Basso, brividi di paura

PROFESSIONISTI | 01/11/2013 | 09:56
Parlare di se stessi in terza persona, non perché si ha un disturbo della personalità o si soffra di schizofrenia, ma perché non si ricorda nulla di quanto si è vissuto. È accaduto a Ivan Basso che il 7 settembre scorso, in occasione della quattordicesima tappa della Vuelta (Bagà - Andorra, Collada de la Gallina), ha vissuto in prima persona una giornata da incubo lungo la discesa dell’Envalira: 24 chilometri velocissimi, a 4° di temperatura. Piog­gia mista a neve e una crisi d’ipotermia che poteva finire in tragedia. Ivan non si ricorda quasi niente di quanto gli è accaduto. Di quel che è successo ha so­lo qualche contorno, come in un brutto sogno. Quello che sa, quello che oggi ci racconta, lo sa perché a sua volta l’ha recuperato dai ricordi di chi gli ha raccontato quel che è successo.
«È proprio così: ho pochissime immagini e molto confuse di quanto mi è capitato quel giorno. È come se ciò che stava capitando a Ivan non mi riguardasse. Vivevo in un altro mondo, in una bolla, come se fossi sospeso. Ri­cordo il grande freddo, improvviso e penetrante. Poi delle voci, e tutto ad un tratto mi sono ritrovato in ammiraglia. Di come mi hanno fermato, di come mi hanno tolto di bicicletta, di cosa sia suc­cesso nei minuti successivi non ri­cordo nulla. È come se in bicicletta ci fosse  Ivan e io fossi da un’altra parte. Quella cosa è successa a lui, non a me. Anche se poi l’ho recuperata e l’ho fat­ta mia. E adesso ne posso parlare».

Ti era mai capitato qualcosa si­mile in venticinque anni di carriera?
«Mai successo nulla di simile. Tante volte ho patito il gelo e il freddo, ma mai mi sono trovato a vivere una cosa così. Come mi ha spiegato il dottor Magni, quello che è accaduto a me può essere paragonato come meccanismi a quando capita di prendere una congestione. Quante volte ci si è trovati a fa­re una bella grigliata con gli amici: si mangia e si beve tutti assieme e poi solo uno sta male. Perché subentrano due/tre fattori e ogni fisico ha la sua reazione. Nel mio caso ha influito il balzo termico. Più di 30 gradi il giorno prima e solo quattro gradi il giorno dopo. Acqua, neve e vento. Ven­tiquattro chilometri di discesa ve­locissimi e gelidi. Può aver anche influito anche il fatto che io, quest’anno, do­po lo stop forzato del Giro, non ave­vo cor­so molto e l’ultima vol­ta che avevo preso la piog­gia era stato al Giro di Romandia. Poi, al­tro fattore, più o meno a metà discesa ab­biamo incontrato una galleria, ben protetta, nella quale ci siamo un po’ riscaldati, poi siamo nuovamente usciti e lì ho subìto un altro shock termico. È in quel momento che ho avvertito il cedimento fisico centrale. Fi­no a quel momento era sta­to periferico: sentivo freddo ai piedi, alle mani, ma ce la facevo».

Poi cosa ricordi?
«Che Mario (Sci­rea, ndr) mi diceva qualcosa via ra­dio, ma io facevo fatica a capire. Per me era solo una sorta di nin­na nanna. Non avevo la forza di reagire. Ce l’avete presente quando si fa un brutto sogno, e nel sogno ti dici: dai è un sogno, svegliati… Io lì faticavo a reagire. Ad entrare in connessione. Ivan era altrove. Ero al limite dello svenimento. Mario e i miei compagni sono stati provvidenziali, perché davvero avrei potuto farmi del male, finire contro una parete oppure giù in un burrone, e forse non sarei qui a raccontare quanto mi è accaduto. Ho davvero ri­schiato l’osso del collo. Scendevo in uno stato di incoscienza totale, mi han­no raccontato che non governavo il mez­zo ed era pauroso vedermi scendere a quella velocità. Da quanto mi han­no riferito, ho fatto perdere anni di vita a molti».

Sai che c’è chi ha scritto che questo è forse stato il tuo canto del cigno, non si può correre contro l’età…
«Allora, lo so anch’io che non sono più un ragazzino, però penso anche di aver dimostrato di poter pedalare a grandi livelli e con i migliori in una grande corsa di tre settimane. In quei giorni in Spagna, ho letto dichiarazioni di Val­verde e Rodriguez che dicevano che temevano Basso perché era quello che pedalava meglio in salita. Non dico che avrei vinto la Vuelta, ma sono convinto che sul podio o al massimo nei cinque sarei arrivato. Purtroppo in questo caso non è stata la sa­lita a mettermi in ginocchio, ma la discesa. Una lunga discesa da brividi: in tutti i sensi».

Quando ti sei reso conto di quanto era successo?
«Qualche minuto dopo essere salito in ammiraglia. Con il riscaldamento sparato a manetta. Ad un certo punto ho preso coscienza di dove fossi finito. Fino a quel momento ero rimasto in sta­to confusionale totale, mi hanno raccontato che farfugliavo parole incomprensibili. Se fosse stato per me, sarei an­che ripartito, ma Mario si è opposto con de­cisione, e credo che abbia fatto la co­sa più giusta: gliene sarò sempre grato. Poi sono arrivato in albergo, mi han­no accompagnato in camera  e mi hanno avvolto tra le coperte di lana. Mi so­­no messo sotto al calduccio e ho dormito tre ore. Solo quando la temperatura è tornata nella norma, ho fatto una doccia calda. Do­po aver patito il freddo così tanto, non è as­solu­ta­mente raccomandabile fare su­­bi­to una doccia cal­da, perché i piedi e le mani si gonfiano tantissimo. E fanno anche tanto male».

