Cassani: «Se vinco il mondiale vado dal Papa in bici»

PROFESSIONISTI | 02/03/2014 | 08:08
Il nuovo gladiatore della Nazionale di ciclismo ha dato il «rompete  le righe». Da corridore a giornalista e adesso nel nuovo ruolo di ct  al posto di Paolo Bettini: è il romagnolo Davide Cassani, 53 anni,  che a Lido di Camaiore ha tenuto a battesimo 24 tra azzurri e  azzurrabili per il primo raduno ufficiale della nuova era, tessera  
iniziale di un puzzle che si completerà al Mondiale su strada  professionisti del 28 settembre prossimo a Ponferrada. C’erano nomi  importanti, da Basso a Nibali, da Visconti a Battaglin, da Modolo a  Malori, da Moser a Ulissi...

Signor Cassani, qual è il suo stato d’animo al termine di questo primo mini-raduno?
«Sto molto meglio di quattro giorni fa».

Perché meglio?
«Perché ho avuto risposte importanti dai 24 corridori che erano  presenti. Ho capito che anche loro sentono quello che sento io. E  insieme potremo fare grandi cose».

Perché l’Italia del ciclismo è solitamente presa a esempio per la coesione del gruppo?
«Perché noi più di altri abbiamo il senso della maglia azzurra».

Più senso della maglia azzurra che senso della Patria?
«Non voglio fare polemiche extrasportive, ma il senso della maglia azzurra è insito nella Nazionale di ciclismo, soprattutto per il grande esempio dato dagli ultimi commissari tecnici».

Lei si ricorda della sua prima maglia azzurra?
«E come no! Giro delle Regioni ‘81, ero dilettante».

La conserva ancora, quella maglia?
«Ma certo! E’ nella cassapanca con tutti gli altri cimeli che fanno parte della mia vita in bicicletta. Non potrei mai disfarmi di simili oggetti che per me hanno un enorme valore».

Con quale criterio ha scelto i 24 corridori presenti a Lido di Camaiore?
«Ho voluto corridori giovani e altri molto esperti. Questi ultimi mi hanno aiutato a trasmettere l’amore per la maglia azzurra a quelli delle ultime leve».

Lei arriva dopo Martini, Ballerini e Bettini, tre tecnici in rima: come definisce i suoi predecessori?
«Alfredo è la saggezza, Franco il carisma, Paolino l’istinto».

E lei?
«Spero di essere il tecnico della tattica, perché vorrei una Nazionale coesa e sempre padrona della situazione. Ricordo che al Mondiale non si potranno utilizzare le radioline».

Cassani in azzurro è stato a lungo il regista della squadra: anche lei vorrà un alter ego tra i corridori?
«Sì, avrò un portavoce in corsa. Ci sono in ballo due nomi, vedremo. Il mio regista non dovrà vincere il Mondiale».

Si ricorda a Chambery ‘89, quando restò in corsa nonostante un violento attacco di dissenteria?
«Soffrii le pene dell’inferno, mi feci tutto addosso ma non potevo ritirarmi perché c’era un attacco avversario in corso. Fu un vero calvario, ma anche quello era amore per la maglia azzurra».

Il Mondiale di Ponferrada è disegnato per chi?
«Per uomini veloci, perché assomiglia un po’ a Geelongs (vinse Hushovd, ndr). Ma noi avremo la squadra giusta per evitare l’arrivo di un gruppo di 40 corridori».

Sulla carta qual è il suo podio di favoriti?
«Sagan, Degenkolb, Gerrans».

E per noi?
«Modolo, Pozzato... Proprio con loro due e con un paio di under 23 andrò a pedalare sul percorso spagnolo ad aprile. E poi a giugno la  Federciclo organizzerà un secondo raduno azzurro. Sono convinto che  potremo fare bene, perché quando si corre tutti insieme per un solo  obiettivo si riesce a superare qualsiasi difficoltà».

Il ruolo di ct è diverso se visto dal di dentro?
«No, perché... mi ero preparato sia come corridore che come  giornalista, studiando qualsiasi particolare».

Signor Cassani, in cambio della maglia iridata lei sarebbe capace di...?
«Se vinco il Mondiale pedalo da casa mia a Solarolo sino in piazza San Pietro a Roma e chiedo di poter vedere Papa Francesco!».

da «Tuttosport» del 2 marzo 2014 a firma Paolo Viberti
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COMMENTI
2 marzo 2014 14:25 enrico
Se porti Pozzato, tranquillo che rimani a casa sul divano.

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