Giorgia Bronzini e una pazza idea da ct

DONNE | 17/10/2013 | 08:13
La matta. Così veniva chiamata Alfonsina Strada, la prima e unica donna nella storia del ciclismo ad aver disputato il Giro d’Italia con gli uomini. Correva l’anno 1924 e una femmina in bicicletta era considerata uno scandalo.
La maga. Così chiamano Giorgia Bron­zi­ni, bicampionessa del mondo a Gee­long 2010 e Copenhagen 2011, che po­trebbe essere la prima CT donna della storia a pedali. Matta anche lei a candidarsi per un ruolo da sempre esclusivamente ricoperto da uomini? Forse un po’ - «senza un pizzico di follia non ho mai visto eccellere nessuno, in nessun campo! - ma non del tutto e si fa presto a spiegare il perchè.
Giorgia è una ragazza che va dritta al punto e ha le idee chiare, svelta in bici quanto di testa, capace di presentarsi al via di una tappa del Giro Rosa con una pistola d’acqua e scherzare con le compagne quanto di impallinarle seriamente in gara, soprattutto se in maglia az­zurra. Nel suo palmarès ci sono maglie e medaglie di ogni tipo. La sua, quindi, non è una pazza idea, ma un’ambiziosa quanto comprensibile aspirazione per una donna vincente che ha da poco compiuto i trent’anni e inizia a pensare a cosa farà “da grande”.
Riavvolgiamo il nastro della sua carriera. Giorgia ha iniziato a pedalare per gioco, dopo aver visto una gara di giovanissimi vicino a casa ed essere rimasta affascinata dalle bici da corsa. In sella a una Raimondi rossa, con le gabbiette e il cambio sul telaio, alla sua prima garetta ha chiuso penultima coi maschi, precedendo però l’unica altra ragazzina in gara. Da bambina amava lo sci e impazziva per la Compagnoni, si è dilettata con la ginnastica artistica ma non ha mai mollato la bici, che ha ben presto capito essere la sua vocazione. È diventata una donna «solare, di­sordinata e testarda, che ama cucinare, va pazza per il vino bianco frizzante, per i tortelli e la coppa piacentina». Quella che continuerà ad andare in giro sulla jeep CRV, che ha comprato dopo il primo successo iridato, che vivrà nel suo appartamento di sempre, legata alla sua terra, alla sua famiglia e ai suoi amici. «La Giorgia è sempre la Giorgia» ma le stagioni passano (nel 2008 si arruola nel Corpo Forestale del­lo Stato, ndr) e le vittorie si susseguono. Quest’anno ha ritrovato il successo e la voglia di divertirsi pedalando, tra la vittoria di tappa al Giro Rosa (l’ultimo successo di un’italiana risaliva al 2009, ndr) e l’incredibile filotto alla Route de France con sei volate vincenti di fila su sette giornate di gara. Qualcosa di mai visto.
«Ho sentito girare qualche voce del tipo “la Bronzini ormai è in fase calante, è il momento delle giovani...”. E, sai com’è, quando mi punzecchiano vado ancora più forte».
Ecco, per chi non sa com’è, in vista dei prossimi mon­diali mettiamo alla prova Gior­gia Bronzini, aspirante CT. Durante quest’estate hai raccolto una vittoria dietro l’altra, non male no?
«Non mi aspettavo una stagione così brillante, ma ben ven­ga! Ho ritrovato la tranquillità che avevo un po’ per­so negli ultimi anni, il passaggio in una squadra straniera è stato come per un bambino ricevere un giocattolo nuovo. Non voglio denigrare i team di casa nostra, ma avevo proprio bisogno di intraprendere una nuova avventura. Grazie alla Wiggle Honda ho ri­trovato l’eccitazione per il mio lavoro, ora pe­da­lare è ritornato ad essere anche un divertimento. Per questo voglio rinnovare il mio contratto con questa squadra (di cui team manager, curiosamente, è un’atleta ancora in attività, Ro­chel­le Gilmore, e tra i cui sponsor figura anche la fondazione di Bradley Wig­gins, ndr). Qui ho la possibilità di confrontarmi con tante ragazze di talento come le campionesse olimpiche su pi­sta inglesi che si sono messe alla prova su strada con un entusiasmo che mi sprona a far bene e a dar loro il buon esempio. Essere un punto di riferimento per le giovani mi lusinga e mi piace, spero che il mio futuro abbia a che fare con l’insegnamento e il ciclismo. Insomma aria nuo­va, altro spirito e risultati evidenti. Non posso che essere felice».
Quali sono gli ingredienti fondamentali per vestire l’iride?
«Tanta testa, concentrazione, ovviamente gambe, ma soprattutto cuore».
Parlando più in generale, come sta a tuo avviso il ciclismo femminile? Stan­no nascendo gruppi e mo­vimenti che richiedono una maggiore parità tra i sessi.