Quanti giorni sei stato a riposo?
«Due. Il 10 settembre sono tornato in sella e ho fatto un bel giretto dalle mie parti. Ora l’obiettivo è chiudere al me­glio una stagione che per me è stata semplicemente maledetta. Prima contraddistinta da un grosso ascesso perineale che mi ha fatto saltare il Giro e, adesso, questa crisi di ipotermia che in un sol colpo mi ha privato di un buon risultato al Giro di Spagna e della ma­glia azzurra per Firenze. Ad ogni modo io non sono uno che si arrende tanto facilmente. E non ho intenzione di chiudere così la mia carriera. Ho ancora un anno di contratto, e voglio onorare la mia maglia il meglio possibile. Mi sento bene e ho la testa giusta per continuare anche dopo il 2014. I valori che avevo durante al Vuelta erano ottimi: peso 68 chili, watt 430. Anche se questi numeri vanno interpretati e il valore assoluto va collocato. La mia caratteristica è che i valori che ho nella prima settimana li ho anche nella terza: è questo che fa la differenza. Significa che ho un fisico ancora integro. Che il mio recupero è buono e posso ancora dire la mia».

Tanto è vero che sono in tanti a farti la corte: Nibali su tutti.
«La cosa non può che farmi piacere. In que­sto mo­do vie­ne riconosciuto il mio lavoro, la mia esperienza e la mia serietà. Pe­rò è anche vero che, co­me ho sempre detto, io ho un do­­vere di riconoscenza verso la Cannondale di Paolo Zani. Ho un dovere di riconoscenza con tutto il gruppo di Ro­berto Amadio. Ho un dovere di riconoscenza con lo staff della Cannondale: questa è la mia famiglia. E oggi sono riconoscente anche a Mario Scirea che ha avuto l’intelligenza e la forza di fermare Ivan. Cosa che io non avrei mai fatto. Anche perché non c’ero…».

di Pier Augusto Stagi, da tuttoBICI di ottobre
Copyright © TBW
COMMENTI
incredibile
1 novembre 2013 20:46 rufus
Incredibile,semplicemente incredibile; di strane reazioni del corpo umano a repentini sbalzi termici avevo sentito parlare da amici alpinisti, ma non immaginavo cose del genere. Ha veramente ragione Ivan: grazie a Mario Scirea!

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
L'anno scorso l'avventura malese di Matteo Malucelli era finita del modo peggiore possibile, il ritiro a causa di una caduta nella sesta tappa e l'obbligo di dire addio alla maglia della classifica generale che era praticamente in tasca. Nemmeno questa...


Qualche giorno fa Matteo Malucelli ce lo aveva detto, ci avrebbe riprovato di nuovo ed è stato di parola. Dopo due vittorie di tappa e un secondo posto il corridore del team XDS Astana si è preso la frazione conclusiva...


Filippo Ganna ha lavorato sodo negli ultimi giorni a Montichiari, l'obiettivo dei mondiali su pista di Shanghai si avvicina a grandi passi. Domani sarà al via della Coppa Bernocchi, ultima gara su strada della sua stagione ma che potrebbe anche...


Il gran finale delle prove in linea dei Campionati Europei di Lubiana, in Slovenia, è affidato come da tradizione alla categoria Elite uomini, chiamata a chiudere la rassegna continentale con la gara più attesa del programma su strada. per seguire...


Ora ci siamo davvero, è finalmente tempo della Coppa Agostoni-Giro delle Brianze 2026. Le 22 squadre partecipanti (9 WorldTour, 7 Professional e 6 Continental) hanno ormai sciolto tutte le riserve riguardo i corridori che domani, domenica 4 ottobre, porteranno a...


Penultimo appuntamento con le prove in linea ai Campionati Europei di Lubiana, in Slovenia. A salire sul palcoscenico continentale saranno le donne della categoria juniores, chiamate ad assegnare una delle maglie più prestigiose della rassegna europea. per seguire in diretta...


Il dato essenziale, importante e qualificante, della carta d’identità di un veterano, ultra-veterano, nome che ricorre nel presente del ciclismo italiano come quello di Giuseppe Pagani. Alla voce nato a…. appare Legnano il giorno 8 settembre 1930. Agevole e facile...


I grandi nomi della Coppa Bernocchi non parlano solo straniero. Dopo l’annuncio dell’australiano Michael Matthews, fresco dell’argento mondiale nella prova in linea di Montréal, la classica legnanese cala una seconda carta pesantissima, questa volta tutta italiana. Il 5 ottobre, alla...


Mapei è stata inserita per il secondo anno consecutivo nella classifica World's Best Employers 2026 pubblicata da Forbes in collaborazione con Statista. Il ranking include 900 aziende selezionate tra organizzazioni con oltre 1.000 dipendenti e una presenza internazionale. L'indagine ha...


Non ha corso, ma è stato grande protagonista al fianco dei corridori sulle strade del Giro dell'Emilia femminile e maschile. Non ha corso perché il suo compito è quello di aiutare gli atleti e tutti noi a stare meglio grazie...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra