SLOVENIA. Valjavec e un grand hotel davvero speciale
DOPING | 29/12/2014 | 07:40 Non serve
sognare. Basta dormire per diventare campioni. Nel senso che nel Grand
Hotel doping è necessario appena sdraiarsi su un divano, leggere un
libro, magari aprire il frigo e scegliere una a caso tra le decine di
barrette energetiche a disposizione per andare sempre più forte, sempre
più forte. "Dodici ore al giorno per almeno undici giorni e la
prestazione migliora. Dal cinque al quindici per cento".
Goreljeck,
Slovenia, altopiano di Pokljuka, nel cuore del parco nazionale del
Tricorno. Qui Tito veniva a sparare agli orsi, anche se, ricordano i
vecchi, l'orso lo prendeva sempre la guardia del corpo di Tito che lo
seguiva qualche metro dietro e sparava insieme a lui. Ora, in un posto
immerso tra neve e laghi ghiacciati, la vecchia magione di Tito è
diventata un albergo, Villa Triglav. Dodici posti letto. A gestirlo è un
ex ciclista, Tadej Valjavec, un ottimo scalatore, tre volte nei primi
dieci fra Tour de France e Giro d'Italia negli anni 2000, incappato più
volte nei controlli dell'Uci per possibili alterazioni nel "passaporto
biologico" e allievo del dottor doping, Michele Ferrari.
Tadej
quando ha ristrutturato questa baita, ha avuto un'illuminazione: farne
un'enorme tenda ipossica. Così ha investito 100mila euro in un impianto
senza eguali e oggi gli basta girare una manopola per far diventare
l'aria delle stanze identica a quella che si respirerebbe a 4-5mila
metri. "Posso regolare la percentuale di ossigeno di qualunque camera.
In questo modo posso abbassare la saturazione del sangue per chi si
trova all'interno e quindi procurare enormi benefici agli atleti. L'ho
provato su me stesso e garantisco: funziona!". In sostanza Tadej simula
l'alta quota, stimolando così la produzione di globuli rossi dei suoi
ospiti, contribuendo a un maggior trasporto di ossigeno ai loro muscoli,
e aumentando la soglia della fatica e la produzione endogena
dell'ormone della crescita. Se qualcuno avesse dei dubbi, poi, sulla
qualità della "cura", basta che si vada a sentire le intercettazioni
proprio di Ferrari, che consigliava la struttura a uno dei suoi atleti,
il ciclista Diego Caccia: "Valjavec (...) ha fatto un impianto
centralizzato che pompa azoto nelle varie stanze e tu puoi regolare
l'altitudine (...) aggiungi l'altitudine che vuoi ed è, cioè sicuramente
funziona e lì... sei in Slovenia vaffanculo ". Ecco, qui Ferrari introduce la seconda
parte del discorso. Quella fondamentale. "Sei in Slovenia", dice. E non è
un particolare. In Italia il Grande Hotel doping non potrebbe esistere
perché la legge italiana (la 376 dell'aprile 2000) dichiara illegale
questa pratica, perché è dannosa per la salute e altera le prestazioni
sportive. Quindi dopante. Tadej lo sa, ride, e svela la grande
ipocrisia. "In alcune parti del mondo questo è doping, in altre no. Le
federazioni fanno finta di non vedere" racconta mentre cucina una
fantastica zuppa slovena, con manzo e grano saraceno. "Il risultato è
che tutti lo fanno: lo faceva Schwazer, la maschera che aveva quando
dormiva accanto alla Kostner era un respiratore di questo tipo qui, lo
fanno tutti gli atleti. Alcuni comprano la tenda, ma è scomodo vivere
dodici ore al giorno sotto una tenda, altri, i più ricchi, se la
costruiscono in casa. E non solo i ciclisti o i fondisti. Ho letto che
Djokovic ne ha una, il Real Madrid la usa, il Barcellona anche. Lo fanno
tutti, lo facevano quando io correvo e lo continuano a fare ora. Ma in
Italia, a un'ora di macchina da qui, fanno ancora finta di non vedere".
