Proprio non ce la faccio. Ci
terrei tantissimo a dire che il Giro è fantastico, ma proprio non mi
riesce. Se devo dirla tutta, ho il terrore che stia prendendo la china
di quegli strani Giri recenti vinti da Menchov e da Hesjedal, Giri senza
campioni, Giri livellati (in basso), Giri decisi addirittura dagli
abbuoni (tagliati, chiedere a Rodriguez). Sento dire che lo
spettacolo sarebbe sublime proprio perché la classifica è ancora molto
aperta. Perché in tanti possono ancora vincere. Perché non c’è un
padrone. Mi schiero: sono gli stessi medesimi motivi per cui lo trovo
povero. Per me il Giro è come un grande teatro: non può essere alla
portata di tutti. Non posso rischiare di vincerlo anch’io. Ho l’idea –
il sogno da tifoso – che soltanto pochi semidei possano permetterselo.
Qui
invece siamo tutti i giorni in attesa dell’impresa che non c’è. Abbiamo
visto un 37enne che sembrava avviato all’autunno della carriera
dominarlo per metà, grazie al fondamentale contributo di una rotonda
assassina nei pressi di Cassino. Abbiamo visto un colombiano dominare la
cronometro, e con tutto il rispetto per Ciccio, questo non è un buon
segnale per quella cronometro (cosa diremmo se un colombiano vincesse le
cronometro del Tour?). E alla prima salita, subito una disillusione:
questo Uran che sembrava incamminarsi sul piedestallo del semidio,
miseramente frana sotto i colpi non terrificanti di un Pozzovivo e di un
mezzo Quintana.
Io mi consolo con le belle vittorie di Ulissi,
di Canola, di Battaglin, segnali evidenti che la nuova Italia sta
lentamente arrivando. Ma è una consolazione da tifoso italiano. Se
guardo il Giro nel suo complesso, da critico, come dall’alto di Google
Maps, vedo un’edizione ancora troppo misera. Sinceramente, fatico a
distinguerla dal Giro del Trentino, terminato meno di un mese fa.
Vedrai
l’ultima settimana, mi dicono. Aspetta a tirare conclusioni, mi
esortano. Va bene: aspettiamo, sospendiamo. Vediamoli all’opera già sui
tornanti di Montecampione, tanto per cominciare. Ma sinceramente mi
chiedo se davvero la grande montagna sia da aspettare sul serio, con
tanta ansia. Ho il terrore che anziché esaltare le qualità dei nuovi
campioni, finisca per denunciarne ancora di più, chilometro dopo
chilometro, il livellamento verso il basso.
Vanno rispettate
molto, le fatiche di questi ragazzi. Ci mancherebbe. Ma non possiamo
nemmeno fingere che lo spettacolo sin qui spadellato sia da grande Giro.
Vorrei farmi capire sino in fondo: se Atalanta e Verona vanno in
Champions League, loro sono super. Ma è anche il chiaro segno che
qualche problema, il campionato, lo ha.
Purtroppo la "mediocrità" inizia con Piergiorgio Severini e Gigi Sgarbozza pagati con il Canone RAI. Scandaloso!
...
24 maggio 2014 19:47SantGiac
Monotonia portami via...che retorica e che qualunquismo in questo articolo!!! Da accapponare la pelle
Giacomo
Non so voi..
24 maggio 2014 19:55teos
..ma io ho la stessa visione dell'insieme delle cose che ha Gatti. Bella l'incertezza, ma senza l'estro, la verve e la classe dei campioni che vanno in Francia, il Giro sarà sempre e comunque destinato ad essere una corsa di serie C. Già di serie C, perché la B se la prende la Vuelta che andandosi a collocare tra Tour e Vuelta qualche nome di spicco comunque lo attrae..
Abbiamo avuto Giri peggiori
25 maggio 2014 14:14pickett
Credo che,nella storia del Giro,avremo avuto una trentina di edizioni con un campo di partecipanti molto + scarso.Ce lo ricordiamo il primo Giro vinto da Gotti,o quello di Cunego?Ciò che fa sembrare il Giro brutto e noioso,in realtà,é la pessima qualità delle riprese televisive.
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