STORIA | 19/11/2013 | 15:28 Gino Bartali è stato un campione immenso, sui pedali e nella vita. Il riconoscimento dello Yad Vashem è il giusto premio per una vicenda umana straordinaria, impreziosita dal coraggio del ciclista durante il nazifascismo. A partire dalla testimonianza di Giorgio Goldenberg, il piccolo ebreo fiumano che raccontò di essere stato nascosto in un appartamento di proprietà di Bartali in via del Bandino a Firenze. “Sono vivo perchè Bartali ci nascose in cantina”, spiegò Goldenberg, 81 anni, oggi residente in Israele a Kfar Saba. Questo campione, che divise l’Italia nella sana rivalità con il piemontese Fausto Coppi il “Campionissimo”, verrà ricordato a Palazzo Lascaris (Sala Viglione, via Alfieri 15) a Torino, giovedì 21 novembre 2013 alle ore 10,30. L’evento è organizzato dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte, presieduto da Roberto Placido, in collaborazione con la Federazione Ciclistica Italiana, la Comunità ebraica di Torino e l’associazione culturale RectoVerso. Tra gli interventi, oltre a quello del figlio di “Ginettaccio”, Andrea Bartali, spiccano quelli di Emanuel Segre Amar, vicepresidente della Comunità ebraica di Torino, Rocco Marchigiano, presidente del Comitato regionale della Federciclismo, e di Enzo Ghigo, vicepresidente della Lega Italiana del ciclismo professionistico. A moderare i lavori il giornalista Beppe Conti. Sono anche attese le vecchie glorie piemontesi del pedale Franco Balmamion, Agostino Coletto, Guido Messina e Italo Zilioli. Lo Yad Vashem spiega che Bartali, “un cattolico devoto, nel corso dell’occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l’arcivescovo della città cardinale Elia Angelo Dalla Costa”. Ques’ultimo è stato, a sua volta, già riconosciuto Giusto tra le Nazioni da Yad Vashem. “Questa rete ebraico-cristiana, messa in piedi a seguito dell’occupazione tedesca e all’avvio della deportazione degli ebrei, ha salvato - prosegue Yad Vashem - centinaia di ebrei locali ed ebrei rifugiati dai territori prima sotto controllo italiano, principalmente in Francia e Yugoslavia". Bartali ha agito “come corriere della rete, nascondendo falsi documenti e carte nella sua bicicletta e trasportandoli attraverso le città, tutto con la scusa che si stava allenando. Pur a conoscenza dei rischi che la sua vita correva per aiutare gli ebrei, Bartali ha trasferito falsi documenti a vari contatti e tra questi il rabbino Cassato”.
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