Chi
sono i clienti dell'Hotel Doping? "Squadre per lo più" dice Tadej, con
una certa riservatezza. Vengono ciclisti e fondisti, sia dell'atletica
sia dello sci. È appena andata via la squadra nazionale ucraina di
mountain bike. Alla campionessa del mondo il livello di ossigeno nel
sangue non voleva proprio scendere. "Glielo controllavo io con questa
macchinetta qui" racconta, mostrando una specie di scatoletta nera che
si poggia sul dito. "Il valore normale è 99-100, per noi va bene se
scende tra i 94 e 93, ma non voleva andare giù. Abbiamo alzato fino a
quattromila... Gli altri sarebbero crollati". Il cervellone
dell'impianto è nel garage dell'hotel. Sottochiave, un uso improprio
potrebbe essere pericolosissimo. I bocchettoni sono mimetizzati nelle
stanze, nascosti nelle pietre a vista sulla parete. "Ma i miei clienti
non sono soltanto professionisti. Pubblicizzandolo bene sui canali
giusti arrivano anche molti amatori che cercano di migliorare le loro
prestazioni: io lo dico sempre, non aspettatevi miracoli ma
miglioramenti sì. Però dovete anche fare vita d'atleta, se no è
inutile".
Per il Nas di Firenze che ha condotto l'indagine della
procura di Padova sul doping nel ciclismo italiano, Tadej era uno dei
punti fermi della squadra di Ferrari, tanto da diventarne poi anche
"rappresentante": era lui a trovare nuovi atleti nel gruppo. Lui non ne
fa certo un mistero. "Michele è un mio amico e anche il miglior
preparatore che possa esistere. Punto. Il suo non è doping. Ma
allenamento, personalizzato. Che sfrutta le migliori tecnologie. Ricordo
le preparazioni con lui a Tenerife, sotto il vulcano. C'era anche
Nibali, anche se aveva altri allenatori. Ma quelli che erano con Michele
andavano più forte. Perché? Era il più bravo. Quando ho aperto villa
Triglav è venuto qui, ha visto l'impianto e mi ha fatto i complimenti ".
Racconta che per i prossimi mesi è tutto pieno. Turisti, certo, ma
anche corridori. E se li beccano? Sorride. Si può sempre fare come Tito,
e dire che si è andati a caccia di orsi.
La lotta al doping va fatta in modo univoco ed a livello mondiale.
Non ha lacun senso che ci siano regole differenti da paese a Paese e che, si venga puniti perchè si fanno cose che in altri Paesi sono lecite.
C'è un solo modo per smascherare chi bara, i controlli da ripetere a distanza di anni e con metodologie non note al momento in cui ci si dopa.
Se non si fa questo, vuol dire che si vuole continuare a far scoppiare scandali sul passato senza curare il presente e futuro!
non è una novità
29 dicembre 2015 11:26Cippy
La Gazzetta ne parlava già anni fa, quasi sdoganando il tutto...
Se la notizia serve solo a far notizia....! Non e' che uno dorme e si sveglia campione. Ti devi allenare e tanto! Non e' che il mio amico Giorgio che si fa tutta l'estate al Passo Stelvio a lavorare diventa campione! Questo modo di fare notizia/polemica e' discutibile e non ha niente a che vedere con la lotta al doping. E poi se vogliamo considerare questo doping......mah....
x lele
29 dicembre 2015 13:42bernacca
nessuno dice che uno dorme e si sveglia campione, ma non puoi far finta di niente di fronte a un articolo del genere! a me incute paura: se si lascia fare questo chi lo dice che un giorno in un paradiso fiscale del doping non nasca un albergo con tanto di trasfusioni o menate simili? sinceramente non voglio mettere la testa sotto la sabbia, una cosa del genere va denunciata e fatta chiudere da chi ne ha l'autorità... e c'è sempre LUI sotto sotto...
29 dicembre 2015 16:17lele
"Non serve sognare. Basta dormire per diventare campioni"
Quindi l"articolo lo dice.
Il tuo ragionamento non fa una piega, allora ti rispondo dicendo che prima di cercare la pagliuzza nell'occhio altrui, pensiamo alla trave nel nostro.
Dirigenti, allenatori, direttori sportivi........figli del doping sponsorizzato Made in Italy, questa e' la trave, l'hotel di Valjavec e' la pagliuzza. Ciao Bernacca, buon anno.
29 dicembre 2015 18:21foxmulder
Beh... Pagliuzza... Cosa dichiara un pro che frequenta la struttura e che ha una variazione anomala del passaporto biologico? Che è stato in altura? Qui c'è qualcosa che non funziona. In Italia l'uso di camere ipobariche è vietato. Negli altri Paesi no. Immaginate il traffico al confine con la Slovenia... Se siete cacciatori di autografi mettetevi lì, ma è evidente che c'è qualcosa che non va...
USA
29 dicembre 2015 18:27nikko
è da anni che in America lo fanno tranquillamente......
http://altitudetraining.com/aux/news/pressreleases/pr123456787
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