LA TAPPA. Frazione ideale per una grande fuga

GIRO D'ITALIA | 21/05/2014 | 07:00
Era, in origine, la tappa più lunga del Giro 2014 ma, cammino facendo, è stata sopravanzata nella distanza da quella che si è terminata a Montecassino.
E’ comunque una distanza assai impegnativa quella di questa frazione che prevede la partenza da Collecchio, in provincia di Parma, cittadina che ha già ospitato nel 1991 la partenza di una cronometro con arrivo a Langhirano – due nomi che evocano la bontà dei prosciutti del parmense, e non solo – vinta da Gianni Bugno. A proposito di Collecchio ci corre l’obbligo di fare ammenda d’avere dimenticato questo fatto nella stesura del TV Road Book.
Frazione dal profilo altimetrico abbastanza mosso e, subito dopo la partenza, si va verso il Passo Cento Croci, m. 1058, GPM di 2^ cat., dopo avere superato Borgo Val di Taro che riporta alla mente il nome del grande giornalista Bruno Raschi. Dopo lo scollinamento si è in Liguria, in provincia di La Spezia, attraverso  una discesa impegnativa fino a Varese Ligure e trovare il mar Ligure a Sestri Levante con l’incanto delle sue due splendide baie. Si costeggia la sempre affascinante costa ligure con la salita della Ruta di Camogli e attraversare la grande Genova sulla scenografica sopraelevata e affacciarsi nella Riviera di Ponente per Voltri, Arenzano e Varazze. Questa cittadina rappresenta un nome di rilievo nella geografia ciclistica per molteplici motivi legati sì al passato e pure al presente, così come Celle Ligure dove è nato un grande come Giuseppe Olmo. Avvicinata Savona, da qui la corsa va a scoprire un itinerario inedito per il grande ciclismo con un ampio semi-circuito di quasi 45 km. – E’ un percorso conosciuto dagli appassionati della zona che prevede il passaggio sulla salita con lo strambo  nome di “Naso di Gatto”. Sono otto chilometri con salita costante attorno al 9% ai quali fa seguito il tratto finale vallonato su carreggiata con passaggi impegnativi prima della veloce discesa sul Colle di Cadibona che divide la catena delle Alpi da quella degli Appennini e che risveglia ricordi geografici scolastici, quando la geografia si studiava alle elementari. Al termine della discesa si è di nuovo a Savona, in prossimità del traguardo. zioni offensive portate nel finale, qualora la fuga dovesse essere raggiunta anzitempo.
Quanto a Savona, la bella città ligure rappresenta e ricorda un episodio, che non è esagerato definire “storico”, legato alla vicenda di Eddy Merckx nel Giro d’Italia del 1969 per la rivelazione della sua positività e la sua estromissione, in maglia rosa dalla corsa, che ebbe un’immensa rilevanza mediatica. In seguito Savona è stata sede d’arrivo nel 1972 con la vittoria del toscano Wilmo Francioni, del tedescone Gregor Braun nel 1983 e dell’anglo-toscano Maximilian Sciandri nel 1991. E’ un finale da vedere sperando in uno spettacolo ciclistico di primordine.

Giuseppe Figini
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