Nell’assemblea dell’U.V.I. di Rapallo in data 8 dicembre 1946, con il supporto del famoso giornalista e appassionato tecnico di ciclismo, l’avvocato Giuseppe Ambrosini (il primo a dare una valenza anche scientifica al ciclismo con l’antesignana pubblicazione “Prendi la bicicletta e vai!”). In seguito fu direttore de La Gazzetta dello Sport e direttore di corsa del Giro d’Italia e delle altre classiche della rosea. A Rapallo di Cugno, presenta una bozza del nuovo regolamento tecnico dell’U.V.I. - Nella stessa occasione Ambrosini, da parte sua, aveva predisposto il nuovo statuto U.V.I. Nell’occasione di Cugno, in forza anche del riuscito esperimento condotto in Lombardia con il GLUGC, espone ai delegati all’assemblea la reale situazione esistente nel settore del controllo delle gare e un’avvertita, indifferibile, necessità di un suo organico inquadramento e operatività con un salto di livello qualitativo. L’assemblea, senza assumere precisi impegni e nulla concedere – scrive di Cugno – riconobbe tale necessità e, con il mandato indicativo ricevuto, di Cugno mette a punto lo statuto di quella che poi, a Montecatini Terme, l’anno successivo, divenne l’ ANUGC. Il 29 giugno 1947, a Bologna, con la partecipazione di ufficiali di gara delegati e provenienti da varie regioni, è la data della fondazione ufficiale dell’A.N.U.G.C. e, naturalmente, Vincenzo di Cugno è eletto presidente.
Primo obiettivo fu il radicamento nel territorio e quindi, in ogni regione d’Italia, si costituisce il relativo gruppo regionale degli ufficiali di gara. E’ aperto il reclutamento degli appassionati e sono proposti specifici corsi di preparazione e qualificazione. Per essere ammesso alla frequentazione dei corsi il candidato doveva essere obbligatoriamente tesserato per una società e, anche una volta promosso, il giudice di gara di ogni categoria doveva essere tesserato con una società. Allora. Dopo non più. Quest’argomento lo affronteremo però più avanti. Ritorniamo alla neonata ANUGC. Il nuovo organo, inquadrato nell’U.V.I. con il proprio presidente componente di diritto del consiglio federale e, per converso, un esponente del consiglio federale inserito nel consiglio direttivo dell’ANUGC, si struttura. Gestisce il reclutamento e la preparazione delle nuove leve che vogliono entrare nelle file dei giudici di gara, le designazioni delle giurie per ogni tipo d’attività, strada, pista, ciclocross realizzando – con un grosso lavoro che aveva sempre quale motore propulsivo di Cugno – dispense tecniche per ogni specialità, modelli esemplificativi di piste, casistiche, spiegazioni e integrazioni dei regolamenti e quant’altro ritenuto utile per migliorare, affinare sempre più la preparazione degli ufficiali di gara. Un periodo di grande fermento creativo e innovativo che molti “senatori” della categoria ricordano e, talvolta, rimpiangono non solo per il bel tempo andato.
Un mensile, la testata era “L’Ufficiale di gara”, nato nel novembre del 1950, teneva i contatti e gli aggiornamenti con tutti i componenti la categoria costituendo altresì una libera tribuna d’idee e suggerimenti, confronti, dibattiti e, fra i suoi direttori, ha annoverato anche Armando Cougnet, uno dei “padri” del Giro d’Italia. Un lavoro di formazione professionale, e non solo tecnico-specialistico come avviene oggi, ma culturale, continuo, condotto in profondità, con ampia visione con molti apporti appassionati e competenti. Fra le pubblicazioni di carattere squisitamente tecnico e specialistico riservate agli ufficiali di gara, specialmente ricercato anche da giornalisti e addetti ai lavori, un “vademecum” annuale con riportati, in maniera sintetica ma esaustiva e pratica, e non vi è contraddizione in termini, i calendari UCI, FCI, la tabella punizioni, un’ampia casistica di riferimento, le maglie olimpiche, mondiali, nazionali e regionali e altre notizie di notevole interesse per vari operatori del ciclismo.
Faccio i miei complimenti a Giuseppe Figini per la sua preziosa scelta di raccontarci la storia dei nostri amici Giudici di Gara. Davvero una bella cosa.
E gli domando: caro Giuseppe, farai qualcosa di simile anche per i direttori di corsa?
Molti di noi lo apprezzerebbero infinitamente.
Silvano Antonelli
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