MEDICINA | 02/01/2015 | 08:12 Non è raro che sportivi d'élite soffrano di asma - la maratoneta Paula Radcliffe e il calciatore Paul Scholes sono tra i più noti esempi inglesi - ed ora per i bambini che soffrono di questa patologia c'è una buona notizia: potranno diventare sportivi di alto livello. In realtà, le cifre possono sembrare sorprendenti: John Dickinson, ricercatore della Kent University ed esperto mondiale di asma nello sport, ha testato tutti i 33 nuotatori della nazionale britannica di nuoto e ha trovato che il 70% soffre di una qualche forma di asma. E un test simile effettuato sui corridori del Team Sky evidenza che circa un terzo di loro soffrono di patologie asmatiche. Dati da confrontare con la media nazionale della Gran Bretagna che parla di una diffusione dell'asma tra la popolazione che va dal'8% al 10%.
Ovviamente il quadro richiede una analisi complessa: tra gli atleti c'è chi soffre di patologia sin dall'infanzia e chi, invece, di asma "indotta" da sforzo (o VIA). I sintomi sono simili - una contrazione delle vie respiratorie che dà la sensazione di una oppressione al torace - causati da respirazione rapida e pesante durante lo sforzo: fattori atmosferici possono esacerbare questo fenomeno. Il cloro presente nelle piscine può essere una delle cause di queste elevate percentuali di patologie tra i nuotatori di alto livello, mentre l'aria fredda può evidentemente causare patologie tra i ciclisti su strada e altri atleti, in particolare i fondisti. Dickinson, responsabile del reparto specializzato della Sport and Exercise Science del Kent, spiega: «Ogni consulente in questa materia valuta le cose in maniera diversa e può pronunciarsi sul fatto che la patologia da sport sia da considerarsi o meno asma, per me lo è. Gli atleti vengono abituati a spingere se stessi oltre i limiti e imparano a controllare il fenomeno di cui soffrono». E i test come quello studiato da Dickinson stanno aiutando a fare nuova luce su questo fenomeno. In passato, l'assunzione di farmaci contro l'asma doveva essere autorizzata dalle autorità antidoping, tramite certificati medici. Ora invece ogni atleta può utilizzare inalatori-bronco dilatatori comuni come il salbutamolo purché non superino un certo dosaggio. Dickinson aggiunge: «Un numero sorprendente di corridori porta inalatori nelle tasche posteriori delle maglie. Questo inalatore può dare la fiducia necessaria per spingere se stessi oltre il limite: due puff prima di una salita posso aiutare dal punto di vista morale». Jonathan Leeder, fisiologo dell'Istituto inglese dello Sport, dice che molti atleti vedono i loro sintomi scomparire con il farmaco: «Ma questo non è efficace da solo per alleviare sibili o dispnea durante l'esercizio fisico, per riuscirci si possono utilizzare altre strategie, come esercizi di respirazione tecnica e lavoro postulare». Grazie a questi studi, i bambini asmatici sono sempre più incoraggiati a praticare sport. «Sappiamo che i bambini con asma sono spesso esclusi dallo sport, per scelta dei loro genitori - ha detto Deborah Waddell, consulente clinico - . Ma noi consigliamo di invertire questa tendenza». Dickinson dice che in generale, lo sport può aiutare molto gli asmatici: «Consente loro di essere sicuri nel controllare il modo in cui si respira. E con il tempo ci si libera dalle sensazioni opprimenti che questi atleti provavano da bambini». Karl Cooke, capo della medicina di scienza dello sport per la British Swimming, sottolinea: «Il nuoto può essere davvero utile per chi soffre d'asma, perché insegna il controllo della respirazione». Di contro, Aimee Willmott, campionessa britannica di nuoto nei misti 400 m, ha scoperto di soffrire d'asma indotta da esercizio fisico: «Si è scoperto che ero asmatica, ma prima non ne avevo mai sofferto. Con l'asma stavo perdendo il 20% della mia funzionalità polmonare. Ora, se utilizzo i miei inalatori prima dell'allenamento, riesco a mantenere tutto sotto controllo». Il suo può essere additato come un esempio per gli sportivi più giovani: «Se sei un bambino e soffri d'asma, utilizza l'inalatore e scoprirai di poter praticare qualsiasi sport».
Vedo già i Talebani dell'antidoping sconfessare e insultare i ricercatori della Kent University. Solo pane ed acqua per i ciclisti, se "hanno l'asma stiano a casa" questa frase è spesso stata la risposta, a chi ha usato 0,0012 nanogrammi di salbutamolo.
Ma un attacchino pure a te no?
2 gennaio 2015 14:59Bartoli64
Ma è mai possibile che non perdi un’occasione per stare zitto Siluro sempre fuori bersaglio!?
A parte il fatto che quello delle patologie asmatiche è un fenomeno diffusissimo in tutta la popolazione terrestre, talmente diffuso che è impensabile soltanto immaginare che l’asma non affligga anche gli sportivi di alto livello (visto che non sono proprio 4 gatti).
A questo si aggiunga poi che le alterazioni climatiche e l’inquinamento atmosferico stanno ancor di più allargando il numero dei soggetti asmatici che, spesso e volentieri, iniziando a soffrirne anche in età adulta o addirittura nella terza età.
In ogni caso (visto che fai finta di non saperlo) le commissioni mediche prevedono – proprio per gli atleti asmatici – la possibilità di assumere farmaci antiasmatici (alcuni dei quali inquadrati come “salva-vita”) purché nelle quantità previste e unanimemente accettate dalla comunità scientifica (quindi non quelle che ti pare a te).
Una domanda: ma un attacchino d’asma non prende anche a te così, almeno una volta ogni tanto, la smetti di scrivere scemità?
Bartoli64
P.S. in ogni caso il fine di questo articolo (pubblicato da un “giornaletto” come il Guardian) era quello di informare dar fiducia a persone (specialmente i bambini) che si tengono, loro malgrado, lontani dallo sport per paura di attacchi d’asma.
Ma tu, come al solito, non hai capito una mazza e hai tentato di utilizzarlo per tirare fuori improbabili “pezze d’appoggio” in favore di chi i broncodilatatori (che in certe quantità hanno effetti dopanti) letteralmente se li beve invece di inalarli.
Bartoli64
2 gennaio 2015 17:48effepi
Commento impeccabile , per l'ennesima volta condivido in pieno ciò che hai scritto
Bartoli64
3 gennaio 2015 01:09mauromicheli
A me sembra tu non abbia compreso il tono del commento di Siluro1946!
Forse dite tutti e due la medesima cosa...
:-)
Mauromicheli
3 gennaio 2015 13:41Bartoli64
Se tu conoscessi le posizioni (diametralmente opposte) tra me il il soggetto di cui sopra rispetto al fenomeno, sapresti che NON diciamo affatto la stessa cosa.
Il blogger Effepi (che ringrazio per il supporto espresso nei miei confronti) lo ha invece ben compreso.
Cordialmente.
Bartoli64
bartoli64
3 gennaio 2015 18:11siluro1946
Lei non perde occasione per dimostrare la sua faziosità e superficialità nei commenti. Definire The Guardian"un giornaletto, è come sostenere che Mercks era un brocco, tanto per restare in tema. Nessun giornale italiano ha saputo mantenere l'indipendenza dal potere politico ed economico come questo "giornaletto". Certo si può non condividere la linea editoriale mantenuta per più di un secolo, soprattutto se si è sostenitori del pensiero unico, il suo, come lei.
Si informi sul Guardian e su altre vicende umane senza preclusioni e senza pregiudizi.
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