Che disastro il Pantani Day

ATTACCHI & CONTRATTACCHI | 18/05/2014 | 17:00
di Cristiano Gatti                 - 

Ragazzi, lo so che c’è molto imbarazzo in Giro, ma qualcuno lo deve pur dire. Lo dico io: che disastro il Pantani-day. Quanta pena, quanta amarezza. Da mesi si parlava di questo omaggio a dieci anni della morte, con una tappa dedicata, lungo le strade dei suoi allenamenti quotidiani, Carpegna e Montecopiolo. Annunciata una celebrazione memorabile, tutto al superlativo, tutto alla romagnola, con immane concorso di popolo.

Vogliamo tirare un’onesta conclusione? E’ memorabile il flop. Era pure sabato, c’era pure bel tempo. Tutto inutile: la Romagna, la sua Romagna, assente. Strade vuote, atmosfera spettrale. Lo dico con una punta di veleno: c’era molta più fiera al suo funerale.

Cosa dire, allora? Bastano le facce. Alla partenza di Lugo, tutti fingono che il Giro sia passato dalla Sardegna o da Lampedusa, non dai luoghi di Pantani. Velo pietoso, e via belli come il sole. Non mi sembra giusto. Il fallimento dell’operazione-memoria va rimarcato. Non è una cosa da niente. O vogliamo dire che il Giro e la gente del Giro hanno reso omaggio alla memoria con l’aneddoto del fagiano, raccontato da Lelli al “Processo”, sotto gli occhi attoniti della Zia Ale? E’ questo che intendevano tutti, quando per mesi dicevano vedrai quel giorno sul Carpegna?

Caro Marco, ovunque tu sia, voltati dall’altra parte. La tua terra e la tua gente hanno fatto lo stesso. Perché mai? Non ne ho la più pallida idea. Certo non può bastare la versione, espressa peraltro balbettando, che a rovinare tutto sia stata la concomitanza della “Nove Colli”. Dal mio punto di vista, questa concomitanza avrebbe potuto infiammare la giornata, non spegnerla.

E’ chiaro, c’è ben altro. C’è sicuramente questo clima tossico che ormai si è creato attorno al tuo nome. A forza di raccontare che proprio il Giro ti ha fatto fuori, temo che ormai dalle tue parti il Giro sia visto come il nemico numero uno.
Opinione personale, sia chiaro. Ma non credo di essere molto lontano dalla realtà. Il risultato è troppo eclatante, perché questo vuoto e questo silenzio possano passare solo come semplice coincidenza. Credo proprio che dieci anni di acidi, di risentimenti, di sospetti e di insinuazioni, di dietrologie e di rivelazioni, alla fine abbiano abbinato al tuo nome un clima plumbeo. La tua storia era un’epopea tragica, una toccante parabola umana: nel tempo è diventata giallo, thriller, intrigo. Era amore, è diventata rancore.

Finisce tutto così, in un mesto e insopportabile pomeriggio di indifferenza, lungo le tue strade. Spero proprio che a nessuno venga più in mente di celebrare plateali anniversari nel tuo nome. Quel vuoto, quell’indiferenza, almeno un vantaggio se lo portano dietro: restituiscono al tuo dramma il dono insostituibile del silenzio. Il dono che è mancato in tutti questi dieci anni, con risultati disastrosi.
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COMMENTI
Pantani Day
18 maggio 2014 18:34 andy48
Si', in effetti l'aneddoto del fagiano potevano risparmiarcelo, ma serve se non altro a spiegare quanto Lelli sia sensibili agli umori dei nostri tempi. E poi: un giovane campioncino straniero, interrogato circa il Pantani Day, ha risposto dicendo che la sua squadra si stava comportando alla grande. E da un rapido sopralluogo risulta che le testate straniere di ciclismo il Pantani Day l'hanno ignorato del tutto. I motivi sono facile da intuire, e non c'entrano i fagiani. Ma non ci basta ricordarcelo bello in bicicletta, grande in salita, e un uomo come tanti con i suoi problemi, senza volerlo per forza mettere sugli altari?

Pantani 2
18 maggio 2014 19:08 siluro1946
Forse si sono sbagliati a non presentarsi a Cesenatico per il Pantani day, i "talebani dell'antidoping" erano al giro sin dalle ore 6.00 a succhiare sangue
dai ragazzi. A quando queste visite al Foro Italico e/o a Milanello?

L'Uovo o la Gallina?
18 maggio 2014 19:25 tonifrigo
Forse la spiegazione sta in un Giro moscio come pochi altri: anch'io preferisco ripensarlo "bello in bicicletta" e "grande in salita", senza troppi altari. C'è un sacco di gente pronta a mangiarci ancora sopra che il "flop" lo vivo come un castigo di Marco. Ricordate quella bandana buttata a terra e quella sgrullata al manubrio che annunciava guerra? Roba da Pantani campione. I drammi dell'uomo Pantani, invece, partono da lontano, da molto lontano. E la bici non c'entra.

FAGIANO
18 maggio 2014 20:10 colt
MA LELLI CON TUTTE LE COSE CHE POTEVA DIRE DI PANTANI VIENE FUORI COL FAGIANO
MA DAI.......

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