«Sì, durante il Tour de France Emma Pooley e tante altre atlete come me han­no firmato una petizione per riportare in vita il Tour de France femminile. È solo un esempio, ma qualcosa sta cambiando. Il solo fatto di parlare dei problemi e del­le esigenze del nostro movimento e di fare concretamente qualcosa insieme tra noi ragazze è un passo avanti rispetto al passato. So che l’UCI si sta adoperando per promuovere alcune gare per noi in parallelo a quelle ma­schili, ho sentito dire che oltre al Tour of Qatar che si svolge qualche giorno prima di quello degli uomini, potremmo gareggiare co­me loro in Oman e forse in Australia al Tour Down Under e a San Luis in Ar­gen­tina. Penso sia un’ottima idea e nu­tro sempre la speranza che anche in Italia si possa incentivare un’operazione di questo tipo. Pensate che il mese scorso in Belgio in 15 giorni sono andate in scena 10 gare per Donne Elite. Anche il no­stro paese, che ha scritto la storia del ciclismo, dovrebbe fare la sua parte. Ci sono, per dare uno spunto, tanti circuiti infrasettimanali riservati ai dilettanti: perché un’ora prima della corsa non si mette in piedi un criterium al femminile? Con una spesa minima sia noi che gli organizzatori potremmo avere maggiore visibilità e pubblicità. Per promuovere lo sport in rosa basterebbe poco, le idee a noi ragazze non mancano, sarebbe bello che qualcuna potesse concretizzarsi. A questo proposito col­go l’occasione per ringraziare ancora una volta Giuseppe Rivolta che ha salvato il nostro Giro d’Italia, aiutandoci in questa impresa».
Anche perché ogni stagione l’Italia scopre  giovani emergenti, che ci regalano medaglie prestigiose dalla pista alla mtb.
«Sì, speriamo che questi titoli servano a qualcosa, non solo a far spendere sul momento delle belle parole per la ra­gazza di turno che fa l’impresa. Intendo dire che i talenti non ci mancano, ma che, per come è organizzato il ciclismo giovanile e femminile in particolare, molti li perdiamo per strada. Abbiamo tanti piccoli team che fanno fatica a correre per motivi economici, se ci limitassimo ad avere tre-quattro formazioni meglio organizzate e con un’attività più ampia ne gioverebbe tutto il movimento. Penso a ragazze che nelle categorie minori vincono tanto, ma pagano molto il passaggio tra le Élite, se non sono ap­poggiate da un team che le supporta al meglio».
È vero che in futuro ti piacerebbe diventare commissario tecnico?
«Sì, eccome. Devo ammettere che da un po’ di tempo mi frulla in testa questa idea. Mi piacerebbe, appesa la bici al chiodo, mettere a disposizione la mia esperienza e le capacità maturate correndo in pista e su strada. Sono qui, qualcosa di ciclismo ho dimostrato di capirne, perché non po­trei essere utile al mio mondo? Io amo questo ambiente, ci vivo dentro da una vita, quando sarà il momento accetterò di scendere dalla bici ma farei davvero fatica a fare qualcosa che non c’entri nulla con il ciclismo».
Alcune tue coetanee hanno dichiarato che a breve metteranno il punto alla loro carriera, altre lo hanno già fatto diventando mamme. Tu per quanto pensi potrai ancora essere competitiva?
«Prima dell’esperienza all’estero ti avrei risposto che avrei smesso a breve, ora come vi ho detto si è riaccesa la fiamma, riassaporare la vittoria con più frequenza mi fa dire che per almeno un altro anno mi vedrete in azione. Per la stagione successiva, molto dipenderà dal programma olimpico della pista a Rio 2016. In questi anni mi sono tolta parecchie soddisfazioni, ma ho ancora un sogno da realizzare: conquistare i cinque cerchi. Mi piacerebbe poter lottare per la me­daglia d’oro nella corsa a punti (specialità di cui è stata campionessa del mondo nel 2009, ndr). Se la reinserissero nel programma olimpico come prova singola sarebbe perfetto, se no vedremo... In azzurro qualcosina ho portato a casa (con il bis mondiale ha eguagliato quanto, tra gli italiani, è riuscito soltanto a Gianni Bugno nel 1991-92 e Paolo Bettini nel 2006-07, ndr) e alle spalle ho parecchia esperienza. Mal che vada la FCI un incarico per me potrebbe trovarlo, che ne dite?».

di Giulia De Maio, da tuttoBICI di settembre
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COMMENTI
Piano Piano
17 ottobre 2013 11:15 gioconda
Non facciamo gli stessi errori , quando si scende dalla bici non è che si possa subito fare i CT , ma insomma , vediamo le difficoltà di Bettini , poi sinceramente non basta vincere , serve carisma, personalità , auguriamolo alla Bronzini , ma andrei piano piano .

Non mi sembra bello
17 ottobre 2013 13:12 venetacyclismo
Anche nel rispetto del CT attuale e suo grande estimatore , non so chi riuscirà sostituirlo , vedremo , ma non mi piace troppo questa soluzione.

Meglio se corri
17 ottobre 2013 18:54 fieracicly
Cara Giorgia , noi ti vogliamo vedere correre, lascia perdere , questo ruolo non è facile, scusata non per essere maschilista , ma una donna in questo ruolo proprio non la vedo , poi donne con donne ci insegnano che è una miscela esplosiva.

Spero sia uno scherzooo
18 ottobre 2013 11:06 exciclistarosa
Ma per favore !!!!! non scherziamo con questi ruoli , già stiamo facendo ridere il Mondo , un medaglia di bronzo come l'Albania a Firenze.

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