MEALLI. Bentornato Ercole!

PROFESSIONISTI | 11/02/2014 | 12:26
Mealli è un cognome che ha una specifica valenza nel ciclismo. Una sorta di dinastia che ha regalato alle due ruote buoni corridori, affermati e appassionati organizzatori e anche tecnici. Da Adalino, il primo Mealli corridore, nato a Malva di Terranuova Bracciolini (Arezzo) nel 1910, buon professionista negli anni dal 1934 al 1947 e, a seguire, i nipoti. In ordine d'età Franco, nato nel 1924, si è dedicato fin da giovanissimo all'attività organizzativa e, con il Velo Club Forze Sportive Romane, ha creato la Tirreno-Adriatico e molte altre importanti manifestazioni – professionistiche e non – di primo rilievo. Segue il fratello Marcello,  nato nel 1928, tricolore degli allievi  nel 1946 e, poi, sempre frenetico e sanguigno factotum in vari sodalizi del sempre effervescente ciclismo toscano. Infine, Bruno che è stato tricolore fra i professionisti nel 1963 e protagonista della vicenda che lo ha visto opporsi a Marino Fontana con la doppia maglia di campione d'Italia: Mealli per l'U.V.I. e Fontana per la Lega Professionisti.

Una diatriba che suscitò grande, fragoroso, clamore all'epoca con implicazioni giuridiche e legali, non solo di tipo sportivo.  E' da ricordare pure Moreno Mealli, anno di nascita il 1938, figlio di Adalino, che dopo una brillante carriera fra i dilettanti passò fra i professionisti nel 1963 con la Cynar e rimase nella categoria, quale “indipendente”, anche nel 1964.

Terza generazione, si potrebbe dire, per Ercole Mealli, figlio di Marcello, nato nel 1958, sempre a Malva, che ha un po' sintetizzato l'essenza ciclistica di famiglia essendo stato professionista nel 1982, disputando anche il Giro d'Italia, con la Selle Italia-Chinol del d.s. Franco Montanelli. Una breve stagione nel professionismo dato che Ercole, a dispetto del nome, si rese subito conto che le fatiche erano spropositate rispetto alle sue possibilità e appese subito la bici al chiodo. Di quella stagione rimane, in bella vista in casa, una foto che lo vede, al Giro d'Italia, ritratto fra Bernard Hinault e Giuseppe Saronni, unitamente al ricordo di una fatica, fatica immane. Questo però non l'ha allontanato dalla passione di famiglia, e pure  la sua, per le due ruote. Da una quindicina d'anni Ercole operava, con responsabilità crescenti, nello staff degli arrivi del Giro d'Italia e delle altre corse della Gazzetta dello Sport impegnandosi pure nel ciclismo toscano. Un impegno che gestiva e contemperava con la sua professione di geometra e libero professionista a Castelfranco di Sopra.

Purtroppo un giorno di inizio dicembre 2012, ad Arezzo, lo specchietto di un' autovettura aggancia la tracolla della borsa del computer. di Ercole e lo trascina a terra per qualche metro. Le conseguenze sono assolutamente disastrose e fanno subito temere per la sua vita a causa delle ferite alla testa. Lungo, lunghissimo, ricovero all'ospedale di Siena in un alternarsi di disperazioni e speranze con vari, delicatissimi, interventi chirurgici. Circa quattro mesi di degenza a Siena e quindi il ricovero nella moderna struttura dell'Istituto Don Carlo Gnocchi di via di Scandicci a Firenze. Affronta una lunga, dura, difficile e dolorosa riabilitazione che dura circa cinque mesi ma qualche risultato positivo, alla fine, si vede. Se non è un miracolo gli somiglia molto, comunque. Un miracolo reso possibile dalla validità delle cure mediche applicate con capacità e dedizione in tutte le strutture, favorito pure dalla forte fibra, resistenza e straordinaria volontà di riprendersi di Ercole. Una volontà quasi percettibile e rilevabile anche nei lunghi e bui periodi di incoscienza. Un ruolo importante e determinante in questo prodigioso recupero l'ha giocato la famiglia, in prima fila, con la moglie Marusca, le figlie Denise e Melissa,  mamma Antonietta e papà Marcello senza dimenticare i molti amici di Ercole. Amici, molti dei quali del ciclismo, con in prima fila Nilo Mugnai de Il Cipresso di Loro Ciuffenna, alias il Nilo del Cioni come viene identificato in Toscana, Sergio Castellucci, Antonio Rabatti, Pasquale Morini, sostenitore di molte iniziative per le due ruote in Toscana, gli amici del Comitato Sportivo Città di Arezzo, organizzatore del Giro di Toscana e Cesarino Benvenuto. Purtroppo, in questo frattempo, nello scorso agosto, è scomparso il “Togna”, Bruno Tognaccini, grande amico dei Mealli, così come un altro corridore della vicina Pian di Scò, Franco Chioccioli. Per ultimo, ma non certamente ultimo, Mauro Vegni e famiglia con il quale Ercole ha praticamente condiviso le prime esperienze ciclistiche, entrambi ancora con i pantaloni corti, nella “bottega” del V.C. Forze Sportive Romane dello zio Franco, a Roma e gli amici-colleghi di RCS Sport.

Ora Ercole ha completamente recuperato e può disporre pure di una più che discreta mobilità fisica. E' prossimo all'uscita del lungo tunnel. “Era ora!” è il suo sintetico commento e, pure attraverso questo scritto, ringrazia tutti quanti lo hanno aiutato e sostenuto in questa sua difficile e terribile corsa. Altro che il Giro d'Italia 1982.....
Quello che conta però è che è praticamente pronto a ritornare in gruppo, è nella scia delle ammiraglie. Il gruppo è lì, a poche pedalate. Bentornato Ercole anche a nome di tutti gli amici del ciclismo.

giuseppe figini
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COMMENTI
Bentornato Ercole e bravo Figini
11 febbraio 2014 14:28 azzurrotenebra
Sono contento che Ercole Mealli abbia quasi ultimato il suo recupero e gli auguro di ritornare presto in gruppo. E poi voglio rivolgere un "bravo" grande come una casa a Giuseppe Figini, che dall'alto della sua smisurata esperienza e delle sue indubbie capacità giornalistiche, sorse un po' troppo sottovalutate, ci racconta episodi e aneddoti introvabili sui giornali

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