra le varie componenti che operano nel ciclismo. La situazione attuale è frutto del sistema vigente. Quindi è necessario, anzi obbligatorio, trovare altre strade altre soluzioni. Chiama subito a rapporto tutte le componenti, confrontaTi, coinvolgici. Sei il nostro Presidente e siamo tutti pronti ad aiutarTi nella ricerca di un nuovo modello, più adeguato alla nostra realtà e ai nostri valori, più semplice ed umano, più rispettoso delle regole, dei rispettivi ruoli e competenze. Un modello più aderente alla nostra disciplina e alle nostre tradizioni. E’ un impegno ed una responsabilità che Ti sei assunto e non che puoi delegare ad altri. Attendo con fiducia la Tua reazione ed invito tutti a sostenerTi in questa difficilissima impresa. Renato Di Rocco, Presidente della Federazione Ciclistica Italiana
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