VERGATO. Una serata per ricordare Calzolari e il Giro 1914

GIRO D'ITALIA | 20/05/2014 | 16:14
Il Giro d'Italia 2014 ha soltanto sfiorato la Toscana e dopo l'arrivo in quota ai 1538 metri di Sestola/Passo del Lupo e l'ormai celeberrimo (?!) racconto del compianto Pirata Marco Pantani contro il fagiano narrato con fin troppa dovizia di particolari nella tappa del Monte Carpegna da Max Lelli, ha perso l'ennesima occasione per ricordare in maniera degna un ciclista emiliano, appartenente al periodo cosiddetto pionieristico dello sport del pedale e che ha contribuito come pochi altri a creare la leggenda della Corsa Rosa: il vergatese Alfonso Calzolari. Nonostante l'indifferenza mostrata dalla carovana del Giro, si è comunque svolta a Vergato, la cittadina dell'Appennino toscoemiliano in provincia di Bologna dove il 30 aprile del 1887 nacque Calzolari, un'opportuna serata celebrativa per ricordare il centenario (1914-2014) del trionfo al Giro d'Italia di questo vero e proprio Omino di Ferro.  
L'iniziativa ha avuto il patrocinio dell'amministrazione comunale di Vergato, tramite il sindaco Sandra Focci e l'assessore allo sport Elio Prezzi e di un comitato locale coordinato da Davide Rinnovasi, Matteo Medici e Viviano Fiori. Il programma prevedeva una coinvolgente celebrazione con la proiezione di filmati d'epoca e una serie di interventi da parte di personaggi appartenenti al mondo del ciclismo, il tutto per festeggiare degnamente il centenario della vittoria dell'indomito ciclista vergatese al Giro d'Italia del 1914.
Questo Giro eroico viene ricordato come il Giro d'Italia più duro della storia, quello dei record tuttora imbattuti e per farsene un'idea precisa basta elencarne solo alcuni: fu il Giro con il minor numero di classificati nella graduatoria generale, poiché soltanto 8 concorrenti giunsero a Milano dopo 8 tappe infernali, avversate da un meteo che definire Dantesco è un eufemismo; Calzolari vinse la corsa con il maggior distacco nella storia del Giro, 1 ora, 57 minuti e 26” su Albini; si registrò la lunghezza media delle tappe (otto in tutto intervallate ognuna da un giorno di riposo) più alta, pari a 396,250 km; il veneto Lauro Bordin fu protagonista della fuga in solitaria più lunga mai registrata in una tappa del Giro (la Lucca-Roma di 430,3 km che resta tuttora la tappa più lunga mai disputata al Giro), infatti restò solo al comando per 368 km e venne ripreso a una ventina di km dall'arrivo posto a Roma, ecc. ecc.
Da notare inoltre che quello del 1914 fu il primo Giro d'Italia con la classifica finale a tempi e che gli avversari di Calzolari furono tutt'altro che arrendevoli (a metterli KO provvidero il maltempo e la durezza del percorso ricavato su strade prevalentemente sterrate) ed erano il Gotha del ciclismo internazionale di quei tempi.
Al via da Milano si schierarono infatti tutti i vincitori dei Giri d'Italia disputati in precedenza, campioni del calibro di Ganna, Galetti, Pavesi e Oriani, oltre a un illustre vincitore di due Tour de France come il francese Lucien Mazan “Petit Breton”, a un giovane emergente come Costante Girradengo (che vinse la tappa di Roma) e ad altri pionieri del ciclismo assai quotati come Corlaita, Gremo, Beni, Agostoni, Gerbi, Sivocci, Canepari, Albini, Lucotti e Rossignoli.
Ospiti della riuscita serata organizzata dal Comune di Vergato, dalla BCC di Vergato e dal Gruppo Ciclismo Vergato sono stati il CT azzurro Davide Cassani, che ha lodato l'iniziativa ritenendola molto opportuna in un ciclismo come quello attuale in cui la propria storia e la tradizione vengono troppo spesso dimenticate, la simpatica e assai umana campionessa Edita Pucinskaite Rossi, il mitico diesse e manager Giancarlo “Ferron” Ferretti che è stato lungamente applaudito, gli ex ciclisti emiliani Primo Franchini, Mario Minieri – vincitore di una tappa al Tour de France 1962 e anche lui nato a Vergato come il leggendario Omino di Ferro Calzolari – e l'ex ciclista toscano Roberto Poggiali. altro acclamato protagonista della serata insieme ad Enzo Ricciarini, patron della più importante festa dedicata agli ex-ciclisti, denominata Biciclub di Prato e che veleggia felicemente verso la 40a edizione.
Interessante e curioso è stato anche l'intervento del talent scout bolognese Andrea Cevenini, dichiaratosi il primo e vero scopritore di Fabio Aru, il giovane sardo considerato il talento emergente del ciclismo italiano e finora protagonista al Giro 2014.
Non tutti sapevano infatti che Aru ha mosso i suoi primi passi, o forse è meglio dire che ha effettuato le sue prime pedalate, dalle parti di Vergato e Bologna, gareggiando soprattutto nel ciclocross con ottimi risultati prima di essere “scoperto” e quindi ingaggiato da Olivano Locatelli.
In definitiva si è trattato di una serata ottimamente realizzata, con l'unico cruccio riguardante il silenzio tombale dello staff e dei media del Giro d'Italia. D'accordo, era doveroso celebrare Marco Pantani, ma un pensierino sulla Rosea lo avrebbe meritato anche questo piccolo grande ciclista emiliano che, lo ripetiamo, ha senza alcun dubbio contribuito a rendere ancora più bella e grande la leggenda della massima gara a tappe italiana.
E' stato un peccato avere “toppato”così di brutto, senza nemmeno un cenno, un ricordo, sul centenario di un personaggio e di un Giro che fecero davvero epoca. E dire che il noto attore romagnolo Ivano Marescotti, su testi dello scrittore Maurizio Garuti, ha già iniziato a portare nei teatri italiani il monologo “Bestiale quel Giro d'Italia” in cui interpreta proprio il leggendario Alfonso Calzolari del Giro 1914 e la prima, riuscitissima rappresentazione si è svolta sabato scorso presso il teatro Rossini a Lugo di Romagna.

Stefano Fiori

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