NIZZOLO. «Basta piazzamenti, sono pronto a riscattarmi»

PROFESSIONISTI | 05/06/2014 | 14:07
Terzo a Belfast dietro a Kittel e Bouhanni, secondo alle spalle del francese a Bari, Foligno e Salsomaggiore Terme, e infine ancora secondo alle spalle di Mezgec nello sprint finale di Trieste. Questo è stato il ruolino di marcia di Giacomo Nizzolo, velocista di punta della Trek Factory Racing, al Giro d'Italia. 
Il 25enne brianzolo di Besana Brianza, grande appassionato di moto, è stato il velocista italiano più presente della corsa rosa dal primo all'ultimo giorno ma purtroppo non è riuscito ad alzare le braccia al cielo neanche una volta. «Tanti piazzamenti non fanno una vittoria» spiega lucidamente Giaco, che è al quarto anno nel team americano e ha davanti a sè numerosi appuntamenti per riscattarsi. 

Non hai vinto al Giro ma sul mercato a quanto sappiamo sei ambito. «Sono in contatto con tre-quattro squadre di prima fascia, alla Trek sono in scadenza ma mi sento a casa. Sto valutando tutte le opportunità che mi vengono offerte con attenzione. Non c’è ancora nulla di certo sul mio futuro, per ora penso a riprendermi dalle fatiche del Giro… Quel che è certo è che ho in mente tanti traguardi da raggiungere ancora con la Trek prima della fine della stagione».


Qual è il tuo bilancio del Giro? «La squadra ci teneva che io facessi bene nella corsa rosa, per questo mi ha messo a disposizione degli uomini e mi ha supportato ancora più degli anni passati. Mi dispiace non averla ripagata con una vittoria, ma ci ho sempre provato. Non ho rimpianti perché ho sempre dato il massimo. In alcune giornate contro Kittel, un fuori categoria, e Bouhanni, che sa come farsi rispettare, c’era proprio poco da fare, in altre occasioni mi è mancato un pizzico di fortuna. Ho riguardato le volate, analizzandole posso dire che a Foligno e Trieste avrei potuto vincere mentre nelle altre occasioni anche disputandole in modo diverso sarei sempre finito 2°. Purtroppo le volate non dipendono solo te, basta la traettoria di un avversario a cambiare il risultato, non è come in salita che se sei il più forte vinci di sicuro».


Il ricordo più bello? «Il tanto tifo sulle strade. Su Grappa e Zoncolan ho sentito il boato della folla e quando il giorno di Montecampione siamo passati da Muggiò, dove abitano i miei genitori, è stata una vera festa. Ad attendermi c’erano parenti, amici, tifosi. Mi sono potuto fermare solo tre o quattro minuti, ma è stato memorabile».

Di solito ti esprimi al meglio nella seconda parte di stagione… «Proprio così, spero di finalizzare di più nei prossimi mesi. Domenica sarò al via del Giro del Delfinato. Dopo un po’ di vacanza dovrei riprendere con Vallonia, Eneco, Amburgo e Plouay. Al momento c’è una porta aperta per la Vuelta, che resta il viatico migliore in ottica mondiale, ma credo sia più probabile che mi vediate alle “mie” corse. Punto forte soprattutto al GP Plouay e ad Amburgo, dove sia nel 2012 che nel 2013 sono riuscito a salire sul podio. Ora vorrei il gradino più alto. Finire sempre alle spalle di qualcuno mi ha stufato». 

Giulia De Maio

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