Castellano: «Il codice etico impopolare ma necessario»

| 08/07/2006 | 00:00
«L'applicazione del codice etico al Tour puo' apparire impopolare se esclude Basso e Ullrich ma è un principio a salvaguardia del ciclismo»: l'ex-patron del Giro Carmine Castellano, ora direttore organizzativo della corsa rosa femminile, si schiera con le scelte operate dai vertici della Grande Boucle. «Il nostro sport sta vivendo momenti delicati con l'operazione antidoping Puerto condotta dalle autorità spagnole ma allo stesso tempo ha la capacità di conservare e far crescere il suo patrimonio di valori grazie alle regole che, di comune accordo tra le sue componenti, il settore ha deciso di darsi - ha proseguito Castellano - Le decisioni di Leblanc e Proud'homme al Tour sono state per questo meditate». L'esposizione alle critiche immediate è stata una situazione vissuta dal dirigente sorrentino nel recente passato: «Al Giro 2002 misi fuori gara Gilberto Simoni quando era ancora da definire la sua positività a sostanze vietate determinata, secondo la sua difesa, dall'ingestione di caramelle colombiane e da una visita odontoiatrica - ha proseguito Castellano -. Mi comportai allo stesso modo nella stessa edizione con Garzelli nel dubbio sul reale accertamento della sua assunzione del diuretico Probenecid quando il corridore varesino vestiva la maglia rosa». «Auspico che i corridori coinvolti possano tornare a occupare i titoli dei media per le loro imprese agonistiche senza alcun elemento che possa gettare discredito sulla loro credibilità: assisteremo comunque a un Tour con un degno vincitore», ha concluso l'ex-patron del Giro.
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