Rubiera, la Ciclistica 2000 piange Paolo Rivi

LUTTO | 10/02/2014 | 12:35
SOLARE, mai arrabbiato: perfetto per i bambini. A Rubiera ricordano così Paolo Rivi, uno dei fondatori della Ciclistica 2000, scomparso ieri a 71 anni dopo una malattia. Lo piange la società che aveva fondato 28 anni fa, lo piangono i tanti ragazzi che ha cresciuto in questi anni: magari non sono diventati campioni, ma persone migliori sì.
«Stavamo uscendo per l’allenamento con la squadra allievi quando ci ha raggiunto la notizia che non avremmo mai voluto ricevere: con i ragazzi abbiamo deciso di andare a pedalare ugualmente, Paolo avrebbe voluto così», racconta William Tondelli, che della formazione rubierese targata Litokol è l’anima. Fu lui, nell’86, a fondare la società insieme ai genitori di alcuni ragazzi che all’epoca correvano in bici: fra questi anche Paolo Rivi, papà di Ruggero, il figlio che oggi lo piange insieme a mamma Clara.
«Eravamo insieme nel Moser fans club Caravella e quando il mitico Francesco chiuse l’attività decidemmo di aprire una società per far correre i giovani. Dicevano che saremmo andati avanti sei mesi: siamo ancora qui. Stabilimmo uno statuto basato su rispetto delle regole e la sportività: l’abbiamo sempre rispettato», racconta ancora Tondelli.
FEDELTÀ ai principi, fedeltà al ciclismo: eletto presidente nell’87, Paolo Rivi ha guidato la Ciclistica 2000 per 25 anni, fino a quando la salute glielo ha permesso. Era il tecnico dei Giovanissimi, uno dei fiori all’occhiello di una società che anche oggi, sulla pista di avviamento al ciclismo del paese, porta a spasso trenta bimbi fra i 5 e i 9 anni. «Paolo puntava molto sulla motricità, evitando l’esasperazione: fa parte della nostra filosofia sportiva. Amava stare in mezzo ai ragazzi, sperava di festeggiare con loro i trent’anni della società: purtroppo è un privilegio che il destino gli ha negato».
Non gli negherà il buon ricordo di chi lo ha conosciuto: sono stati tanti quelli passati dalla ‘sua’ Ciclistica 2000. E tanti saranno domani alle 9,30 a Rubiera a rendergli l’ultimo saluto.

di Angelo Costa, da Il Resto del Carlino

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