GIUSTIZIA | 25/09/2014 | 18:24 La decisione presa oggi dal Comitato Direttivo dell'Uci a Ponferrada è sicuramente destinata a cambiare in meglio le sorti del ciclismo, almeno per quanto riguarda la giustizia relativa ai casi di doping. Nasce infatti il Tribunale Antidoping Uci che si occuperà dei casi di atleti di livello internazionale, sostituendosi in questo alle singole Federazioni nazionali. Il Tribunale sarà formato da giudici esperti in antidoping, totalmente indipendenti dall'Uci e garantirà agli sportivi di alto livello una proceduta efficace e un calendario giudiziario breve e chiaro. Dopo un periodo di consultazioni con le singole Federazioni, il Tribunale dovrebbe diventare operativo nel 2015.
IMPORTANTE notizia, ora è interessante chiarire coma funzionerà e cosa verrà applicato agli atleti, che tipo di normativa, se UCI soltanto o se le FEDERAZIONI potranno dire la LORO...vediamo, ancora è incompleta come notizia, ma già mi piace....
Francesco Conti-Jesi (AN).
25 settembre 2014 19:26geom54
ALTO LIVELLO!!!!!???
non concordo con la definizione e tanto più infastidisce altri atleti che di sottoserie certo non sono;
comunque:
CHI mette la moneta, pure se prima mosso dalla PASSIONE per il ciclismo, importa essenzialmente la visibilità del proprio marchio;
e, la visibilità del marchio dei tanti CHI sarebbe tanto più alta quanto più basso è il numero degli atleti di ogni singolo TEAM chiamati a partecipare all'evento (max. n. 5);
con certezza anche il numero degli atleti di ALTO LIVELLO aumenterà e di concerto anche ingresso di altri tanti CHI (SPONSOR danti quattrini);
il minor numero di atleti per ogni TEAM consente la partecipazione di un maggiore numero di TEAM ai grandi eventi, GIRO, TOUR, VUELTA, CLASSICHE E GLI ALTRI GIRI IN ATTESA DI FAMA ma, non meno visibili;
PIU' TEAM PARTECIPANTI, PIU' SPONSOR VISIBILI, PIU' INGRESSI DI IMPRENDITORI.
Quanto al resto dell'articolo circa l'operato dell'UCI e/o di altri ENTI che agiscono per regolamenti conosciuti e/o per nuove delibere nulla tolgono ne aggiungono all'IMPRENDITORE che investe nel ciclismo.
E dove è la novità?
25 settembre 2014 21:57Bastiano
Il caso Armstrong e tanti altri, ci hanno fatto capire che esistono corridori di serie A e corridori di Serie B, lo stesso vale per le squadre.
Ma come potremo fidarci dell'UCI, non era meglio fissare i termini e lasciare il tutto ad un ente completamente indipendente?
Vedremo
30 settembre 2014 11:13runner
In teoria è una bella cosa: un Tribunale indipendente, con leggi uguali per tutti. E' infatti inconcepibile che, ad esempio, la federazione italiana escluda gran parte dei corridori dai Mondiali per problemi con il doping mentre le altre federazioni continuano a far correre i loro (es. Spagna con Contador, Valverde ecc....). Mah, vedremo, anche se credo che ci saranno sempre figli e figliastri.
Pazza idea, cantava Patty Bravo
13 ottobre 2014 17:25angelofrancini
Ho lasciato passare un pò di giorni prima di commentare questa iniziativa!
In se l'idea potrebbe anche essere ritenuta corretta: un'applicazione imparziale delle regole in materia doping sarebbe auspicabile per tutti gli atleti.
La cosa che però mi sorprende in queste decisioni é l'assoluta impreparazione di questi alti dirigenti che si dimenticano, nell'approvare queste grandi riforme, di quanto é stabilito dalle leggi dei Paesi in cui hanno sede le loro Federazioni.
Leggi statali che valgono non solo per il ciclismo, ma per tutti gli sport!
Ora voi pensate che i NADO (National Anti Doping Organization) previsti dal regolamento WADA, in Italia per capirci il CONI, rinunci a quanto la legge dello Stato stabilisce, oppure che conceda una diversa normativa per il solo ciclismo?
Il Presidente federale Di Rocco, componente del direttivo UCI, non sa che questa norma non potrà mai trovare applicazione in Italia poiché contraria alla Legge statale che stabilisce la competenza esclusiva del Coni?
Lo sa, ma perché deve farsi nemici in un ambiente ove contano solo le amicizie e poco le idee che porti!
La dimostrazione è nell’assurda gestione delle norme che regolano l’affiliazione ed il tesseramento dei club professionistici emanata dall’UCI: contraria alle Leggi statali che in Italia debbono essere rispettate.
Ma tornando all’antidoping domando: possibile che nessuno abbia rilevato che lo Statuto FCI, emendato dal Commissario ad Acta ed approvato dal Coni, contenga la norma che prevede per i casi di doping la competenza in prima istanza degli organi federali della FCI e solo dopo l’espletamento di tutti i gradi della giustizia federale la possibilità di ricorrere al CONI.
Mi domando perché nessun di quei grandi avvocati che, dal 21 giugno 2012 hanno seguito le sorti dei corridori coinvolti nell’ambito della giustizia sportiva per casi di doping, abbia mai fatto rilevare tale incongruenza: la “giustizia” pare essere gestita principalmente per la felicità di chi l’amministra (giudici ed avvocati) e non per riparare i torti di coloro che chiedono di ottenere riconoscimento ai torti subiti!
Un po’ come nella lotta al doping fatta dall’antidoping: nella storia solo Caino ha ucciso suo fratello Abele!
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